Fashion

La storia di GCDS, tra estetica pop e Made in Italy

Articolo di

Ruben Di Bert

Si scrive GCDS ma dentro a questo acronimo convivono migliaia di significati, sfumature diverse. Sarebbe scontato dire che la realtà fondata dai fratelli Calza sia molto particolare, anche se basterebbe considerare il fatto che i due, nel giro di poco più di 5 anni, hanno messo in piedi un’azienda che fattura decine di milioni di euro l’anno, continuando a crescere esponenzialmente e vantando circa 400 punti vendita in tutto il mondo. Ma tralasciamo per un istante dati e numeri e concentriamoci sull’impatto e sul significato che il brand ha impresso nel fashion business.

Per quanto lo streetwear abbia senza ombra di dubbio dominato le tendenze dell’ultimo decennio a livello globale, pensando all’Italia la percezione che si ha di esso assume una connotazione un po’ differente, perché si sa, nel campo della moda i nostri standard sono alquanto elevati e il valore del Made in Italy viene principalmente esportato all’estero nel nome di lusso, eleganza e raffinatezza. Tutti canoni, questi, che appaiono antiquati e noiosi alla vista di Giuliano Calza, o comunque da rimodernare. La sua missione è infatti quella di portare una ventata d’aria fresca nel settore imponendo una nuova definizione del “fatto in Italia”: una nuova visione, un nuovo concetto, in poche parole una vera e propria rivoluzione. Prendere un modello ed elevarlo in termini di qualità, estetica e inclusività sono i suoi obiettivi.

Ad oggi, operando nella fascia del luxury streetwear, GCDS è un marchio che è riuscito a fondere la qualità e l’artigianato tipiche delle maison italiane con uno stile contemporaneo, dinamico e subito riconoscibile, fatto di colori vitaminici, grafiche pop e linee glamour. L’attitudine è quella internazionale, ma con il cuore saldamente ancorato alle proprie origini.

Per comprendere a fondo l’identità del brand è necessario partire dai due fondatori. Giuliano e Giordano Calza, nel corso della loro vita, hanno assorbito influenze completamente contrastanti, riuscendo a metabolizzarle in un’unica ispirazione che tuttora alimenta il loro animo. Il primo mostrava incoraggianti inclinazioni artistiche già dall’infanzia attraverso disegni e lavori effettuati con la macchina da cucire della nonna; mentre il fratello, fin da piccolo, vantava una spiccata propensione per l’aspetto più pragmatico delle cose. Possiamo definirli come una forma pura di ying e yang della moda: la formula perfetta per generare un brand di successo conteso tra creatività e business.

Giuliano Calza

Il loro percorso si divide tra Italia e Cina, e la prima esperienza nella moda per Giuliano arriva nell’ufficio stampa di Blumarine in seguito al master in marketing di lusso alla Bocconi, dopo aver passato un anno a Shanghai grazie a una borsa di studio. È durante quell’impiego che si accorge di essere particolarmente abile nello styling e incoraggiato da questo fattore si propone a diverse maison, senza però ottenere un posto. Così decide di fare ritorno in Cina per raggiungere il fratello Giordano e dare inizio a un nuovo capitolo della loro vita. Insieme apriranno una catena di ristoranti italiani chiamati “My Little Kitchen”, ma nonostante il discreto successo nella ristorazione non sarà il cibo a dare una svolta alla loro carriera. Curiosamente saranno le divise del personale a riportare Giuliano verso la strada della moda. Giuliano si è occupato così minuziosamente di disegnare le uniformi del ristorante da creare qualcosa in grado di colpire subito l’attenzione. È esattamente da questa esperienza che verrà spronato a realizzare i primi capi d’abbigliamento di sua invenzione, ossia 100 felpe fabbricate dallo stesso fornitore delle divise e vendute online. Questo lancio riscontrò un notevole successo, a tal punto da convincere i due fratelli ad abbandonare la loro occupazione per debuttare nel settore del vestiario con il loro brand. Fondamentale e alquanto inaspettata sarà la scelta di tornare in Italia per farlo. La loro, infatti, è un’insolita storia di emigrazione al contrario, dovuta a una profonda fiducia nel nostro Paese che, come abbiamo detto, non tarderà a palesarsi nei loro lavori.

È il 2015 e GCDS viene ufficialmente fondata con sede a Milano. La produzione si sposta immediatamente nelle migliori fabbriche del Belpaese: al Nord per capispalla e accessori, in Puglia per il cotone, il jersey e le calzature. Il potenziale c’è e il successo è ormai dietro l’angolo. I capi si fanno sempre più sofisticati, il vibrante approccio social diventa degno di nota e la fiducia nel progetto porta i due fondatori a investirci ulteriormente. Nello stesso anno della fondazione il debutto al White e solo tre anni dopo la prima sfilata alla Milano Fashion Week con una collezione uomo completa.

