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“Strada Mixtape”, Vettosi ha 17 anni e le idee molto chiare

Articolo di

Matilde Manara

Giovedì a mezzanotte uscirà “Strada Mixtape“, il suo primo progetto ufficiale, ma “Chi é Vettosi?”, una domanda che prima o dopo ci siamo posti tutti. Cercando di rispondere, ci troviamo davanti un ragazzo neanche maggiorenne di Napoli che appare a sorpresa nella tracklist dI “Fastlife 4” di Guè Pequeno e nel disco di Dj TY1 nel giro di un solo mese, mettendo scompiglio nelle dinamiche del gioco del rap senza dare tante spiegazioni a nessuno.

Quando Vettosi parla con noi, sbattiamo di faccia, forte, contro un adulto: idee chiare, progetti chiari, volontà chiare. Un adolescente che sembra non esserlo mai stato. Non è un illuso, ma conosce la forza della determinazione, gli è andata bene, ma ne è consapevole fin dentro le ossa. Vettosi ha un sacco di cose da dire e, ancor più importante, conosce il modo giusto per farlo.

C’è un caos calmo di principi e sensazioni in quello che dice, c’è energia, ma credere così profondamente in ciò che si è destinati ad essere fa davvero la differenza quando si corre in mille per lo stesso posto come nel rap game ora? Lui stesso ci ha spiegato che la separazione tra il sapere e non sapere cosa vuoi, è ciò che ti condanna o ti salva se hai 17 anni oggi.

Un artista, uno scrittore, un ragazzo, un uomo, un buono. Un vero. Chi è Vettosi? L’abbiamo chiesto direttamente a lui.

Sei giovanissimo ma ascoltando i tuoi pezzi una cosa che colpisce è che nel tuo processo creativo la scrittura gioca un ruolo importante, tra voi c’è un rapporto speciale. Come hai iniziato a scrivere?

Ho avuto la passione per la scrittura fin da piccolo, avrò avuto 11 anni. Prima di fare veri e propri brani ricordo che sfogavo quello che non riuscivo a dire agli amici o in famiglia scrivendo. Da bambino tendevo a mettere su carta cose che pensavo, discorsi che mi facevo, ragionamenti, no? Poi a 13 anni quelle cose le ho spostate su una vera e propria base musicale.

Riguardo questo concetto dell’usare la scrittura per ammettere e ammettersi cose difficili, in “Demoni” dici “Tu domandi Vettosi chi è, ora guardo lo specchio e non so chi sono.” Senti la pressione? non da parte del pubblico, quanto piuttosto da te stesso?

La pressione del pubblico non ti dico che la sento, ma avverto un vero e proprio cambiamento in me. Quello che voglio dire in quel verso è che magari la gente si sta domandando chi è Vettosi, io mi guardo allo specchio e vedo che sto attraversando una sorta di evoluzione, anche a livello di età. Sono ancora minorenne, c’ho un sacco ancora da fare, ma quest’anno ho capito davvero tantissime cose, cambio giorno dopo giorno, continuamente, per questo ho scritto quella frase. La gente si domanda Vettosi chi è, io ancora adesso sto continuando di capire chi sono.

A proposito di questa cosa, della crescita, cosa vuol dire avere 17 anni nel 2021?

Come adolescente, avere 17 anni nel 2021 significa dover avere ben chiaro cosa vuoi dalla vita. Oggi molti ragazzi si lasciano prendere da tutto quello che ci circonda, dalle dinamiche della società, tutte ‘ste stronzate, e non riescono a concretizzare niente. Quindi sei costretto a sapere esattamente cosa desideri. Artisticamente, invece, non mi sento avanti a nessuno, ho tantissimo da imparare, ma con la musica riesco a esprimermi veramente, mi ha aiutato molto.

Perché hai deciso di proporre un mixtape come primo progetto?

Abbiamo pensato che un mixtape potesse racchiudere al massimo quello che sono, la strada e tutto ciò che c’è dentro. Questo mixtape è un corpo, e ogni pezzo è un’emozione diversa. É un modo diretto per far capire alla gente chi sono, che persona sono.

Nel mio mixtape non ci sono featuring. É nato spontaneamente con questa forma, e così l’abbiamo lasciato.

Vettosi ad Outpump

Guardando i fatti, ad un certo punto, chi prima chi dopo, tutti si sono chiesti “ma lui da dove è uscito?”. Te lo chiedo direttamente, da dove sei uscito? Come hai iniziato?

