“A Written Testimony” di Jay Electronica è un baluardo culturale

Articolo di

Claudio Pavesi

Dopo undici anni di attesa Jay Electronica è uscito con un album: “A Written Testimony“. Un album interessante e complesso che ospita artisti come Travis Scott, James Blake e The-Dream ma anche tante comparsate non creditate di Jay-Z, praticamente un featuring costante in tutto il disco.

STORIA DI USCITE MANCATE

Ci è voluta una pandemia mondiale per convincere Jay Electronica a fare uscire un album ufficiale. “Act 1: Eternal Sunshine (The Pledge)” è ormai del 2007, dal 2009 invece aspettavamo “Act II: Patents of Nobility (The Turn)“, che tanto aveva messo hype nel mondo del rap per via dell’uscita di “Exhibit C“, forse uno dei pezzi più amati, celebrati e tecnicamente completi della storia del rap.

E invece nulla. Nel 2010 Jay Elec firmò con Roc Nation, e tutti abbiamo sperato che finalmente un’etichetta di quel livello lo portasse a rilasciare un album. Ogni sedici mesi circa Electronica comunicava l’annuncio del suo album, con l’aggiunta di qualche singolo tra cui va inserito anche “Control”, pezzo reso leggendario dalla strofa di Kendrick Lamar e successivamente inserito nell’album di Big Sean. Partono le prime speculazioni tra le quali ci sono l’abuso di droghe e il fatto che il buon rapporto con Jay-Z gli permetta di godersi i soldi del contratto discografico senza produrre musica.

Continuano a passare gli anni ma ancora niente, fino al 2019, anno in cui ha intensificato il numero di featuring, fino ad arrivare all’inaspettato annuncio di un disco: “A Written Testimony”, realizzato in 40 giorni e 40 notti a partire dal 26 dicembre 2019. Ironico che dopo 13 anni dall’ultimo progetto, il successivo sia stato realizzato in poco più di un mese.

Extra, extra, it’s Mr. Headlines
Who signed every contract and missed the deadlines
40 days, 40 nights, tryna live up to the hype
It’s the road less traveled, it’s the one who missed the flights
Hov hit me up like, “What, you scared of heights?

Jay Electronica – The Blinding

IL FATTORE JAY Z

La vera particolarità di questo album sono i featuring non creditati di Jay-Z che diventano un elemento chiave, specie considerando la loro presenza in 7 delle 10 tracce dell’album (in realtà 9 più un interlude).

My debut album featurin’ Hov, man, this is highway robbery

Jay Electronica – Ezekiel’s Wheel

L’effetto Jay-Z può però essere controproducente. Il rap è anche competizione e dover essere paragonato barra per barra a uno dei più grandi di sempre, forse il più grande, per quasi l’intero album non è cosa da poco, specie se parliamo del primo album ufficiale di un artista atteso da oltre un decennio. “Act I” e soprattutto “Exhibit C” misero Jay Electronica nelle posizioni più alte delle classifiche personali di molti appassionati. Un conto è essere paragonato a Hov dal punto di vista del liricismo, un altro è andargli a fianco, barra per barra, per un intero disco. Il problema di Jay Electronica infatti è la difficoltà a spiccare in alcune strofe se paragonate a quelle di Mr. Carter. Non che le rime dell’ex compagno di Erykah Badu non siano di alto livello ma diciamo che è più difficile risaltare su un campo da pallacanestro se si gioca insieme a LeBron James.

Jay-Z al tavolo con Roger Goodell, il commissioner della NFL. La relazione tra Hov e la NFL, sua ultima partner commerciale, è discussa in “Flux Capacitor”

Nonostante ciò, quella di Jay Electronica sembra essere stata una presa di posizione, come un modo per convincersi a entrare nel mercato a gamba tesa, un test irraggiungibile per convincersi a realizzare un progetto musicale completo e confrontarsi con le conseguenze: numeri, critiche, commenti. Il tema della paura infatti è ricorrente in tutto l’album, insieme alle già citate distrazioni, che siano queste fatte da blocchi mentali o vizi terreni.

Sometimes I was held down by the gravity of my pen
Sometimes I was held down by the gravity of my sin
Sometimes, like Santiago, at crucial points of my novel
My only logical option was to transform into the wind

Jay Electronica – Ezekiel’s Wheel

Da questo album Jay-Z ne esce più in forma che mai. Non solo ha continuato a mostrare la propria abilità lirica, su cui nessuno aveva dubbi, ma ha anche dimostrato di saper toccare temi e vocabolario più vicini a quelli dell’altro Jay di “A Written Testimony”, quali la religione (specie quella musulmana) e i suoi collegamenti con la cultura nera, quest’ultimo già un temo ampiamente abbracciato in 4:44.

Simbolo dello strapotere di Jay-Z è senza dubbio la strofa in “Universal Soldier”, in cui passa senza problemi dal parlare di droga a religione, dai riferimenti a Nietzsche agli Hot Boys (gruppo di cui faceva parte Lil Wayne da ragazzo), fino a dare lezioni di cultura americana parlando dei Gullah degli stati del Sud, dei DuPont e dei Carnegie.

