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Sotheby’s e i “new collectibles”: sneakers e streetwear all’asta come arte e design

Articolo di

Marco Rizzi
Foto su concessione di Sotheby’s

Per gli appassionati del genere, le case d’asta, soprattutto quelle rinomate e note, con secoli di storia alle loro spalle, sono luoghi con un’atmosfera unica, con una ritualità molto particolare in cui le rapide accelerazioni nella parlata cantilenata dei banditori scandiscono transazioni milionarie e ogni colpo di martello può in qualche modo contribuire alla scrittura di nuove pagine della storia dell’arte.

Tutti questi elementi hanno fatto sì che nell’immaginario comune quello delle aste fosse un mondo distante, un ambiente formale ed elitario aperto esclusivamente a coloro che dispongono di portafogli infiniti, buon gusto o un ottimo istinto per gli investimenti. È proprio in questo contesto, però, che da qualche anno hanno fatto il loro ingresso anche le sneakers: non certo scarpe qualunque ma pezzi unici e rarità, prototipi o game-worn legati a star dello sport e momenti iconici.

A cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 anche tra i collezionisti di sneakers si è cominciato a parlare di aste, di lotti e di prezzi di riserva: nel giro di pochi mesi il record per il prezzo più alto mai speso all’asta per una calzatura sportiva è stato battuto ripetutamente. L’apparentemente improvviso interesse delle case d’asta per le sneakers ha fatto molto discutere, tra prezzi esorbitanti e discorsi di etica e morale riguardo modelli che avrebbero trovato giusta casa in un museo. Per molti appassionati si trattava di una vera rivoluzione in un ambiente che aveva nel rapporto di amore e odio con eBay l’unico punto di contatto con aste e rilanci, ma i nuovi record si sarebbero presto rivelati soltanto l’inizio di un trend che dura ancora oggi, tra prezzi in costante crescita e attenzione mediatica.

Foto su concessione di Sotheby’s

Di tutto questo (e molto altro) abbiamo parlato con Brahm Wachter, Head of Streetwear and Modern Collectibles per Sotheby’s. Nel suo ruolo Brahm ha contribuito all’introduzione di nuove categorie di prodotto nel catalogo di una delle più importanti e rinomate case d’asta al mondo con quasi trecento anni di storia alle spalle, ponendo il focus sull’importanza culturale e artistica di streetwear e sneakers, ma anche memorabilia sportivi e nuovi articoli da collezione.

Se negli ultimi anni avete visto battere all’asta a cifre incredibili le Air Jordan 11 calzate da Michael Jordan durante le riprese di “Space Jam” o il primo prototipo delle Nike Air Yeezy, la collezione completa di tutti i deck prodotti da Supreme o la maglia indossata da Diego Maradona nella partita della “Mano de Dios”, il merito è di Brahm e del suo team.

Foto su concessione di Sotheby’s

Per prima cosa ti chiederei di aiutarmi a ripercorrere brevemente la tua carriera da Sotheby’s. Ho studiato un po’ e ho appreso che prima di arrivare alle sneakers e ai “modern collectibles” hai lavorato ad aste in diversi contesti, tra cui l’arte classica.

Sono entrato a far parte di Sotheby’s nel 2019 come Director of eCommerce Development nel dipartimento Luxury Accessories & Collectables a New York. In quel ruolo ho ideato alcune aste che puntavano a sviluppare nuove categorie e raggiungere un nuovo pubblico, come Fabrizio Moretti x Fabrizio Moretti | In passing, una mostra interattiva concepita da Fab Moretti della rock band The Strokes, curata dal noto gallerista specializzato in arte classica Fabrizio Moretti. Nel maggio 2020 abbiamo proposto uno speciale lotto singolo con asta esclusivamente online: un paio di Air Jordan 1 del 1985 indossate e autografate da Michael Jordan, che fissarono l’allora record per la sneaker più costosa mai venduta all’asta a 560.000 dollari. Il risultato parlava del collezionismo di sneakers come un mercato globale in crescita, con il 70% delle offerte da nuovi clienti di Sotheby’s e richieste provenienti da quattro continenti. A partire da quell’asta abbiamo iniziato seriamente la nostra espansione nell’ambito delle sneakers e dei memorabilia sportivi.

Hai mai avuto interesse per le sneakers o, più in generale, sei mai venuto a contatto con la sneaker culture prima di dovertene occupare a livello lavorativo?

Sono stato uno sneakerhead ben più a lungo di quanto la gente possa immaginare. Ho realizzato un po’ di custom durante gli anni del college – acquistavo delle Air Force 1 tutte bianche, le pulivo con l’acetone e poi le ridipingevo. Mi sono anche candidato per il mio MBA (Master in Business Administration, ndr) alla New York University realizzando alcune paia di Air Force 1 custom e tutto il mio colloquio di ammissione era basato sulle sneakers. Il mio ruolo in Sotheby’s mi permette di restare a contatto con la mia passione tutti i giorni.

Studiando il tuo lavoro ho scoperto che ti viene attribuita grande responsabilità per l’apertura di Sotheby’s nei confronti dei “modern collectibles”, un’ampia categoria che comprende non solo sneakers ma anche streetwear e altri elementi della street culture come toys, artwork e così via.

