Fashion

Da Galliano a Zendaya: la tela del ragno nel multiverso fashion

Articolo di

Leonardo Brini

In occasione della première del nuovo film Marvel “Spider-Man: No Way Home”, Zendaya si è presentata sul red carpet di Los Angeles con un abito custom-made firmato Valentino, destinato a diventare uno degli outfit più iconici sfoggiato durante una prima cinematografica.

Nelle scorse settimane, dopo l’apparizione alla cerimonia di consegna del Pallone d’Oro con un abito Roberto Cavalli decorato da una spina dorsale dorata che ricordava il costume di Doctor Octopus, sul web erano emersi numerosi articoli e video che evidenziavano come l’attrice americana fosse solita abbinare i suoi vestiti ai film da promuovere. Per celebrare l’uscita del nuovo blockbuster Marvel, però, il duo composto da Zendaya e Piccioli, attuale direttore creativo della maison, è riuscito ad andare oltre i classici “omaggi” indossando un abito in chiffon color carne che ha lasciato senza parole fan e giornalisti presenti. Il long dress era rivestito da un sottile strato di tulle completamente ricamato con cristalli neri, i quali ricreavano un pattern luccicante a forma di ragnatele. Inoltre, l’attrice che nel film interpreta MJ (la fidanzata di Peter Parker aka Spider-Man), ha deciso di trasformarsi in una vera e propria “Spider-Girl” abbinando al vestito couture una maschera in pizzo e cristalli neri che ricordava, nella forma, il costume tradizionalmente indossato dal supereroe.

Se l’abito della Fashion Icon 2021 è apparso alla maggior parte del pubblico come un sentimentale tributo al suo ultimo lavoro cinematografico e al suo compagno nella vita reale (l’attore Tom Holland), gli appassionati di moda non hanno perso tempo e hanno subito sottolineato la somiglianza dell’abito di Valentino con quello di John Galliano della collezione Primavera/Estate 1997. Il lavoro di Piccioli, infatti, si inserisce in una lunga serie di rivisitazioni fashion dell’iconografia dei ragni, da sempre simbolo di creatività e duro lavoro ma anche di magia nera e del male. Da quando il personaggio di Spider-Man ha fatto il suo arrivo nel mondo dei fumetti e sul grande schermo, la tela è diventata senza dubbio il simbolo del supereroe ma, anche se oggi è difficile guardarne una senza pensare alle avventure dell’uomo-ragno, già molti anni prima le ragnatele avevano affascinato designer e creativi di ogni genere.

Tra i primi esemplari di “spider-dress” troviamo il modello “4650”, intitolato “Araignée”, realizzato nel 1927 da Madeleine Vionnet per la Duchessa di Gramont. La stilista francese, che raggiunse l’apice della popolarità all’inizio del ventesimo secolo, è considerata una delle creatrici di moda più importanti e influenti della storia poiché fu in grado di liberare le donne dai rigidi corsetti grazie ai suoi design morbidi e liberi da ogni tipo di costrizione. Il vestito “4650” in chiffon avorio riprendeva la tipica silhouette mid-lenght anni ’20 arricchendosi però di strass e perline in acciaio a forma di ragnatela. Oltre all’abito “Araignée“, negli anni successivi Madeleine Vionnet diede vita anche ad abiti più lunghi e sensuali, sempre ispirati al mondo degli aracnidi. Questi modelli erano caratterizzati per esempio da tagli e cuciture che ricreavano (in maniera più astratta) le linee della tela del ragno, come nel caso dell’abito da sposa in seta del 1929, oppure da audaci spacchi sul fianco decorati da perline.

Un altro celebre esempio di abito-ragno è quello ritratto nella fotografia di Horst P. Horst, che prende il nome proprio di “Spider Dress”, indosso all’attrice americana Helen Bennett. Risalente al 1939, il vestito, di cui non è specificato lo stilista, colpisce per il lungo strascico in chiffon realizzato con diversi pezzi che, uniti insieme, compongono una struttura geometrica simile a quella di una ragnatela.

Negli anni ’90, oltre ad alcuni cardigan firmati Maison Martin Margiela, il vero re dei ragni fu l’estroso designer britannico John Galliano. Utilizzando il mondo degli aracnidi come ispirazione, lo stilista realizzò due diversi capi: uno appartenente alla collezione primaverile Haute Couture di Givenchy (1996) e l’altro per la Primavera/Estate 1997 del suo omonimo brand. Il primo, realizzato per la maison francese del quale Galliano rimase a capo per poco più di un anno, era un voluminoso abito bianco sul quale poggiava un coprispalle di fili luccicanti a forma, ovviamente, di ragnatela.

Quello sotto il marchio John Galliano invece (al quale secondo molti si è ispirato Piccioli) presenta un doppio strato di seta e materiale sintetico, sul quale venne ricamata una gigantesca ragnatela con al centro un ragno. Proprio questo abito, esposto accanto a uno firmato Giorgio Armani, divenne anche uno dei pezzi principali della mostra “Superheroes: Fashion and Fantasy”, organizzata nel 2008 al Metropolitan Museum of Art di New York e volta a mettere in luce il dialogo tra il mondo dei fumetti e quello dell’alta moda.

E se ogni Mary Jane deve avere il suo Peter Parker, anche in ambito menswear non sono mai mancate le reinterpretazioni del costume di Spider-Man. Tra le rivisitazioni più innovative e sperimentali, nel 1998 Raf Simons portò in passerella una serie di maglioni destrutturati che, tra fili penzolanti e maglie allargate, rappresentavano una versione quasi post-apocalittica dell’uomo ragno. Diversi anni dopo, per la collezione Primavera/Estate 2020, Jun Takahashi (fondatore e direttore creativo del brand giapponese Undercover) realizzò camicie e giacche contraddistinte da una serie di pieghe a forma di ragnatela, realizzate mediante una particolare tecnica di termo-fissaggio.

Con l’uscita di “Spider-Man: No Way Home“, uscito ieri nelle sale italiane, chi saranno i nuovi designer che si immergeranno nel multiverso dei supereroi?