PROG, CINEMA E BLACK CULTURE

I temi politici e i valori della cultura nera sono ovviamente molto presenti nell’album, così come le sonorità soul e funk nelle produzioni, tutte basate sui campionamenti, in stile pienamente old school. Non a caso Jay Electronica stesso ha prodotto sei decimi dell’album.

A proposito di campionamenti, non stupiscono gli estratti dei discorsi di Louis Farrakhan. Electronica è un fiero esponente del movimento afroamericano di stampo musulmano Nation of Islam, per questo le citazioni di Louis Farrakhan e Malcolm X sono costanti nella sua discografia, così come in “A Written Testimony”.

Jay Electronica in una sua esibizione live

Sorprendente invece è la presenza di tanto prog rock nelle produzioni, come dimostra il campione di Evensong di Robert Fripp in “Ezekiel’s Wheel”. Ulteriore prova è forse il beat più interessante di “A Written Testimony”, ovvero “Neverending Story”, realizzato da The Alchemist con un sample di Litto Nebbia, brano del 1976 del gruppo argentino La Caida.

Liricamente invece i due Jay continuano a fare lezioni di storia e di letteratura.

Jim Crow’s a troll too, he stole the soul music
That’s the blood that goes through me, so you assumin’
I could never sell my soul, they sold they soul to me
Peaceful teaching of Rumi, but don’t confuse me

Jay-Z – Ghost of Soulja Slim

“Ghost of Soulja Slim” è solo un esempio. Jay-Z cita Jim Crow, la figura cartoonesca diventata simbolo della discriminazione razziale, posizionandola in ambito musicale. Al tempo stesso parla della sua posizione distaccata da questo ambiente, citando gli insegnamenti di Rumi, poeta persiano del 1200 nonché nome di uno dei suoi figli.

If it come from me and Hov, consider it Qur’an
If it come from any of those, consider it Harām
The minaret that Jigga built me on the Dome of the Roc
Was crafted, so beautifully, consider this Adhan
From a hard place and a rock to the Roc Nation of Islam
I emerged on the wave that Tidal made to drop bombs

Jay Electronica – Ghost of Soulja Slim

Electronica prende a piene mani dalla cultura mususlmana, unendo sacro e profano (il Corano e il peccato, l’Haram), così come quasi in maniera blasfema paragona i due rapper di “A Written Testimony” al profeta Maometto, la Roc Nation ai minareti, Tidal a catastrofi naturali, il tutto unito da riformulazioni di modi di dire idiomatici dell’America del Sud. Praticamente materiale di studio.

In questo pezzo troviamo anche un riferimento musicale al cinema: il campione di “Jennifer’s French Movie” di John Williams, dalla colonna sonora di “La Valle delle Bambole”. Non si tratta dell’unico riferimento cinematografico visto che il campione chiave di “The Overwhelming Event” è “Thème De Gerbier” di Eric Demarsan, parte della colonna sonora di “L’Armata degli Eroi”. Dire che a Jay Electronica piaccia il cinema anni ’60 è un eufemismo.

Padre nuestro, que estás en El Cielo
Our heavenly father
Like Vince Staples said, we just wadin’ in the water

Jay Electronica – Fruits of the Spirit

Al di là della gioia per la strizzata d’occhio a Vince Staples, Electronica continua i riferimenti religiosi in “Fruits of the Spirit” passando stavolta al cristianesimo. L’uso dello spagnolo va a rafforzare la cultura di provenienza del riferimento. Tra le tante lingue toccate, anche il pidgin english (specialmente con radici nigeriane, nazione nel sangue di Electronica) per parlare di “Oyinbo” e “Wahala”, traducibili con “uomo bianco” e “pericolo”.

Jay-Z in studio. Sullo sfondo anche Jay Electronica

UNA TESTIMONIANZA PER I PROPRI CARI

Jay Electronica cita tutte le persone rilevanti nella sua vita nel corso dell’album. Da Lawrence ‘LAW’ Parker, suo manager, alla figlia Mars, ma anche la sorella, gli amici fatti nei periodi in Nigeria, alcuni confidenti e tutte le icone religiose e politiche che hanno guidato la sua vita nei momenti più bui, come quando era un senzatetto a Chicago e New York.

Non a caso, l’album si chiude con “A.P.I.D.T.A.”, ovvero “All Praise Is Due To Allah”, in cui i due Jay riflettono sul tema della morte di persone care. La strofa di Electronica è specialmente sentita, con diverse barre dedicate alla madre recentemente defunta. Forse è stato proprio questo fatto a portare il rapper originario di New Orleans a far uscire non solo un album, ma un album come questo, una testimonianza appunto di tutto ciò che lo rappresenta, un testamento da lasciare per sempre alle persone che ama. Electronica ha dichiarato che “A.P.I.D.T.A.” è stata registrata il 26 gennaio 2020, giorno in cui Kobe Bryant e sua figlia Gianna sono morti a causa di un problema all’elicottero su cui stavano volando.

Il fatto che nella strofa finale di questo pezzo Jay-Z non concluda l’ultima parola, che non a caso è “end” (fine), sembra certificare un altro tema importante portato dai due rapper, quello dell’immortalità delle parole, quelle studiate, ricercate e pronunciate dai grandi uomini e donne citati in questo manifesto.

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