Stadi di proprietà: i nuovi progetti per San Siro e la situazione in Italia e all’estero

Articolo di

Marco Grassi

In questi giorni sono stati presentati i due progetti finalisti per lo stadio di San Siro. Il primo, “La Cattedrale“, firmato dall’importante studio di architettura Populous, quello di Wembley e del Nuovo White Hart Lane. Il secondo, invece, “Gli Anelli di Milano“, progettato dallo studio Sportium e Manica Architecture, con l’obiettivo di comunicare la storia che lega i due club milanesi che condividono da tempo immemore il medesimo stadio.

Il tema degli stadi di proprietà è considerato la pietra miliare del giornalismo sportivo, specie ora che il futuro dello storico San Siro è arrivato a un bivio. Prendere una posizione su quale sia la scelta giusta è difficile e come sempre la risposta migliore è una: dipende.

Come sappiamo, gli impianti all’interno del territorio italiano necessiterebbero di una rivisitazione. Un restauro che non avviene dalle Notti Magiche di Italia 90, in cui gli stadi comunali facevano da cornice perfetta a una squadra e a una nazione in totale ascesa. Oggi purtroppo la situazione è ben diversa: gli stadi che allora erano avanguardisti per i tempi, ora sono considerati obsoleti se guardiamo fuori dai confini nazionali.

Quali sono gli stadi di proprietà in Italia?

In Italia, attualmente, gli stadi di proprietà sono cinque. Tra questi ci sono progetti virtuosi e ben riusciti, ma anche stadi che forse non erano sicuramente una delle prime necessità nell’agenda del club.

Il più conosciuto e anche uno dei progetti che possiamo considerare tra i ben riusciti è l’Allianz Stadium di Torino.

Lo stadio della Juventus, sotto la presidenza di Andrea Agnelli, è stato inaugurato nel 2011. Quello della società bianconera è forse l’esempio che rende fiduciosi chi è a favore degli stadi di proprietà. Infatti, anche attraverso lo stadio, la Juventus è riuscita a imporsi in maniera netta sul campionato italiano. Il fattore stadio ha permesso sicuramente maggior calore da parte del pubblico rispetto a un ormai antiquato Delle Alpi, ricavando in quasi 9 anni poco più di 800 milioni di euro.

Questa nuova voce all’interno del bilancio ha permesso alla società, oltre alle plusvalenze, una maggiore competitività anche durante le sessioni di mercato, portando anche a un aumento di immagine della società.

Bisogna però analizzare gli aspetti negativi. Sicuramente il numero di posti a sedere è la nota negativa di questo progetto. Difatti lo stadio può ospitarne 41.500. Un numero che permette alla società di aumentare il prezzo del biglietto in rapporto alla elevata domanda, escludendo una gran fetta di tifosi.

Gli altri quattro stadi di proprietà sul nostro territorio sono poi la Dacia Arena (Udinese), Il Mapei Stadium di Reggio Emilia (Sassuolo), l’Atleti Azzurri d’Italia (Bergamo) e infine il Benito Stirpe (Frosinone).

Lo stadio Benito Stirpe di Frosinone

Proprio su quest’ultimo è giusto soffermarsi. Se gli altri elencati in precedenza sono di squadre che appartengono al campionato di Serie A e soprattutto appartenenti a grandi città, questo discorso non si può fare per il Frosinone.

Il Benito Stirpe si è classificato nella lista del sito Stadium DB dei ventisette stadi più belli nel 2017. Infatti, l’impianto inaugurato proprio in quell’anno, rimasto incompiuto per oltre quarant’anni, è uno dei palcoscenici del calcio più belli in Italia.

Il problema risiede in un concetto di necessità e soprattutto di pubblico. In altri paesi la fede calcistica per un club è qualcosa di religioso: la media di pubblico pagante negli stadi di Germania e Inghilterra è di circa 45.000 persone a partita. In Italia siamo fermi a 23.500 persone. Il significato dietro a questa media sta nel fatto che spesso non basta costruire uno stadio moderno e avanguardistico per portare il pubblico a seguire la partita, la soluzione è più profonda e ha radici economiche che riguardano la salute del paese.

Proprio per questo, nazioni come Germania e Inghilterra, con un’economia più florida di quella italiana, possiedono ventisei stadi di proprietà su trentotto totali, secondo uno studio svolto nel 2016. Una cifra irraggiungibile per i nostri standard.

Alcuni dei più significativi stadi di proprietà all’estero

È difficile selezionare solo alcuni dei progetti più virtuosi tra Germania e Inghilterra. Tra questi troviamo Old Trafford, il teatro dei sogni è uno dei monumenti del calcio inglese ed europeo. Oltre alla sua capienza di 76.200 posti, lo stadio è uno dei più antichi in circolazione, inaugurato nel 1910 e poi ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Un altro monumento calcistico eletto dal Times come lo stadio più bello del mondo è il Signal Iduna Park e suoi 80 mila posti. La casa del Borussia Dortmund, ex Westfalenstadion, cedette nel 2005 i diritti di denominazione dello stadio alla compagnia assicurativa Iduna Park per evitare il fallimento del club.

L’Iduna Park evidenzia l’importanza del naming rights. Infatti uno dei più grandi ritorni economici quando si possiede uno stadio di proprietà è proprio il diritto sui nomi. Molti brand sono disposti a firmare anche per trent’anni accordi con cifre astronomiche per depositare il proprio nome sullo stadio.

L’elemento chiave che rende questo stadio uno dei più belli in cui giocare è la Sudtribune, la gradinata più grande d’Europa con i suoi 24 mila posti a sedere. Titolo che in precedenza apparteneva ad Anfield con i suoi 28mila posti, poi ridotti per la questione hooligans.

L’ultimo, ma non per importanza, è il New White Hart Lane, la casa del Tottenham Hotspurs. Il nuovo stadio inaugurato nel 2019 è quello più costoso nella storia del calcio. I costi dell’intero progetto sono di circa 1 miliardo di sterline ed è il terzo stadio più grande d’Inghilterra dopo Wembley e Twickenham. La casa degli Spurs è sicuramente improntata sul concetto di fornire un’esperienza a tutto tondo. Basti pensare che al suo interno è presente una discoteca e il famoso “Goal Line Bar” che possiede il bancone più lungo d’Europa e serve 10 mila litri di birra al minuto.

Dalla sua apertura, lo stadio ricava durante ogni match quasi un milione di sterline, un record lontano anni luce dagli stadi italiani.

Ad oggi, i progetti che forse potranno ridurre le distanze con questi paesi sono il nuovo San Siro e lo stadio della Roma. Purtroppo è da anni che si parla di una possibile ricostruzione, ma l’Italia è famosa per i suoi lunghi processi burocratici e soprattutto per i problemi in termini di appalto.

Questo a ribadire che alla base non c’è solo la questione stadio di proprietà. Il problema sta alla fonte, il nostro Paese è ancora lontano da una possibile ripresa economica e sicuramente a farne le spese non è solo il mondo del calcio, ma tutto lo sport in generale.