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Una stella di cemento: il Monumento Kosmaj

Articolo di

Alberto Bonazzi

Interrogando un qualsiasi dizionario della lingua italiana, è possibile notare che la parola “monumento” è immancabilmente seguita da una definizione che recita più o meno così: segno che fu posto e rimane a ricordo di una persona o di un avvenimento, in particolare, opera di scultura o di architettura decorativa che si colloca nelle aree pubbliche.

Fin qui, nulla di sconvolgente se si fa fede all’idea condivisa che si ha di monumento. Una statua equestre, un obelisco, o un grande arco che ricordano antiche vittorie della patria, ma anche opere funerarie che rendono omaggio a figure da non dimenticare. Tutti esempi, questi ultimi, di monumenti che i più sono abituati a vedere quotidianamente attraversando i centri storici delle proprie città e che difficilmente sono capaci di destare particolare stupore. Eppure, ne esistono alcuni, sparsi per il mondo, che lasciano tutti a bocca aperta.

Photo: Danica Markez

Uno dei monumenti più emblematici da questo punto di vista, è sicuramente quello che si può trovare spostandosi a circa 50 km a sud di Belgrado, in Serbia, e più precisamente sulla cima del rilievo montuoso che porta il nome di Kosmaj. Qui, completamente circondato dalla vegetazione, sorge il Monumento Kosmaj, una struttura solitaria e imponente, tanto inaspettata quanto affascinante, specialmente quando circondata dalla nebbia che la fa apparire come una presenza appartenente a un futuro distopico o a uno scenario post-apocalittico, non di certo alla realtà.

Conosciuto anche come “scintilla della libertà”, il monumento è stato progettato a quattro mani dallo scultore Vojin Stojić e dall’architetto Gradimir Medaković nel 1969, quando venne indetto un concorso al fine di dedicare un monumento alla memoria dei caduti durante le lotte di liberazione che segnarono la Jugoslavia nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il progetto, vincitore su oltre 20 proposte, venne ufficialmente completato e inaugurato nel 1971 e, dal quel momento, non smette di attrarre a sé visitatori provenienti non solo dalla nazione che lo ospita, ma anche dal resto del mondo.  

Ibrido tra scultura e architettura, il Monumento Kosmaj si compone di 5 corpi verticali realizzati in cemento, alti 30 metri e disposti circolarmente attorno a un unico centro in cui è posizionato un altare di pietra. L’accesso avviene attraverso un’ampia scalinata, che eleva la struttura a 10 metri dal livello del terreno, e il linguaggio brutalista, che esclude ogni trattamento al cemento grezzo, esalta ancora di più il risultato plastico della composizione e ne sottolinea le linee decise e taglienti

Photo: Danica Markez

Ciò che colpisce maggiormente del monumento, tuttavia, è la coesistenza tra la statica imponenza e l’esplosiva dinamicità che Vojin Stojić e Gradimir Medaković riuscirono a conferire alla propria opera. Da lontano, gli affilati raggi che modellano i 5 corpi in cemento ricordano le fattezze di una stella che dà l’impressione di essere caduta dal cielo conficcandosi direttamente nel terreno; dall’interno, invece, si viene sormontanti dalla presenza di volumi fuori scala che disegnano, attorno alla persona, uno spazio prima inesistente.

Oggi, complice il crescente interesse nei confronti di architetture al di fuori dell’ordinario, il Monumento Kosmaj sembra tornato allo splendore di un tempo, diventando una location d’eccezione per la realizzazione di eventi e shooting fotografici. Nel corso del tempo, però, l’opera ha visto alternarsi, a fasi di forte affluenza di visitatori, momenti che ne hanno rasentato il completo abbandono e che hanno interrotto la possibilità di tramandare consapevolmente e correttamente il valore e il significato originario legato al passato storico dei territori su cui sorgono queste opere. Ciò è qualcosa di comune e condiviso a tutti i monumenti di questo tipo, soprattutto a quelli che popolano le terre dell’ex Jugoslavia, i cosiddetti “spomenik”.