333 Mob: la famiglia che ha cresciuto Lazza

Articolo di

Matilde Manara

Foto di

Mattia Guolo, Any Okolie e Andrea Barchi

Lazza è indubbiamente uno degli artisti più forti che il panorama rap italiano abbia mai avuto. Con sicurezza, determinazione e sfrontatezza dialettica, il ragazzino cresciuto facendo freestyle sui muretti di Milano, si è ritagliato il proprio spazio statuario sulla scena e l’ha fatto in una realtà musicale sempre più veloce e, a suo modo, esigente. 

Quella di Lazza è una storia caratterizzata dai legami. In ballo, infatti, non c’è solo il rapporto tra Zzala e i suoi fan, potente e costante, ma anche tra Jacopo e l’altra sua famiglia: 333 Mob.

333 è una realtà efficiente quanto riservata. Tutti infatti sanno che non fotti col Mob, ma nessuno ha mai spiegato a chiare lettere come funzioni il meccanismo laborioso e silenzioso su cui Lazza fa cieco affidamento.

Per parlare delle dinamiche meno public knowledge che caratterizzano questa dimensione abbiamo deciso di farci aiutare direttamente da chi ne fa parte, nostra guida d’eccezione è stato infatti Moab, designer e membro di 333.

La storia di 333 Mob

Come è nato 333 Mob? Tutto parte da Low Kidd, il giovane producer riconosceva e collegava la sua musica a questo nome fin da tempi non sospetti, quando per lui il successo e il mondo di Machete Crew erano ancora molto lontani e la realtà era quella della strada e degli amici d’infanzia.

Anche se quasi nessuno lo sa, però, la prima volta che si è parlato davvero di “Mob” è stato negli studi di Machete nel 2014. Low Kidd stava lavorando a stretto contatto con Charlie Charles – dopo che Charlie aveva realizzato un beat per “Machete Mixtape 3”, quello di “Ce L’Ho” – ed è lì che tra i due nasce un ottimo feeling.

I due producer si trovano bene tanto da pensare di pubblicare musica insieme ed esce un nome, “The Mob“, ma anche delle tracce come ad esempio “OGNT“. Il pezzo di Sfera Ebbasta, diventato culto della trap italiana, risulta infatti prodotta da “The Mob”, non solo da Charlie.

“The Mob” è stato il primo esperimento di quello che è ora 333, un passaggio importante per arrivare a Mob. L’idea di mettere assieme dei producer e di lavorare con più teste.

Low Kidd ad Outpump

L’anno di riferimento di questa storia, come un segnalibro, diventa quindi il 2016. Quei mesi, infatti, sono caratterizzati da diversi avvenimenti importanti. Lazza esce dal collettivo Blocco Recordz mentre Low Kidd e Slait, entrambi parte attiva di Machete, capiscono che c’è spazio e margine per un progetto fratello e parallelo.

Kidd mi ha chiamato chiedendo di passare in studio. Erano tipo le sei di sera del giorno di capodanno del 2016. Io, lui, Ignazio e Lazzino ci siamo trovati a luci spente a tirare le somme. Anche se ci conoscevamo già e ci stavamo lavorando da prima, tutto e nato lì, in quel momento.
Poi ognuno è andato a festeggiare l’anno per i fatti suoi… mi ha accompagnato a casa la mamma di Lazza, lui non aveva la patente, me lo ricordo ancora (ride, ndr).

Moab ad Outpump

333 nasce per rispondere a un’esigenza interna di quello che era il collettivo di Machete ai tempi. Nel 2016 la trap iniziava a farsi largo tra le cuffie di molti, con suoni diversi e lontani dall’immaginario e dalle produzioni realizzate fino a quel momento dal gruppo. 333 nasce quindi per creare uno spazio d’espressione nuovo, una tela bianca, con i pro e i contro del caso.

Ciò che lega Machete e 333, oltre al percorso, è Slait. Lui svolge un ruolo chiave in questa storia fatta di musica, persone e interazioni, proprio per la poliedricità dei suoi compiti. Oltre ad essere cofondatore sia di 333 che di Machete, Ignazio (Slait, ndr) ha realizzato un gruppo dentro i gruppi attraverso la sua agenzia “Me Next”.