Qual è stato il momento in cui hai capito che le sale di una rinomata casa d’aste fossero il posto giusto per sneakers e streetwear?

Vedo i “modern collectibles” come la convergenza di tutte quelle categorie che sono ora diventate culturalmente importanti per le generazioni più giovani. Dalle sneakers ai memorabilia sportivi, skateboard, carte collezionabili e così via, si è creato un nuovo modo di comunicare con il pubblico.

Durante lo sviluppo della nuova categoria ho realizzato come questi oggetti fossero diventati ben più della semplice somma delle loro parti, erano infatti diventati elementi di un movimento culturale più ampio e, presi singolarmente, ognuno di essi poteva essere visto come una forma d’arte.

Dall’esterno siamo abituati a pensare a istituzioni quali Sotheby’s come ambienti estremamente formali, che con le loro aste hanno contribuito a scrivere la storia dell’arte, del design e della Pop Culture. C’è mai stata resistenza nei confronti dei “modern collectibles” o sono stati accolti da subito come un’opportunità per entrare in contatto con un nuovo tipo di pubblico?

Penserai che ci sia stato una sorta di shock culturale all’interno di Sotheby’s quando abbiamo presentato queste nuove categorie, ma posso confermare che ha solo gettato benzina sul fuoco, come si suol dire. Le aste si sono dimostrate un ottimo modo per entrare in contatto con una nuova generazione di collezionisti, continuando a servire i nostri clienti più consolidati mentre esplorano nuove categorie di loro interesse. Abbiamo assistito a un’enorme crescita, così come all’arrivo di un pubblico completamente nuovo per Sotheby’s. Anche alcuni dei nostri collezionisti di arte contemporanea o di grandi maestri si sono avventurati tra i diversi nuovi settori e stanno ora facendo offerte anche su lotti nelle aste di sneakers e “modern collectibles”.

Foto su concessione di Sotheby’s

Ribaltando completamente il punto di vista, ammetto che per qualcuno che la vede dall’esterno la sneaker culture possa sembrare un ambiente spigoloso, fatto di dogmi e regole non scritte proprie di tutte le sottoculture. Pensi che ci sia stata resistenza da parte di collezionisti, appassionati e old heads? Per molti le sneakers non dovrebbero essere un’opportunità d’investimento e il loro posto non è una cassetta di sicurezza, ma sembra che negli ultimi anni la posizione di molti sia cambiata.

Nonostante i prezzi si siano chiaramente alzati, molte delle sneakers che abbiamo venduto continuano a essere indossate invece che conservate in attesa che aumentino di valore. Penso che questo aspetto dica qualcosa riguardo al design, alla funzionalità, all’amore per l’oggetto in questione all’interno del nostro gruppo di collezionisti. Anche se il valore è alto questo non significa che le scarpe non siano usate per il loro scopo originale: andare in giro!

Anche quando non vengono indossate, queste sneakers sono molto più di una semplice opportunità d’investimento, sono oggetti di design unici che possono essere apprezzati come una forma d’arte.

Sempre concentrandoci sulle sneakers, qual è il processo con cui ideate e sviluppate le vostre aste?

Prima di ogni altra cosa il nostro modo di ragionare è basato sulla celebrazione della sneaker culture e in quale modo possiamo collegarci a ciò che sta succedendo all’interno della scena. Per esempio, quest’anno cade il quarantesimo anniversario della Nike Air Force 1, così come il ventesimo anniversario del lancio della linea Nike SB. Abbiamo voluto celebrare questi due momenti organizzando un’asta per entrambe le occasioni, una a New York e una a Hong Kong. Entrambe le vendite sono state di enorme successo. Mentre i pezzi disponibili erano eccezionali anche presi singolarmente, credo che le persone abbiano risposto positivamente anche per la celebrazione che abbiamo voluto riservare a questi due iconici modelli.

Come accennavo prima, quello delle sneakers è un ambiente complesso in cui ogni elemento può fare la differenza, immagino quindi che nelle varie fasi di sourcing e autenticazione abbiate avuto occasione di entrare in contatto e lavorare con collezionisti e figure di spicco della sneaker culture. Com’è andata? Immagino sia un po’ diverso dal frequentare atelier e importanti gallerie d’arte…

In generale, il mondo delle sneakers si muove a un ritmo molto più veloce rispetto a quello delle belle arti. In quell’ambito i nostri specialisti possono cominciare a raccogliere i pezzi per un’asta con diversi mesi d’anticipo, mentre quando si tratta di sneakers nessuno vuole legarsi a un determinato catalogo per tutto quel tempo. Normalmente mettiamo insieme le nostre vendite nel giro di un paio di settimane. In queste situazioni il nostro team dev’essere incredibilmente agile, e noi lo siamo!

Nei casi di pezzi unici come PE o sample in cui il processo di autenticazione tradizionale è spesso impraticabile, come si procede? Quanto pesa la provenienza in queste situazioni?

