I Tauro Boys ci raccontano la loro storia: dal Virgilio di Roma al successo

Articolo di

Greta Scarselli

Reduci dall’uscita di “Alpha Centauri”, il loro primo album, i Tauro Boys continuano indisturbati la loro corsa al successo.

Yang Pava, Maximilian e Prince hanno iniziato a rappare durante gli anni del liceo, al Virgilio di Roma, dove hanno condiviso i banchi di scuola con artisti come Ketama e Side Baby. Nonostante la vicinanza con altri esponenti della scena, i Tauro Boys hanno scelto una strada tutta loro, portando temi differenti su basi vicine alle sonorità trap. Hanno trasformato la droga in donna e hanno capito che la musica è più importante del personaggio.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere e abbiamo cercato di capire la loro storia, i loro punti di forza e le loro idee per il futuro.

So che avete fatto il liceo con molti esponenti della scena, tra cui Side Baby e Ketama. Vi sareste mai immaginati di passare da compagni di banco a realizzare un sogno comune?

Pava: “In un certo senso sì. Già dal liceo la speranza nell’iniziare a fare le prime tracce era sempre quella, poi vedendo loro, che quando noi avevamo 16 anni stavano facendo i primi pezzi, ci ha dato la spinta a farlo. Ci ha incoraggiato sicuramente vedere gente del nostro liceo, amici della nostra zona, più grandi, che si mettevano a fare rap e avevano un bel riscontro, un seguito.” 

Prince: “Ci speravamo. Ai tempi eravamo i primi fan di Ketama e vederlo spaccare insieme ai 126 ci ha spinto a continuare con la nostra roba. Era un periodo caldissimo, anche Side con la Dark stava per creare qualcosa di enorme.”

Quindi si sentiva già nell’aria all’epoca?

Pava: “Sì, già dal liceo, avendo Ketama al Virgilio (il loro liceo, ndr). Pure Arturo c’era passato un paio d’anni. Uno dei loro primi concerti fu proprio al Virgilio occupato, sei anni fa. Quindi erano tutti molto legati alla realtà del nostro liceo, si respirava sempre un’aria di fomento, di musica, e più gente la faceva più eri fomentato.” 

Max: “Noi abbiamo iniziato a fare le prime tracce al liceo, facendo freestyle dopo scuola o durante la ricreazione. In un certo senso ce lo aspettavamo, speravamo di sfondare.”

Quando e come nasce il progetto Tauro Boys?

Max: “È nato molto spontaneamente, noi siamo amici da molto tempo. Giovanni (Pava, ndr) e Arduino (Prince, ndr) si conoscono dalla culla, le loro madri erano amiche. Io e Pava ci conosciamo dalle medie e poi ci siamo trovati tutti in classe insieme, era un periodo in cui si faceva musica per cazzeggio, per divertimento, era una cosa abbastanza diffusa nel nostro gruppo di amici quella di fare freestyle, di scrivere le prime tracce e mandarcele sui gruppi Whatsapp che avevamo. A un certo punto abbiamo voluto pubblicare i primi brani, ci è venuto spontaneo rilasciare il primo tutti e tre insieme, e da lì abbiamo concretizzato il concetto di “Tauro Boys” e il gruppo è stato impostato come trio.”

Prince: “Ci mandavamo freestyle su Whatsapp usando il cellulare come microfono. C’erano anche Tutti Fenomeni ed Enea, altro nostro amico. Eravamo noi la Tauro. Il trio si è rafforzato nel 2016, quando io e Pava ci siamo trasferiti in Olanda. Abbiamo pubblicato il primo pezzo su YouTube in occasione di un concerto dei 126, a Testaccio, in cui ci affidarono l’opening.”

Venite dagli stessi luoghi eppure siete molto diversi. Cosa vi caratterizza secondo voi rispetto agli altri artisti? Qual è la vostra arma vincente?

Pava: “Banalmente, la cosa che ci differenzia in primis, è che tutti hanno iniziato facendo trap, nel senso, temi legati alle gang, alla droga e cose così. Noi abbiamo sempre avuto un approccio diverso, il “Tauro Tape 1” è un po’ più simile a quella roba lì, ma non ha mai toccato temi del genere, dicendo che spacciavamo o che facevamo queste cose.”

Prince: “Fondamentalmente parliamo di ciò che ci passa per la testa e cioè deliri, sogni, delusioni amorose, momenti spensierati con la gang e quant’altro. Eravamo anche attenti al fatto che la nostra musica non suonasse come quella degli altri. Avevamo influenze diverse, sicuramente questo ha aiutato a distinguerci.”

Max: “Abbiamo sempre avuto un approccio più personale, ci piacevano le sonorità trap, ma magari non abbiamo usato troppo i contenuti. Raccontiamo chi siamo noi e siamo molto spontanei in questo.”