Slait e Low Kidd

Di questa realtà, infatti, fanno parte tutti gli artisti di entrambi i collettivi, ma non solo. Sotto l’ala del dj e produttore artistico ci sono anche personaggi esterni ad entrambi i gruppi, come ad esempio tha Supreme, Mara Sattei o Young Miles, che però vengono continuamente integrati. Slait, per tutti, è una sorta di comune denominatore.

L’incontro tra tanti artisti dà vita a qualcosa di vivo e sorprendente. Fusioni su fusioni di suoni e idee che in una realtà meno interattiva non avrebbero mai avuto modo di trovarsi, ma che assieme spaccano le pietre, come ha recentemente dimostrato l’uscita di “Bloody Vinyl 3“.

Ma tornando a noi, nel 2017 molte cose si concretizzano e la crew di 333 si allarga arricchendosi di nuovi componenti – tra cui il fotografo Any Okolie e il rapper Zuno Mattia – e uscendo finalmente con i primi progetti musicali. Viene pubblicato il primo disco di Lazza, “Zzala“, diversi singoli di Zuno e il remix di “Lario” con Fabri Fibra, brano scolpito nella pietra per molti amanti del rap.

Fin da subito si capisce che il gruppo ha idee e principi molto chiari, in “Zzala“, infatti, non ci sono riconoscimenti spartiti tra i componenti, non c’è merito di una sola persona: le produzioni del disco sono tutte esclusivamente attribuite a 333 Mob. Una famiglia.

Ad aprile 2017 è uscito “Zzala”, è inspiegabile, è esploso tutto. Mi ricordo quando partì il tour, eravamo all’inzio: promoter peggiori, locali peggiori… tutto con i due soldi che avevamo in tasca. Ma è stato veramente incredibile.

Moab a Outpump

Il tour di “Zzala” tiene i ragazzi impegnati per il resto di quell’anno e tra i tantissimi concerti uno su tutti ne ha segnato l’importanza. A novembre 2017, 333 fa sold out ai Magazzini Generali di Milano, luogo di passaggio obbligato per tutti i rapper italiani. Quel palco non fu importante solo per Lazza, ma anche per un insospettabile tha Supreme, che con un suo dj set apriva il concerto del collega.

Per il periodo, quel sold out è stato importantissimo. Il rap non era quello che è ora, e noi non avevamo nessuna struttura eccezionale dietro, non c’era il budget. Tutto il lavoro che ci ha portato lì è stato fatto da indipendenti e riempire i magazzini da sbarbati era una cosa incredibile. Jacopo era davvero emozionato, io lo ero.

Moab ad Outpump

Nel 2018 Kidd esce con un suo album, “3 Indigo“, progetto in cui veste i panni sia di produttore che di rapper. Negli stessi mesi Lazza scrive nuovi pezzi e a luglio approda sulle piattaforme digitali “Porto Cervo“, ultima uscita sotto Sony dell’artista. La squadra nel frattempo diventa sempre più numerosa, contando tra le proprie schiere anche il fotografo Mattia Guolo.

Quando è entrato Mattia si sono concretizzati diversi spunti, ha reso possibile un certo salto di qualità che fino a quel momento non ci caratterizzava.

Moab a Outpump

Mentre “Zzala” fa Disco D’Oro succede un’altra cosa che condizionerà il percorso di Lazza e di 333 in modo significativo: esce il remix di “Porto Cervo” con Dolcenera. Il pezzo viene realizzato proprio nel periodo in cui la cantante si divertiva a rivisitare i brani più discussi dei rapper italiani, rivoltandoli in chiave acustica e caricandoli su YouTube.

Quella risposta musicale, quel featuring, urlava forte un senso provocatorio e metaforico che andava oltre la musica: il pop italiano aveva scagliato, quasi con scherno, la prima pietra e il rap si era dimostrato all’altezza. Quel singolo non ha una valenza significativa solo come rappresentazione di una contaminazione di generi musicali diversi, quanto piuttosto per l’avvicinamento di Lazza all’idea di rap su pianoforte, tanto importante poi negli anni successivi.

