La storia e le collaborazioni di Takashi Murakami

Articolo di

Ruben Di Bert

Gli artisti sono sempre stati visti dagli stilisti come una sorgente infinita di ispirazione. Da secoli infatti l’arte e la moda vanno di pari passo, generando spesso dei crossover ricchi di significato. Se restringiamo la cerchia agli ultimi vent’anni però, i nomi degli artisti che hanno avuto un maggiore impatto nel fashion business si possono contare sulle dita di una mano e primo fra tutti vi è sicuramente Takashi Murakami.

Takashi Murakami nasce l’1 febbraio del 1962 a Tokyo da una famiglia umile. All’età di ventiquattro anni comincia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti nella sua città natale, laureandosi in pittura tradizionale giapponese. Tuttavia, secondo il suo pensiero, l’arte Nihonga è decisamente superata, poiché l’essenza artistica del Giappone in quegli anni si riflette meglio nella cultura Otaku, nei manga e negli anime.

Questi ultimi tre elementi, riassumibili nel concetto di iconografia di massa, saranno la più grande influenza che andrà a caratterizzare i suoi lavori, con i quali punta a diventare ricco nel più breve tempo possibile. Il suo talento viene presto notato e nel 1994 il MoMA gli conferisce una borsa di studio, grazie alla quale si trasferirà a New York. Nella Grande Mela rimane particolarmente colpito da Jeff Koons e forma un collettivo sul modello della Factory di Andy Warhol (quello che oggi conosciamo come Kaikai Kiki), ammirando la filosofia di alcune case cinematografiche come Disney, LucasFilm e Studio Ghibli.

Tra la metà degli anni Novanta e i primi del Duemila, il suo nome comincia a fare il giro del mondo, dalla Biennale di Venezia alla Fondation Cartier di Parigi, passando per l’Art Basel e per i più noti musei di arte contemporanea degli Stati Uniti.

La mostra Superflat, nella quale sono presenti i suoi artwork più rappresentativi, fa un tour di diverse città, diventando il suo vero e proprio manifesto, tanto da essere considerata a tutti gli effetti l’inizio di un nuovo movimento artistico indipendente che racconta la storia attuale del Giappone.

Alla base della sua idea però c’è un equilibrio tra la forma più elitaria di arte, ovvero esposizioni esclusive con dipinti numerati battuti a cifre record, e una equivalente più democratica fatta di merchandising che riesce a esprimere il medesimo significato.

È proprio questo insolito concetto a catturare l’interesse di altri settori come quello della moda e della musica, che vedono in lui un enorme potenziale per dare vita a collaborazioni speciali.

Nel corso degli anni, infatti, Murakami si troverà a lavorare con tantissimi altri brand, artisti e cantanti. Tra questi ricordiamo per esempio KAWS, Pharrell Williams, Kanye West, COMME des GARÇONS, Verdy, J Balvin, visvim, fragment design, Ben Baller, OVO, Nissan, Google, Virgil Abloh, Kirsten Dunst e Billie Eilish, con i quali dimostrerà di essere un artista poliedrico capace di trasferire il suo talento in copertine di album, sculture uniche, cortometraggi, gioielli e articoli di moda.

La prima partnership in assoluto è con Issey Myake nel 2000, quando, dopo un anno alla direzione della maison fondata dal maestro nipponico, Naoki Takizawa veniva consacrato al successo grazie alla spettacolare sfilata per la presentazione della stagione primavera/estate. Durante il défilé alcuni modelli hanno camminato con addosso una serie di capi d’abbigliamento che mettevano in evidenza dei motivi costituiti dall’opera Mr. DOB, ripresa in più varianti. Da quella capsule collection è poi emersa anche una line up di sneakers slip-on prodotta in soli due esemplari per colorazione e considerata quindi un grail assoluto dagli sneakerhead. Tra l’altro, quelle scarpe verranno riprese anche nel progetto Vault by Vans x Takashi Murakami del 2015, che andava a costituire una specie di rip-off di un rip-off, ma più accessibile.

Da lì in poi l’ascesa di Takashi Murakami nel fashion system è inarrestabile, non solo per la lunghissima lista di collaborazioni intraprese, ma anche per una sua passione personale, testimoniata dalla presenza fissa in prima fila alle varie fashion week e dalla sua interpretazione delle YEEZY BOOST 350 V2 in versione sandali DIY che fece molto scalpore sui social.

Come dimenticare poi il sodalizio tra lui e Louis Vuitton nel pieno della grandiosa era di Marc Jacobs, destinato a cambiare per sempre le regole del gioco. Vedere i rigorosi codici stilistici della maison francese essere stravolti da un’esplosione di cultura pop e da una contaminazione orientale è stato qualcosa di totalmente inaspettato e, non a caso, la serie di borse che nacque da quell’unione è tuttora considerata tra le più belle e copiate dell’intera storia del prestigioso marchio.

In seguito si unirà anche a Billionaire Boys Club dimostrando il suo attaccamento per lo streetwear, a PORTER per creare sneakers d’ispirazione militare e borse a forma di fiore, a OVO per ridisegnare il logo Owl e a UNIQLO UT per firmare una linea dedicata a Doraemon.
Infine, ha firmato collaborative collection più recenti assieme a Supreme per la Box Logo destinata alla raccolta fondi in favore della lotta al coronavirus, con PANGAIA in occasione del World Bee Day e nuovamente con UNIQLO UT e Billie Eilish per concepire l’ennesimo capolavoro che unisce arte, moda, musica e cultura pop.

Insomma, tutto ci fa pensare che se al mondo esiste un artista più fashion degli altri, questo è senza ombra di dubbio Takashi Murakami.