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Air Jordan 2: la scarpa che fece quasi passare Michael Jordan ad adidas

Articolo di

Marco Rizzi

Foto e fonti

Nike, NBA, Gwarizm

Tra i primi modelli Air Jordan la 2 è senza dubbio una sorta di unsung hero, un modello fondamentale nella storia di Jordan Brand che per motivi abbastanza misteriosi non ha mai ricevuto dagli sneakerhead di tutte le generazioni l’amore che merita, spesso messa in ombra dall’ingombrante presenza dei due modelli a lei più vicini, Air Jordan 1 e Air Jordan 3, e il vero e proprio culto che hanno generato nel corso degli anni. L’opinione generale riguardo la II si è sempre divisa tra “scarpa da intenditori” e “scarpa dei bastian contrario”, chi deve sistematicamente andare contro corrente. Nei mesi trascorsi dai primi leaks della nuova collaborazione tra Off-White e Air Jordan firmata Virgil Abloh, che avrà proprio la 2 come protagonista, sembra che un po’ d’attenzione sia tornata sul modello e in molti si sono chiesti quale sia la sua storia e il ruolo, decisamente meno decantati rispetto a quelli dei modelli sopra citati.

Reduce dal successo sorprendente della Air Jordan 1 Nike affidò il secondo capitolo della neonata linea Air Jordan a Bruce Kilgore, senior designer di Nike Basketball che negli anni precedenti aveva firmato progetti molto importanti, tra cui Air Force 1 nel 1982. Kilgore e Peter Moore, designer della Air Jordan 1, ebbero modo di lavorare insieme a cavallo tra il 1985 e il 1986, durante la sfortunata seconda stagione da pro di Michael Jordan, saltata quasi interamente per una frattura alla caviglia. In questi mesi i due designer ebbero modo di sperimentare e creare insieme alcuni dei modelli che Jordan avrebbe utilizzato durante la lunga riabilitazione e, successivamente, al suo ritorno in campo. È a questo periodo che risalgono i primi schizzi di quella che sarebbe diventata la Air Jordan 2, costruita su una sole unit modificata derivata dalla contemporanea Nike Court Force. Questi esperimenti diedero vita non soltanto alla celebre Air Jordan 1 “Dunk Sole”, indossata da MJ anche durante la famosa serie contro i Boston Celtics al suo ritorno nei Playoff NBA del 1986, ma anche al modello che oggi conosciamo come Air Jordan 1.5, una sorta di step intermedio che univa l’upper della Air Jordan 1 a una suola con maggior capacità di ammortizzamento e assorbimento degli urti, molto simile a quella che nei mesi successivi sarebbe apparsa sulla Air Jordan 2.

La Air Jordan 2 fece il suo debutto sui parquet NBA all’inizio della stagione 1986/87, arrivando soltanto più tardi sugli scaffali dei negozi. In netta controtendenza rispetto al primo capitolo della linea, Nike realizzò soltanto due colorway della Air Jordan 2, entrambe proposte in versione sia hi-cut, sia low-cut. Alla prima cw white/red/black fece seguito la white/red, utilizzata da MJ anche a Seattle, durante l’NBA All Star Game 1987. Ad oggi questo è in assoluto il minor numero di colorway originali per una Air Jordan della “serie numerata”.

Kilgore decise di eliminare lo swoosh dal fianco della scarpa, accontentando così le vanità di Jordan, ormai non soltanto una superstar ma anche uno dei principali testimonial di Nike. L’assenza di un logo laterale donò un look pulito alla Air Jordan 2, sottolineato anche dalla pulizia delle colorway e dalla selezione di materiali pregiati ed esotici, come il pannello in “lizard skin” a forma di delta che divide a metà il profilo della scarpa. L’intera produzione della Air Jordan 2 venne affidata da Nike a stabilimenti italiani, principalmente nel distretto calzaturiero di Montebelluna, in Veneto. Qui lo Swoosh realizzava e realizza ancora oggi parte delle calzature su misura destinate agli atleti, oltre a diversi prototipi e modelli sperimentali principalmente per tennis, calcio e pallacanestro.

Jordan indossò sul campo da gioco tutte e quattro le versioni originali della Air Jordan 2, dando anche molto spazio alle due colorway low-cut, spesso utilizzate quando erano necessarie ingombranti fasciature per proteggere la caviglia infortunata l’anno precedente.

Analizzando i dati di vendita dell’epoca si può riscontrare come, contro ogni aspettativa, la Air Jordan 2 riuscì a bissare i numeri registrati dalla Air Jordan 1. Questo servì ai vertici di Nike come ulteriore dimostrazione dell’ormai assoluto strapotere mediatico di MJ: nonostante il retail altissimo conseguenza della produzione italiana, nonostante il grave infortunio nella stagione precedente e anche alla scelta limitata di colori e varianti, la Air Jordan 2 fu un enorme successo. Anche senza swoosh.