Il 2018 si chiude con la firma di Lazza in Island/Universal e si inaugura l’anno nuovo con un altro featuring. A gennaio 2019 esce “Gucci Ski Mask“, traccia realizzata con Guè Pequeno, e due mesi dopo arriva “Re Mida“. Il disco si dimostra la conferma di un progetto fertile, sbarca rapidamente in classifica Fimi e fa praticamente subito Disco D’Oro, per poi ottenere anche il Platino. 333 Mob è una forza inarrestabile.

“Re Mida”, però, non aveva ancora finito di stupire. Lazza si chiude in studio per mesi seduto al pianoforte e realizza il riarrangiamento acustico di tutti i brani del disco. “Re Mida: Piano Solo” esce il 4 ottobre 2019 con un suono completamente nuovo e diversi featuring inediti.

Questa cosa di portare il piano sul rap l’ho sempre avuta dentro in realtà, ha sempre fatto parte di me. Ma è stato un processo graduale. Mi usciva con naturalezza suonare, come se non fosse speciale, poi ho realizzato di essere l’unico a poterlo fare rimanendo credibile considerato il mio passato, la mia formazione.

Lazza ad Outpump

Mentre il 2020 metteva a dura prova moltissimi artisti e non, Jacopo durante i pochi mesi di quarantena si è messo di nuovo al lavoro e ha realizzato tantissime tracce. Le produzioni vengono assemblate e presentate in un mixtape: “J“.

Il disco è stato totalmente prodotto durante la quarantena, è stato un progetto di sfogo che mi ha aiutato a mantenere la testa concentrata, lontana da quello che stava succedendo fuori.

Lazza ad Outpump

Per questo progetto Zzala e 333 hanno scelto di dare particolare importanza all’aspetto comunicativo, realizzando la cover proprio con le loro mani.

L’idea della copertina del mixtape è strettamente legata ai tatuaggi di Lazza. In essa infatti appaiano la j che il rapper porta stampata sul viso e il groviglio di serpenti e fuoco che invece gli accompagna la mano, uniti in una scultura. Il soggetto che troneggia come immagine del mixtape è infatti realmente una scultura: la J bianca è stata realizzata su gesso dallo stesso tatuatore di Lazza: Mirko Sata con il quale sono stati realizzati prima dei disegni tridimensionali e poi un vero calco.

I volti di 333

In 333 Mob, come in qualsiasi altra organizzazione, ognuno ha un ruolo e un compito ma la forza di questa realtà sembra stare proprio nella capacità di integrare e completarsi l’un l’altro, senza scalvacarsi.

Kidd e Slait, assieme, sono direttori artistici di 333, così come ne sono co-fondatori e produttori, ma non solo. Dal punto di vista aziendale Ignazio risulta essere anche CEO – o amministratore delegato, per fare i seri – dell’etichetta, mentre lo studio di registrazione è a tutti gli effetti il regno di Low Kidd.

L’arista di punta dell’etichetta, e attualmente unico scritturato, è Lazza. Lui ovviamente rappa ma non solo, non tutti infatti sanno che spesso e volentieri è in prima persona anche produttore della propria musica.

In 333, però, non ci sono solo artisti e produttori ma molto di più. Fin da subito infatti è stata profondamente coinvolta una figura professionale diversa da quelle che siamo soliti consolidare in un collettivo: un grafico. Moab, direttore artistico e lead designer, è parte attiva ed integrante dell’etichetta così come lo è Madalin Missaglia, stylist del collettivo.

Anche lo staff che si occupa dell’organizzazione dei concerti è a tutti gli effetti componente della famiglia, sono infatti importantissimi anche il tour manager Zanza, così come figure quali Stano e Tony Molina, che per 333 sono una mano sempre protesa.

Il Futuro Di 333

La realtà di 333 Mob è tutt’altro che statica, il collettivo è in continua evoluzione e attivo in termini di produzioni musicali. Le idee riguardo al futuro dell’etichetta non mancano e preannunciano una grande evoluzione.

Sono stati 5 anni molto intensi ma siamo solo all’inizio. Ci saranno tante altre storie da raccontare, con nuovi artisti e nuovi progetti. Non siamo affatto arrivati alla fine.

Low Kidd ad Outpump
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