ALYX, RIMOWA, Daniel Arsham e Dom Pérignon sfilano per Dior

Articolo di

Roberta Gervasio

Tra le passerelle della Paris Fashion Week, quella che ha creato maggior hype e intrepida attesa è stata sicuramente quella curata da Dior. La curiosità era palpabile, acuita soprattutto dai numerosi indizi rilasciati online da Matthew M. Williams, Daniel Arsham e RIMOWA.

L’attesa è valsa la pena, le aspettative sono state sicuramente raggiunte e superate. Il tutto è stato espresso in un mix letale di elementi streetwear, tagli sartoriali maturi e posati e strepitosi elementi scenici recuperati direttamente dalle esposizioni di Daniel Arsham.

Come la collezione Pre-Fall 2019 in collaborazione con Hajime Sorayama, in cui l’elemento artistico era rappresentato dai suoi personaggi robotici persi tra i fiori di pesco di Dior, questa volta l’artista è Daniel Arsham.

Kim Jones recupera da lui i suoi elementi chiave, primo fra tutti l’idea delle ceneri dal futuro. Proprio richiamando la fragilità dei suoi lavori, Arsham scolpisce orologi che si disgregano prima della sfilata Dior, così come il lettering del brand che cade sotto i colpi del tempo, riducendosi in macerie. Proprio come quando a presentare la linea con Sorayama ci fu una sexy scultura di 12 metri d’altezza che rappresentava una donna robotica, questa volta ritroviamo orologi e magazine scolpiti ad annunciare la sfilata.

Per la linea Future Reliac, composta dai suoi iconici resti dal futuro, troviamo camicie, t-shirt, trench, cappellini e accessori. Tra le camicie, come già osservato per Sorayama, troviamo pattern all-over riportanti sia il lettering Dior sia i suoi classici orologi.

Forte della recente collaborazione con RIMOWA, Daniel Arsham ha rilasciato una seconda parte di essa: sempre nella linea Future Relic, dunque, compaiono delle piccole RIMOWA case shoulder-bag su cui si possono notare i resti decomposti già noti. Completano il look, degli stivali con suola prorompente e tomaia in plastica trasparente. Tra gli accessori, vale la pena citare uno snapback a metà su cui la visiera e la parte anteriore del capo presenta la composizione tipica di ogni cappellino; la parte interiore, invece, sembra esser stata distrutta da un meteorite. In linea con la sua creatività, infine, possiamo ammirare portachiavi e accessori eseguiti con la stessa tecnica.

Riguardo l’allestimento, l’artista dà il meglio di sé: la passerella, infatti, così come tutti i luoghi in cui Dior è stato presente, era formata da polvere di Pepto-Bismolo rosa, un medicinale molto usato fuori dall’Italia per curare nausea e dolori addominali. Insomma, lontano dalle sue ceneri vulcaniche, dai minerali ferrosi, dalla selenite e dall’hydtrostone concede la sua creatività a materiali maggiormente reperibili e alla portata di tutti.

Il coinvolgimento di Matthew M. Williams si può ritrovare, per la quarta volta, sulle fibbie e sulle chiusure delle borse targate Dior, nonché su tutte le cinture indossate in passerella. Tra le varianti ritroviamo l’iconica Saddle Bag a tracolla, e l’indispensabile zaino Saddle.

RIMOWA, dopo aver aperto le sue porte all’hype collaborando con Supreme e Off-White, di recente ha lanciato una capsule collection mettendo le sue classiche valigie al servizio di Daniel Arsham che le ha prontamente consumate, facendole diventare l’ennesimo reperto nel suo futuro distopico.

Non è tutto però. Non ha perso occasione per reinventarsi ancora una volta, prestandosi all’eccentrica mente creativa di Kim Jones. Le sue classiche valigie in alluminio anodizzato, una tecnica che assicura longevità e un buon rapporto qualità-prezzo, si prestano a nuove dimensioni oltre a quelle già note. Dunque troviamo shoulder-bag in alluminio disponibili in varie colorazioni, tenute con cinghie brandizzate Dior, oppure altri bagagli da mano in varie dimensioni che presentano il monogram Oblique.

Due piccole parentesi da fare riguardano l’una la collaborazione con Arsham, estremamente piccola e raffinata, e l’altra che vede l’interazione di Dom Pérignon. Proprio quest’ultima, presentandosi come un bagaglio a mano bombato e quadrato, possiede una struttura superiore su cui adagiare con sicurezza una costosissima bottiglia di champagne.

Una menzione particolare meritano sicuramente anche i gioielli, finemente lavorati sotto lo sguardo attento di Yoon Ahn e che richiamano tutte le collaborazioni sopracitate.

Come aveva riportato Kim Jones in apertura della Pre-Fall 2019, Christian Dior, prima di essere un couturier, era un gallerista che ha avuto l’onore di lavorare con Salvador Dalì e Picasso. A questo punto, il direttore creativo si è spesso chiesto chi potesse essere oggi, per noi, all’altezza di quegli artisti; questo spiegherebbe la sua predilezione per le linee con KAWS, Sorayama e ora Arsham.

Non da poco, inoltre, la considerazione riguardo a questa stravagante partnership con lo champagne più noto al mondo: ricordiamo, infatti, che sia la maison Dior che la Moët et Chandon appartengano alla holding LVMH, un connubio, dunque, studiato a tavolino, nonché una mossa strategica non da poco.

Insomma, questa passerella ci ha lasciati esterrefatti, quale altro artista vi piacerebbe vedere insieme a Dior? Fatecelo sapere nei commenti. Se il contributo di Daniel Arsham vi ha incuriositi, date un’occhiata al nostro focus su di lui.

prossimo articolo

Gabber Eleganza rilascia la capsule collection “Summer of Love 2019”