Louis Vuitton

Supreme x Louis Vuitton: i nostri PRO e CONTRO

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Lo sappiamo, vi state ancora dando i pizzicotti per capire se tutto questo è sogno o realtà. C’è chi storce il naso, chi ne è letteralmente entusiasta e chi non sa ancora cosa pensare. L’unica cosa certa è che questa collab entrerà nella storia e in tutti gli annuali di street-wear e high fashion, che lo vogliate o meno. Stiamo parlando proprio di lei: della chiacchieratissima collaborazione tra il brand newyorkese Supreme e la maison di alta moda per eccellenza, sua maestà Louis Vuitton.

Analizziamo insieme i pareri contrastanti di chi è pro e di chi è contro questa inaspettata collaborazione:

 

  1. Rappresenta la realizzazione dei sogni proibiti di migliaia di hypebeast: roba da svegliarsi bagnati al mattino. Supreme ci aveva già fatto eccitare nel 2000 realizzando una grafica con l’utilizzo spudorato del monogram di Louis Vuitton (sostituendo banalmente al logo LV la S di Supreme) per la grafica di alcune tee, skate deck e adesivi ma per i quali ha ricevuto una bella querela e l’obbligo di ritirare tutti i prodotti incriminati. Esattamente 17 anni dopo il fattaccio, arriva una sorta di pentimento da parte di Louis Vuitton, il quale probabilmente si è reso conto che i tempi cambiano e che sempre di più la moda è rivolta allo stile urban…e chi se non Supreme può rappresentare questo mondo? Ha quindi pensato bene di farsi perdonare, sorvolando il passato con la prospettiva rivolta al futuro.
  2. Unione perfetta tra due mondi diametralmente opposti. Da sempre si sono corteggiati e ora finalmente faranno l’amore: parliamo dell’high fashion e dello street-wear. Nello specifico, nonostante la provenienza dei due brand sia completamente agli antipodi, con questa collaborazione si è voluta mantenere l’identità dei due marchi immutata, senza fare troppi stravolgimenti. Gli abiti e accessori di lusso realizzati con materiali di pregio (il loro costo certifica quanto appena detto) hanno mantenuto lo stile caratterizzante del marchio Supreme coi suoi camp cap, i deck griffati e il box logo rosso con la scritta Supreme in carattere Futura Heavy Oblique in bella vista, rendendolo ancora più famoso e riconoscibile, dandone maggiore comunicabilità visuale.
  3. Grande successo per il marchio Supreme e per il suo fondatore James Jebbia: sicuramente quando ha fondato il primo store a Manhattan nel 1994 non avrebbe mai pensato di finire un giorno sulle passerelle; partendo da zero è stato in grado di costruirsi un enorme impero arrivando a risultati davvero impensabili per uno skate shop il quale, per antonomasia, rappresenta da sempre un luogo di nicchia. Si tratta di un compromesso forte e coraggioso, meritevole di stima. Anche a livello economico rappresenta un buon traguardo: per entrambi i brand sarà un occasione per incrementare il fatturato, ergo i guadagni. Una sorta di unione che fa la forza.
  4. Espansione del bacino di utenza di Supreme: si avvicinerà un target diverso, quello del ceto più abbiente da sempre abituato ad abiti e accessori di lusso. Per la clientela abituale di Louis Vuitton sarà sicuramente qualcosa di nuovo e inaspettato. Una sorta di aria fresca che li sveglierà dalla noia abituale di un mondo la cui forza sono da sempre i grandi classici che a ciclo ritornano di moda ma che rimangono spesso e volentieri immutati.
  5. È chic-tamarra quanto basta: i rapper e tutti gli appassionati del mondo hip-hop ne andranno pazzi dato che il concept della collaborazione va a nozze con l’immaginario gangsta rap/ trap molto in voga negli ultimi anni.

        

  1. Being Hardcore is not a game for fuccbois: Supreme nasce come brand skateboarding, e ok che le celebrità hanno deciso di erigere il brand a status symbol, ma effettivamente devo ammettere che questa collab mi sembra una violazione dell’identità del brand. Ma forse questo discorso vale solo per chi ha messo i piedi su una tavola in vita sua. In caso contrario vi risulterà una collaborazione come tante altre.
  2. Perdita dell’esclusività in ambito streetwear: Conosciamo perfettamente i metodi di release e l’esclusività che un brand come Supreme ha in campo streetwear. Possiamo sì ammettere che il corrispettivo nel pret a porter possa essere Louis Vuitton ma per quanto forse ami Fragment più di Supreme, non avrei mai messo i due brand sullo stesso piano (riferimento alla collab tra fragment e LV simile a Sup x Louis Vuitton). In più questa predominanza di LV nella vendita solo nei propri flagship store rende il tutto più screditante per il brand newyorkese.
  3. Pricelist: Ok Louis Vuitton, Ok. Ma 190$ per una bandana non vi sembrano eccessivi? A me personalmente sì, e se forse prima i prezzi di Supreme servivano per alzare l’hype, in questo caso e con questi prezzi il risultato sarà sicuramente di limitare la release ad una clientela esclusiva, magari non così informata su ciò che nasceva a NYC nel 1994.
  4. Gusto estetico: Semplicemente, quelle scarpe sono oscene. Dai davvero tenterete di coppare a costo di vendervi un rene per un paio di scarpe che “Il mio falegname con 30mila lire lo fa meglio”?
  5. Aumento smisurato di Hoes con magliette di cui non conoscono la provenienza (qualcuno ha detto Thrasher?!). Già me la vedo una Bella Hadid con tacco 12 e Bogo della collab mentre chiede se può provare quella bella tavola da 450€.
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