Non solo, la collezione donna della stessa stagione andrà in scena durante la New York Fashion Week, con un parterre di star assolutamente invidiabile. Da questo periodo fino ad oggi, GCDS ha ampliato il proprio immaginario nella moda uomo, donna e bambino, fino al comparto beauty con il lancio nel 2018 di una linea di rossetti, tra cui il mitico “Marjiuana 4.20” che da verde cambia colore se applicato sulle labbra, ai quali seguiranno degli smalti unisex.

Dalle primissime capsule “XCIV” e “Skate or die”, fino ai défilé più recenti, nel suo ruolo di direttore creativo Giuliano Calza ha sempre mantenuto delle costanti che hanno costruito una brand identity solidissima. Tra queste ci sono il carattere bizzarro e spensierato, le ispirazioni multiculturali prese dalle esperienze, con un focus speciale verso Milano, Shanghai, Napoli, New York e Tokyo, le influenze hip-hop degli anni ’80/’90, ma soprattutto la passione per la cultura pop e tutte le sue sfumature. Bootleg di film e stemmi, assieme alle collaborazioni con serie tv e cartoon, sono diventate nel tempo dei veri e propri cult pieni di significato (basti pensare alle capsule dedicate ai Pokémon, a “La Signora in Giallo”, “Tom&Jerry”, “Jurassic Park”, Hello Kitty, “Gremlins”, “Rick&Morty“, Disney, “One Piece” e ai Care Bears), le quali si aggiungono alle partnership trasversali con Mizuno, Australian, Onitsuka Tiger, Alcantara, Moon Boot, SSC Napoli, la Dark Polo Gang, Ecce Homo e Teyana Taylor.

Come non citare poi una delle più imprevedibili e impattanti allo stesso tempo, ovvero quella con Barilla nel 2019, che con la sua capsule in co-branding e il pacco di spaghetti rigorosamente rosa ha scatenato il caos nei supermercati per poi essere celebrata tramite un delizioso cortometraggio interpretato da Sophia Loren. Non da meno è stato il lavoro fatto per Orietta Berti in occasione dell’ultima edizione di Sanremo, con la realizzazione di alcuni outfit couture assolutamente meravigliosi.

Non sono da tralasciare poi le campagne pensate per esprimere al meglio la propria attitudine, tra cui ricordiamo “A Girl To Kill For” del 2016 con Sita Abellan, “The Holy Crew” e la più squisitamente folle, quella della primavera/estate 2018, rappresentata da un surreale fashion film che ha visto la partecipazione di personaggi come Leo Mandella e Pamela Anderson.

Parallelamente, ogni stagione corrisponde a un appuntamento davvero imprescindibile per i fan del marchio, desiderosi di scoprire le nuove ispirazioni che andranno a plasmare le linee del brand. Perché sì, ogni collezione firmata GCDS sa esattamente come catalizzare l’attenzione con le sue stravaganti trovate, tra cui non possiamo non ricordare le modelle con tre seni inserite in un contesto kawaii anni Duemila della primavera/estate 2019, oppure la speciale moka Bialetti distribuita come invito agli ospiti della sfilata autunno/inverno 2020.

A oltrepassare il livello è stata però la collezione “OUT OF THIS WORLD“, considerata una delle presentazioni più innovative dell’era COVID grazie al suo universo virtuale ispirato ai videogame e fatto di avatar extraterrestri in CGI che hanno sostituito la classica formula in presenza. A renderlo possibile è stato un team di professionisti delle tecnologie creative e del giornalismo digitale composto dall’Emblematic Group, sotto la guida di Giuliano Calza, che ha trasportato sketch e cartamodelli in un mondo fantastico e inclusivo al non plus ultra. “Presenti” alla digital runway Chiara Ferragni, Fedez, Dua Lipa, Amina Muaddi, Anwar Hadid e Gilda Ambrosio, i quali sono stati magnificamente riprodotti attraverso la computer grafica assieme ad alieni, personaggi dei cartoon e capi d’abbigliamento in ogni minimo dettaglio.

Dua Lipa e Anwar Hadid riprodotti tramite computer grafica

Tutti questi fattori hanno fatto sì che GCDS sia riconosciuto come uno dei brand più amati dallo star system e a dircelo sono stati nomi del calibro di Dua Lipa, J Balvin, Lil Pump, Bella Hadid, Lil Peep, Kendall Jenner, Sfera Ebbasta, 21 Savage e Ariana Grande.