In periferia quando avevo 13 anni c’era un piccolo studio, ho iniziato a racimolare i soldi per andare a registrare. In questa cosa con me c’era un amico, che mi ha aiutato fin dal primo momento e che ancora adesso mi è accanto. Lo ringrazio davvero tanto per quello che ha fatto. L’anno scorso, a 16 anni, ho lasciato la scuola, non ne volevo sapere proprio niente (ride, ndr.), dopo ho iniziato a lavorare. Lavoravo, registravo e viceversa. In quel periodo sono usciti un paio di singoli non ufficiali e per fortuna poco dopo mi è arrivata una proposta per un contratto discografico. Per me è stato un miracolo.

Capisco, se hai le idee così chiare su quale lavoro vorresti fare, deve essere una vera forzatura farne un altro.

Sì. Però quando lavoravo non me lo facevo pesare perché ogni mattina, davvero tutti i giorni, sapevo che quello che stavo facendo era per uno scopo, sarebbe stato solo un passaggio per arrivare qui dove sono adesso, a farmi conoscere. Questo momento della mia vita per me è davvero importante, spero che si riesca a concretizzare tutto.

La pressione del pubblico non la sento, ma stare tanto tempo chiusi in studio per realizzare questo progetto senza avere un feedback dai fan ti porta un po’… non di incertezza, incertezza quello mai, ma un po’ di adrenalina, no? Perché non sai cosa ti aspetta. Sai solo quello che stai facendo, e che a te piace, ma non sai il pubblico cosa può pensare. Non vedo l’ora che “Strada Mixtape” esca.

Vettosi ad Outpump

Recentemente siamo venuti a Napoli con J Lord per cercare di capire meglio cosa sia la realtà musicale napoletana oggi. Per noi è stata un’esperienza davvero forte e abbiamo avuto la possibilità di vedere un lato di Napoli accessibile a pochi. Stando lì, però, viene spontaneo chiedersi quanto ti influenzi quella città se ci nasci. Tu ti senti segnato?

Guarda, io devo dare mezza parte di me a questo posto. Io, come tanti artisti di qui, non sarei quello che sono se non fossi nato a Napoli. Non avrei avuto la grinta che ho ora, ma non si tratta di vantarsene, non mi vanto, voglio far capire alla gente che crescerci ti fa vedere le cose in un modo diverso. Qui c’è un po’ più di male, no? Si sente, si vede, ma non è un vantarsene perché quel male ce lo si porta dentro, e ad un certo punto ti ferisce. Quindi è tutto un giro che poi ti porta a sfogarti, e quello è il vero punto, la marcia in più. Sfoghi quello che ti succede, la strada, con forza. Magari uno che sta più tranquillo non ha questi stimoli, non riesce a provare queste cose.

Milano invece come ti sembra? Come stai vivendo le tue prime esperienze qui?

Milano la vedo bella come città, molto lavoro (ride, ndr.). No, a parte gli scherzi, si lavora bene lì, è davvero attiva, c’è una mentalità completamente diversa rispetto a qui. Non vedo l’ora di tornarci.

Se dovessi fare un pronostico ora, una scommessa, quale credi sarà la traccia di punta di questo disco?

Odio darmi aspettative (ride, ndr.), però il pezzo che più mi appartiene è “Demoni”, spero che spacchi, perché ciò che io sono in questo momento è in quel pezzo. Quindi è quello che tra tutti più mi descrive.

In più occasioni hai parlato dei tuoi colleghi, napoletani e non, e per loro hai sempre parole buone. Sembra che la tua idea di rap sia quasi di un movimento unito, una cosa da fare assieme.

Per me è così, perché io posso arrivare dove voglio ma la presenza di tuoi coetanei e colleghi attorno ti porta ad affrontare le cose in modo diverso, con più energia. La competizione per me non serve a niente se non è positiva, sono sempre stato di quest’idea.

Cantare in napoletano per me è fondamentale, continuerò a farlo perché sento che è il modo in cui riesco a farmi capire ed esprimere al meglio la mia attitudine. L’attitudine è una cosa importante, è da quella che giudichi davvero un rapper.

Vettosi ad Outpump

Quali sono state le tue maggiori fonti di ispirazione nel rap?

Personalmente ci sono stati i Co’Sang e Guè Pequeno, quando uscì “Brivido” mi rimase proprio dentro. Artisticamente, invece, mi ha influenzato moltissimo 50 Cent. So che la mia età non è il boom di quella roba lì, ma quando sono nato ho ascoltato quella musica e mi sono fatto letteralmente trasportare.

Se dovessi dire qualcosa ora al me del futuro? Non dimenticarti mai chi sei realmente, e cos’hai fatto per arrivare dove sei.

Vettosi ad Outpump