L’autenticazione delle sneakers include diverse variabili. La provenienza può risultare importante, così come dettagli della costruzione o altri “segnali” per altre parti della scarpa. A volte ci mettiamo in contatto con le persone che hanno di fatto ideato, disegnato o realizzato il modello per porre alcune domande. Quando abbiamo venduto il sample della Nike Air Yeezy 1 “Grammy Worn” di Kanye West per 1.8 milioni di dollari abbiamo utilizzato il photo-matching per individuare tratti distintivi unici (segni, graffi, pieghe, difetti nel controllo qualità e così via) per poter dimostrare che il paio in vendita fosse proprio quello indossato da Kanye quella notte. Il processo ha richiesto molto tempo, ma ovviamente ne è valsa la pena.

Foto su concessione di Sotheby’s

Qual è invece il vostro rapporto con le aziende sotto questo punto di vista? C’è scambio d’informazioni o c’è chiusura nei confronti del mercato secondario?

Anche se siamo concentrati principalmente sul mercato secondario, abbiamo lavorato anche a stretto contatto con le aziende per release speciali sul mercato primario, come nel caso dell’asta per le Louis Vuitton x Nike Air Force 1 di Virgil Abloh all’inizio di quest’anno. Abbiamo stabilito rapporti con alcuni dei brand chiave nel settore ed esploreremo altre possibilità del genere in futuro.

L’introduzione dei “modern collectibles” tra gli articoli trattati da Sotheby’s ha portato anche a un diverso utilizzo dei social media per la comunicazione. Quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato nell’introdurre Sotheby’s a un pubblico completamente nuovo?

Le aste si sono rivelate un ottimo metodo per entrare in contatto con i giovani collezionisti e introdurli alla nuova categoria è stato molto semplice, soprattutto sfruttando sia le nostre pagine online, sia i nostri social media. Attraverso questi canali comunichiamo con gli appassionati, annunciamo e raccontiamo le prossime vendite. Ora abbiamo anche un profilo Instagram dedicato che, ovviamente, ha un vasto seguito di sneakerheads che vogliono restare aggiornati, seguire le aste e i drop, addirittura acquistare i lotti tramite messaggio privato. Abbiamo attivato il nuovo profilo circa un mese fa.

Prima di concludere vorrei parlare della vostra collaborazione con Louis Vuitton, in occasione del lancio della prima colorway della Nike Air Force 1 concepita per la maison da Virgil Abloh. Fin dalla sfilata parigina in cui sono apparse per la prima volta, le Louis Vuitton x Nike Air Force 1 hanno fatto molto discutere e la prematura scomparsa di Abloh ha contribuito a puntare i riflettori sulla loro release. Alla chiusura dell’asta le duecento paia disponibili hanno raggiunto prezzi a sei cifre, per un totale di 25,3 milioni di dollari destinati al Virgil Abloh “Post-Modern” Scholarship Fund. Com’è nata l’idea di battere all’asta la prima colorway e quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato nel gestire un così ampio interesse?

L’aria era elettrica nel momento in cui si è aperta l’asta. Soltanto nel primo giorno di offerta abbiamo battuto il record per il maggior numero di offerte ricevute nell’opening day di una vendita online. Non avevamo mai visto nulla del genere. Sotheby’s e Louis Vuitton avevano già lavorato insieme nell’ambito sneakers. Lo scorso anno abbiamo venduto alcuni sample della Louis Vuitton Trainer a beneficio di (RED). Virgil Abloh firmò le scarpe prima dell’asta e le paia disponibili raccolsero oltre quarantamila dollari per (RED). Prima della sua scomparsa, lo scorso novembre Virgil era coinvolto nelle fasi organizzative iniziali dell’asta per le AF-1 e di tutti gli eventi collaterali. L’asta ha avuto un enorme successo e abbiamo continuato a notare un’attenzione e una richiesta senza precedenti attorno alla vendita con grande partecipazione internazionale: abbiamo ricevuto oltre diecimila offerte totali, circa metà delle quali provenienti dall’Asia. Eravamo contenti di vedere così tanti clienti alla prima offerta o al primo acquisto, così come di poter accogliere tanti appassionati nelle nostre gallerie mentre le scarpe erano visibili al pubblico durante la mostra che abbiamo allestito a New York.

Per chiudere ho tenuto forse la domanda più complessa. Nel corso degli ultimi anni tra le tue mani sono passati numerose Player Exclusives, Game Worn, prototipi ideati per Michael Jordan e Kanye West. Se provassi a mettermi nei tuoi panni per me sarebbe impossibile rispondere, ma qual è stato il paio che ti ha tolto il respiro e fatto pensare di essere realmente di fronte a qualcosa di unico e inestimabile?

Le Air Force 1 in collaborazione tra Louis Vuitton e Nike concepite da Virgil Abloh, con la Pilot Case arancione, sono semplicemente fantastiche. Virgil ha fatto da ponte tra Nike e Louis Vuitton come solo lui poteva fare, in modo unico. Il design è grandioso, centra alla perfezione il suo obiettivo ed è assolutamente perfetto. È stato un onore essere coinvolto in questo progetto.

Foto su concessione di Sotheby’s