Fashion

Tutto quello che non funziona nella nuova collezione di Off-White

Articolo di

Ruben Di Bert

Se nelle ultime due stagioni di Louis Vuitton il risultato da direttore creativo portato a casa da Virgil Abloh è stato a dir poco stupefacente, non possiamo invece dire lo stesso di Off-White. Lo stilista sembra infatti accusare una certa fatica nel mantenere lo stesso livello nel suo duplice lavoro e lo vediamo proprio con la collezione autunno/inverno 2021 della sua label, presentata ieri con uno show phygital che sta già facendo discutere. Il lato positivo della sfilata è che essendo stata programmata fuori dal calendario delle fashion week, l’indipendenza nei confronti di un nuovo sistema di moda più vicino alle esigenze dei clienti è stata rivendicata, così come la voglia di elevare il classico défilé secondo una formula multidisciplinare. Proprio riguardo quest’ultimo punto, le buone intenzioni c’erano tutte ma il risultato è stato visibilmente non all’altezza, a partire dall’esibizione delle ballerine che ricordava un po’ troppo la performance orchestrata da Rick Owens per la collezione primavera/estate 2014, fino al live di M.I.A., la quale appariva troppo poco convincente.

Ma al di là di questo, la parte fondamentale dell’evento ce l’hanno i vestiti e anche su questo c’è qualcosa da dire.
La visione che Virgil Abloh ci propone risulta essere sicuramente più matura e sobria, propensa a definire l’eleganza contemporanea. Ma cosa significa? I look uomo e donna appaiono decisamente non coerenti tra di loro, con abiti da couture per lei e completi in bilico tra streetwear e workwear per lui. La proposta femminile è senza ombra di dubbio quella concettualmente più riuscita, anche se lo studio di tagli e la scelta dei materiali non rispecchia a pieno il pensiero che, a detta dello stilista, si ispira alle sue origini di architetto. Che dire invece della linea maschile, gli outfit passano quasi inosservati, tra una combinazione di stile casual e qualche inclinazione sartoriale che però non riesce a sorprendere. Tuttavia, i problemi non si limitano a questo.

Nel corso dell’evento sono infatti diverse le reference che oltrepassano abbondantemente la soglia dell’ispirazione, arrivando a toccare il termine di plagio, un problema che non troppo tempo fa ha scatenato una diatriba con Walter Van Beirendonck.

Le maschere di Masakatsu Shimoda
erano già state utilizzate da COMME des GARÇONS

Off-White FW21 / COMME des GARÇONS HOMME PLUS FW18

Forse a prima vista potrebbero ricordare una versione macabra di “Donnie Darko”, ma poi, pensandoci bene, non serve allontanarsi dal mondo della moda per trovare una somiglianza estrema. Le maschere bianche in tessuto con corna indossate da alcuni modelli sono infatti state fatte da Masakatsu Shimoda, il che poteva davvero rappresentare un vero tocco di originalità, se non fosse che l’artista era già stato scelto per la collezione autunno/inverno 2018 da COMME des GARÇONS HOMME PLUS, realizzando assieme a Rei Kawakubo della creazioni praticamente uguali.

I cappucci uguali a 99%IS-

Off-White FW21 / 99%IS- “Bat Hood” (2019)

Nella parte più streetwear e se vogliamo anche più tecnica, saltano subito all’occhio dei cappucci oversize che riescono a coprire quasi tutto il viso lasciando comunque visibilità agli occhi grazie alle parti traforate a forma di lenti. Il connubio perfetto tra stile e funzionalità, che a primo impatto potrebbe sembrare quasi una curiosa reinterpretazione dell’iconica signature di C.P. Company. In realtà quel design è ripreso pari pari dal celebre Bat Hood rilasciato nel 2019 da 99%IS-, brand sudcoreano che ha basato il suo successo sulla sperimentazione e un’attitudine grottesca.

I puffer vest che riprendono Balenciaga

Off-White FW21 / Balenciaga SS17

Vi ricordate i puffer vest di Balenciaga che nel 2017 invasero gli street style di tutto il mondo? Ecco, gli stessi volumi oversize e le spalle pronunciate sono stati utilizzati da Virgil Abloh per alcuni look della collezione autunno/inverno 2021 di Off-White. In questo caso non si può di certo parlare di trademark, però l’estrema somiglianza con le silhouette e il layering tipico dell’estetica di Demna Gvasalia sono alquanto sospette.