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Tutti usiamo il photo dumping ma non sappiamo cosa sia

Articolo di

Andrea Mascia

Se digitiamo il termine “dump” nella sezione immagini dei motori di ricerca ci imbattiamo in fotografie di discariche di spazzatura. Per introdurre questo tema, possiamo parafrasare concettualmente queste immagini spazzatura con l’infinità di caroselli apparentemente nonsense presenti sui feed Instagram di chiunque.

Ma cosa distingue – e al contempo omologa – i “photo dump”? Il minimo comune denominatore è il seguente: immagini sfocate, cibo, animali, foto di graffiti e zoom esagerati su mezzi bicchieri di Aperol Spritz, ma anche meme e soprattutto l’assenza di un filo conduttore tra le foto selezionate – o meglio, magari il filo conduttore c’è, ma è solo nella mente dell’autore – fatto quasi apposta per essere indecifrabile a chi legge.

Quindi, da dove nasce questo trend? Se negli ultimi tempi abbiamo assistito alla nascita di alcune “modalità espressive” sui social, è importante fare un percorso a ritroso e capire come le raccolte fotografiche si sono evolute sul web.

Il photo dumping è a tutti gli effetti l’evoluzione degli album fotografici di Facebook, da anni in disuso e ormai divenuto un archivio digitale di immagini caratterizzate dal markup di Retrica e CamWow, o di foto scattate dalla fotocamera interna di un vecchio Asus. Però, la genuinità delle foto presenti negli album di Facebook – postate da una neo-generazione che all’epoca si approcciava ai social – si è evoluta nei photo dump di Instagram. È chiaro: con questo trend, Instagram ha portato lo “show off” a un livello successivo, perché sui social non sono presenti solamente utenti che postano le chiavi del parco auto dei propri genitori, Rolex in bust down e bottiglie di Dom Perignon Luminous che hanno fatto nascere il meme del “Weird Flex But Okay”.

L’ostentazione dei caroselli Instagram dei giorni nostri non è infatti solo legato all’opulenza e al denaro, ma si può flexare anche un attitude un po’ poser, tra immagini di graffiti, foto croppate e brevi video di tramonti. È quasi superfluo chiarire che l’approdo di quest’onda derivi direttamente dal mondo delle celebrità, che hanno voluto comunicare una trasparenza di vite mondane e lussuose. Il punto della discussione è qui: se i photo dump vogliono comunicare una parvenza di “quotidianità”, quello che comunicano è tutto il contrario, un univoco senso di omologazione che ha creato una montagna di merda – non d’autore – che poteva essere accettabile solamente durante la noia mortale del lockdown