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Rivelata la linea di Supreme che celebra le opere dell’artista M.C. Escher

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Mondi impossibili, illusioni ottiche, prospettive, scale senza fine, paradossi matematici e simmetrie infinite. Vi chiederete cosa c’entra tutto questo con Supreme.

Ve lo spieghiamo noi: questo giovedì, il noto brand newyorkese darà alla luce una collaborazione che vede coinvolte alcune delle opere di mr. Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese vissuto tra il 1898 e il 1972 e molto apprezzato negli ambienti matematici e scientifici per l’utilizzo di concetti appartenenti al mondo della scienza all’interno dei suoi lavori.

Questa linea che vede unire il mondo dell’arte e della scienza con lo streetwear si compone di: Trench Coat, cotton Baseball Jersey, twill Short, Hooded Sweatshirt, short sleeve T-Shirts, long sleeve T-Shirt e Camp Cap.

Ecco a voi alcune delle opere utilizzate per gli articoli in uscita questo giovedì, spiegate da noi:

Occhio di Escher, 1946: in questa opera Escher rappresenta il suo stesso occhio. Se osservate bene all’interno della pupilla noterete un teschio come riferimento esplicito alla tragicità del destino umano: la morte.

Tre sfere I, 1945: in questa opera l’artista olandese ha voluto rappresentare il contrasto tra tridimensionalità e bidimensionalità. Osservando l’immagine infatti il nostro occhio percepirà una sfera che man mano, procedendo verso il basso si appiattisce. Nella realtà invece le tre sfere non sono reali: la prima è un disco piatto, la seconda un disco piegato mentre la terza si tratta di disco posto su una superfice.

Vincolo d’Unione, 1956: questa opera rappresenta due spirali che si uniscono l’una all’altra e mostrano il volto di un uomo e una donna con effetto tridimensionale. Tutto ciò vuol far pensare all’inganno surreale dell’amore.

Buccia, 1955: è raffigurato un cielo terso e nuvoloso nel quale fluttua nell’aria una buccia dalle fisionomie umane. La buccia rappresenta il corpo umano che si apre e schiude l’anima che volteggia nell’aria come fosse uno spirito libero.

Relatività, 1953: forse una delle opere più celebri dell’artista. Rappresenta un ambiente in cui i personaggi si muovono in uno spazio impossibile in cui la parete diventa pavimento, la finestra una botola e le scale cambiano verso a seconda di come vengono osservate. Questo è un mondo immaginario in cui tutto è relativo e non esiste un unico punto di vista, non esiste la ragione e il torto e qui nasce il paradosso. Le ragioni di ognuno sono differenti in base ai punti di vista esattamente come avviene nella realtà se ci pensiamo bene.

Mano con sfera riflettente, 1935: è un autoritratto dell’artista rappresentato nella sua casa romana tramite il riflesso su una sfera. Si tratta di un gioco di specchi in cui le forme in realtà non esistono ma sono l’intreccio di linee dai tratti differenti e surreali.

Cielo e acqua, 1938: in questa immagine Escher sfrutta pieni e vuoti per rappresentare anatre nere che si trasformano in pesci bianchi stilizzati. Tramite il contrasto tra cielo acqua, scuro e chiaro, bianco e nero l’artista vuole lasciar intendere come il positivo e negativo nella realtà possono essere intercambiabili.

Altre opere utilizzate sono il Nastro di Moebius II, 1963 e Nodi, 1966.

Dite che Supreme ci darà “l’illusione” di acquistare qualche articolo?

 

 

 

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