Però è successo più volte che le persone mettessero in luce il vostro parlare delle droghe, voi vi siete sempre dissociati da questo tipo di messaggio.

Prince: “É una chiara provocazione. Ci sono mille modi con cui si può trattare un argomento del genere. La musica ha sempre provato a trattare il discorso “droga” e lo farà sempre, perché dietro all’arte c’è un artista che ha avuto le sue esperienze, positive o negative che siano, ma che possono apparire dure e scomode, spiacevoli. E poi c’è sempre chi è pronto a puntare il dito mosso dal perbenismo. Chi evidenzia il nostro parlare di droghe travisa il nostro messaggio.”

Pava: “Se ascolti la nostra musica, personalmente non penso che il messaggio che ti arriva è questi parlano di droga.”

Max: “Non abbiamo mai ostentato o promosso l’uso delle droghe come si fa nelle altre tracce trap o come fanno i nostri colleghi.”

Pava: “Sì, spesso qualcuno ha provato a mettere in luce questo lato, infatti a noi ci ha sempre fatto un po’ ridere, perché con tutta la gente che sta tutto il giorno a dire droga, droga, droga, mi faccio de quello, spaccio quell’altro…”

Max: “È un po’ da contestualizzare nelle nostre tracce, o è provocatoria oppure fa riferimento a una donna stessa, anche “La Droga È Femmina” era un po’ la sintesi di quello che può essere il nostro concetto di droga. Una donna può farti perdere la testa come lo fa una sostanza, in un certo senso. Però appunto, la droga nelle nostre tracce non è manifesto di uno stile di vita ai limiti.”

Qual è stato il primo successo che vi ha fatto capire che eravate sulla strada giusta?

Max: “In realtà “Tauro Tape 1”. La hit più grossa è “Marylin”, in termini di popolarità sicuramente, però già col Tape 1 vedevamo che si stava creando una nicchia abbastanza importante di fan accaniti.”

Prince: “Eravamo convinti del nostro percorso già prima di ricevere qualche riscontro importante, ci piaceva ciò che facevamo e pensavamo potesse avere un futuro. Il “Tauro Tape” ha fatto sì che si creasse una specie di “culto” attorno a noi, la gente impazziva per ciò che dicevamo. E piano piano quel culto è diventata una fan base concreta.”

Pava: “Diciamo che la cosa che ci ha fatto continuare ancora con più voglia è che, già appena rilasciate le prime tracce – ovviamente all’inizio a Roma, poi a Milano, poi da tutte le parti – i primi fan che abbiamo avuto erano proprio super accaniti. Avevamo 1000 follower e facevamo già live a Roma e a Milano, quindi magari sull’internet non ci conosceva nessuno, ma in primis a noi non era mai troppo importato il lato social. Tra i rapper che facevano quella roba da un anno eravamo gli unici che stavano facendo già i live, quindi lì abbiamo capito che la gente ci seguiva davvero e quella è stata la cosa che ci ha fatto dire cazzo regà, quando andiamo a fare i concerti la gente ci viene, ci parliamo, abbiamo uno scambio, gente che ci segue per un motivo e là capisci che stai facendo bene.”

Diteci il punto forte di ognuno di voi.

Pava: “Siamo noi, semplicemente. Siamo molto differenti, siamo amici da una vita, condividiamo quasi tutto. Alla fine nelle canzoni – ma anche nel vestirci, in un sacco di cose – ognuno ha la propria identità.”

Max: “Diciamo che effettivamente non ci avevamo troppo pensato (ride, ndr), magari Pava è quello un po’ più rap volendo, però neanche, perché anche a noi due (lui e Prince, ndr) in altre situazioni ci piace rapparcela un po’ di più. Secondo me la cosa che funziona dei Tauro Boys è che tutti e tre manteniamo sempre viva la nostra personalità, sia musicalmente che personalmente, cercando sempre di farla coesistere e ricontestualizzandola in un progetto o nella traccia che stiamo andando a fare, quindi di conseguenza siamo malleabili per far sì che funzioni tutto e che ci incastriamo tutti e tre, però non rinunciamo mai a noi stessi.”

Pava: “Anche in termini tecnici, magari c’è uno più bravo a fare i ritornelli e uno più bravo a fare la strofa, però alla fine ci scambiamo sempre, non abbiamo ancora lo schema di dire Max è il ritornellaro, Ardu fa quello, io faccio quell’altro, quindi spesso e volentieri ci piace mischiarci e quello penso sia il punto di forza, darsi sempre più possibilità e sperimentare.”

Due di voi, Max e Prince, si sono trasferiti a Milano. Cosa vi manca di più di Roma?

