Netflix ha da pochi giorni aggiornato il suo immenso catalogo con un docu-film che non è passato inosservato ai malati di sneakers della penisola: “Sneakerheadz”. Il documentario affronta molti temi tutti aventi come elemento principale una cosa sola, le sneakers, partendo dal principio dalle prime “Cons” e Adidas sino ad arrivare ai giorni nostri, dove il mercato saturo rappresentato dalle migliaia di release che ogni brand rilascia ogni anno fa da padrone.

È molto interessante, perchè tocca temi importanti di questo mondo che molti di noi appassionati viviamo ogni giorno, si parla degli albori delle sneakers dove la scelta era poca, dove non c’era internet e dove quindi se eri realmente interessato ad una release dovevi spostarti di città in città, conoscendo nuove persone durante il viaggio e facendoti una vera e propria cultura una volta entrato in questi “templi” delle scarpe. Tutto questo è raccontato attraverso interviste fatte a persone che veramente conoscono questo mondo e che ci vivono giorno dopo giorno o che magari lo hanno reso migliore, come ad esempio Jeff Staple (fondatore di Staple Pigeon), Hommyo (proprietario di Atmos a.k.a. il primo store ad aver realizzato una collaborazione sulle Nike Air Max 1), oppure personaggi che hanno collaborato con i vari brand nonchè collezionisti come Frank The Butcher, Vashtie e Dj Klark Kent.

Ma non è tutto rose e fiori, perchè le sneakers sono diventate una vera e propria malattia, malattia che porta gente ad impazzire fino a prendere una pistola e sparare ad un’altra persona solamente per rubarle quel paio di Jordan che aveva appena preso. Ci sono dei pro e dei contro in questo mondo, proprio come ogni cosa: se da un lato crea dolore dall’altro diffonde gioia, stiamo parlando del progetto Doernbecher (ospedale per bambini situato nell’Oregon) che dà la possibilità ai suoi piccoli pazienti di disegnare le proprie sneakers scegliendo colori e materiali, con il ricavato della vendita utilizzato per la ricerca di cure contro le malattie come il cancro.

Detto questo non voglio dilungarmi troppo (anche se ormai), dico solo che secondo me questo docu-film merita di essere visto e rivisto, rappresentando un must-see per chi in testa ha solo sneakers.


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