Durante il 1987 Nike valutò anche la possibilità di lanciare sul mercato un takedown della costosa Air Jordan 2, producendo alcuni sample di una seconda Air Jordan KO che, purtroppo, non entrò mai ufficialmente in produzione. A metà del 1987 Bruce Kilgore lasciò la sua posizione di designer della linea Air Jordan al giovane e promettente Tinker Hatfield che, dopo un iniziale contrasto con MJ, legò per sempre il suo nome al brand Jordan e ai grandi successi degli anni successivi. L’arrivo della Air Jordan 3 nell’autunno del 1987 segnò non soltanto il debutto dell’Elephant Print e dell’aria visibile sui modelli AJB, ma anche quello del Jumpman, che mandò definitivamente in pensione il “Wings Logo” disegnato nel 1984 da Peter Moore.

Tutte e quattro le versioni originali della Air Jordan 2 fecero per la prima volta il loro ritorno in versione Retro nel 1994, parte del pack-tributo rilasciato da Nike a pochi mesi di distanza dal primo ritiro dal basket giocato di Michael Jordan.

Secondo una leggenda metropolitana che da decenni circola nei forum di appassionati di sneakers, la fabbrica italiana cui Nike affidò la produzione della Air Jordan 2 nel 1986 distrusse i calchi e le forme originali utilizzate per l’assemblaggio. Secondo altre fonti le forme furono smarrite durante la spedizione verso Beaverton o, addirittura, rubate. In ogni caso, il risultato finale di ogni storia è lo stesso: per produrre le Retro del 1994 Nike finì per dover smontare le paia originali tenute in archivio, ricavando così dei nuovi cartamodelli per produrre nuove forme.

Dopo il 1994 la Air Jordan 2 “White/Red” ha fatto il suo ritorno sugli scaffali due volte nel taglio Hi (2008 come parte del Countdown Pack e 2013) e una volta in taglio Low (2004). Ugualmente, anche la “White/Black/Red” è stata riproposta una volta in taglio basso (2013) e due volte in taglio alto (2004 e 2010, ribattezzata Air Jordan 2 QF).

A metà degli anni ’00 la Air Jordan 2 entrò stabilmente nella line-up dei modelli lifestyle del brand Jordan, ma ad attirare l’attenzione di molti fu il grande numero di versioni Player Exclusive realizzate per i membri del Team Jordan tra cui Rip Hamilton, Carmelo Anthony, Ray Allen, Quentin Richardson, Mike Bibby e Josh Howard. Il più particolare, però, resta quello prodotto nel 2007 per Marcus Jordan: il secondogenito di MJ, oggi proprietario del negozio Trophy Room, ricevette questa particolare PE nel 2007, mentre era impegnato a giocare la sua stagione da senior con i Dolphins della Whitney Young High School di Chicago.

Nello stesso periodo la Air Jordan 2 fu protagonista di due importanti special project del Jumpman. Prima, nel 2007, la colorway disegnata dal quindicenne Sheridan Brenton nell’ambito della partnership con il Doernbecher Children’s Hospital di Portland e successivamente, nel 2008, la collaborazione con Eminem ribattezzata “The way I am”, prodotta in 313 paia, tributo all’Area Code della città di Detroit, destinate alla vendita al pubblico, contrariamente a quanto successo in precedenza con la Air Jordan 4 “Encore”.

Nel 2010 Air Jordan presenta l’imponente collezione “Premio Bin 23”, una selezione di modelli storici rielaborati in edizione limitata e prodotti con materiali di lusso. Visto il suo passato, la Air Jordan 2 entra di diritto a farne parte, con una versione in cuoio e pelle di coccodrillo limitata a sole 1097 paia prodotte, la tiratura più bassa tra i modelli presenti nella collezione.

Tra il 2015 e il 2017 la Air Jordan 2 fu scelta come base per la prima collaborazione ufficiale tra il Jumpman e Don C, designer ed ex manager di Kanye West. Don C paga nuovamente tributo alle origini luxury della Air Jordan 2 inserendo un pannello quilted sul lato della scarpa, presente in tutte e tre le colorazioni: “Blue”, “Beach” e “Arctic Orange”.

Dopo qualche anno di assenza, oggi la Air Jordan 2 sta prepotentemente tornando protagonista nel mondo delle snekers. Virgil Abloh ha scelto la versione low-cut della II per la sua ultima collaborazione con Air Jordan, in uscita il 12 novembre. Abloh, come da abitudine, ha modificato pesantemente l’estetica della scarpa, tagliando il collar e utilizzando una particolare sole unit trasparente che replica crepe e colore delle suole in poliuretano delle suole ormai sbriciolate delle versioni OG del 1987.

Sembra che nei prossimi mesi anche J.Balvin e lo store losangelino Union proporranno la loro versione della Air Jordan 2, che sembra già confermarsi come uno dei modelli protagonisti del 2022 – in attesa che il Jumpman mostri un po’ d’amore anche agli amanti del vintage riproponendo nuovamente le quattro edizioni originali.