Max: “Beh la mancanza di Roma è la quotidianità, il centro, dove ci siamo conosciuti e cresciuti. Uscire di casa e stare in centro a Roma ti manca tantissimo, mancano anche i ritmi romani, è uno stile di vita un po’ diverso. A Milano si vede una produttività diversa, più frenetica, anche artisticamente hai più stimoli, magari esci una sera, conosci una persona e il giorno dopo state collaborando in una traccia nuova, oppure conosci un artista che seguivi e inizi a farci roba. Milano è più dinamica, Roma magari va un po’ più lenta però è Roma, manca proprio quel fascino romano che poi alla fine ci ha caratterizzato.”

Prince: “Credo che Roma manchi e basta. Amici, famiglia e abitudini. La cosa che più mi manca è la sua forza ispiratrice. Quel tipo di magia che a Milano mancherà sempre.”

Il consiglio è sempre questo, prima fai la musica e poi pensa a tutto il resto

Secondo voi, nel 2019 qual è la caratteristica che non può mancare a un artista oltre al talento?

Prince: “Oggi tutti sanno rappare e andare a tempo, e quello non basta più. Devi saper stupire con quello che dici, sento spesso nuovi artisti contornare la loro musica con elementi inutili, che non danno nulla alla musica… Less is more. Mi piace quando l’artista è genuino e non gira troppo intorno alle cose, non esce dal suo personaggio e non copia troppo.”

Pava: “Essere sé stessi, forse. Non fingere troppo, non mettersi troppo in un personaggio perché sennò poi crolla tutto. Pensare un po’ più alla musica. Con la trap, o almeno, in questo genere che la gente chiama trap, c’è sempre prima il personaggio e poi la musica magari ti scordi di farla, quindi il consiglio è sempre questo, prima fai la musica e poi pensa a tutto il resto.” 

Max: “Si sta tornando sempre di più alla ricerca di contenuti secondo me, devi sempre spaccare stilisticamente, però vedo che quando in una canzone riesci a dare un qualcosa di te, di personale, la gente apprezza di più e ha un approccio diverso. Anche ai live il coinvolgimento che vedi è diverso se hai dato una parte di te.”

Pava: “Anche se non hai troppi contenuti, basta che ti crei una cosa che è tua. Se vedo che mi stai dicendo qualcosa di vero io ti sto a sentire, se vedo che stai provando a imitare qualcosa mischiato a qualcun altro, che alla fine non sai manco te chi cazzo stai imitando, allora dico bo. Magari la gente si perde nel voler cercare di essere qualcuno per forza, pero alla fine non c’è un cazzo da raccontare e non va. Il consiglio è sempre pensare prima alla musica.”

C’è un motivo particolare per il quale vi siete sempre tenuti lontani dalle collaborazioni?

Pava: “In realtà abbiamo iniziato quest’anno, con questo disco abbiamo cominciato a sperimentare anche sotto quel punto di vista. Nel “Tauro Tape 1” facevamo roba totalmente aliena per l’Italia quindi non sapevamo manco a chi chiedere il feat e poi non ci interessava proprio, nel “Tauro Tape 2” magari qualche idea ci era venuta in mente, perché avevamo anche cambiato stile, era un po più soft, pop, se si può dire. E poi col “Tauro Tape 3” abbiamo detto beh regà a sto punto… scusa, con “Alpha Centauri” (ride, ndr), del “Tauro Tape 3” ancora non si può dire nulla. Volevo dire che con “Alpha Centauri” ci è venuta la voglia, perché essendo sempre tra di noi e sapendo le nostre sonorità, ti viene l’idea di dire chissà come sarebbe fare una traccia con quello.”

Prince: “Molti rapper a inizio carriera cercano featuring che possono accrescere la loro visibilità, anche un po’ per “comodità”. Ovvio che se Side ci avesse chiesto un feat nel 2016 glielo avrei dato a occhi chiusi, ma in generale non ci piaceva l’idea di dover per forza leccare il culo a un altro rapper per averlo nel disco.”

Max: “Diciamo che nei primi due tape era un po’ un mettersi alla prova, sperimentare, anche come venivano concepiti, eravamo in studio a fare musica su musica, quindi il feat non era proprio pensato, non c’entrava molto con l’idea di Tauro Tape. Tauro Tape sono i Tauro Boys e le persone più vicine al nostro mondo, infatti c’era Tutti Fenomeni. Di produttori ce n’erano altri due oltre a Close, ma era più un facciamo musica per sperimentare, per creare un nostro linguaggio e un nostro immaginario, quindi mettere persone extra non aveva troppo senso. Una volta consolidato questo siamo aperti a collaborare. Ci siamo esposti, abbiamo detto questi sono i Tauro Boys, ora capiamo con chi possiamo condividere qualcosa.”

Il “Tauro Tape 2” è stato chiesto a gran voce. Dopo “Alpha Centauri”, cosa avete in programma?

Max: “Vediamo, non si sa… Le strade si stanno aprendo.”

Prince: “Stiamo già raccogliendo idee per le prossime mosse.”

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