Gli NFT sono la prima via di guadagno degli atleti collegiali NCAA

Articolo di

Claudio Pavesi

Da ormai qualche tempo, la NCAA ha dato la possibilità ai propri atleti di guadagnare dalla propria immagine e su questo punto gli NFT si stanno rivelando importanti. Ovviamente non vuol dire che gli atleti collegiali potranno trovarsi sponsor tecnici e fatturare milioni di dollari come i professionisti in NBA o, in alcuni casi, in Europa, ma gli atleti più in vista potranno contare sui social media per pubblicizzarsi a livello commerciale. In questo contesto, NFT e criptovalute stanno quindi diventando un’opzione interessante.

La NCAA ha sempre ricevuto molte critiche per la scelta di non retribuire gli atleti nonostante ormai facciano parte di una giostra che porta nelle tasche delle università centinaia di milioni di dollari. I duri e puri continuano a sostenere che si tratta di un’attività non professionistica, motivo per cui la borsa di studio è più che sufficiente. Non tutti però sono d’accordo, in primis i talenti del basket che, avendo molte opzioni di campionati a livello internazionale, stanno iniziando a giocare in Europa, Australia e nel nuovo team Ignite della G-League, in cui i più brillanti liceali possono guadagnare anche 250 mila dollari all’anno.

Luka Garza col premio di giocatore dell’anno di Associated Press.

Alla ricerca di alternative per non perdere i migliori talenti, la NCAA ha lasciato spazio all’immagine dei giocatori, un’opzione che permette ai ragazzi di creare contenuti brandizzati sui social, guadagnare attraverso YouTube e Twitch, ma anche vendere prodotto personale, un qualcosa che fino a poco tempo fa era illegale e che aveva portato alla fine della serie di videogiochi NCAA Football, Baseball e Basketball di EA Sports, di cui infatti vedremo un rapido ritorno, come annunciato, quantomeno per la versione Football, la più amata.

In questo contesto, tanti atleti stanno cercando di capire come guadagnare da questa nuova dinamica, specie gli sportivi in ambiti meno pubblicizzati come ad esempio la ginnastica artistica o i tuffi. Chi ha più facilità a raggiungere un grande pubblico sono i cestisti e i giocatori di football che non a caso sanno di poter contare su un vasto numero di potenziali acquirenti da differente potere di spesa. In questo ambito, molti di loro si stanno focalizzando sugli NFT. L’agenzia Sportsfinda ha già lanciato un marketplace destinato appunto a questi prodotti in cui Luka Garza e Jalen Suggs, due dei nomi più importanti del basket collegiale, hanno già venduto degli artwork relativamente ai momenti chiave della stagione e ai traguardi raggiunti nel corso dell’anno. Garza ha addirittura inserito nella vendita di NFT anche esperienze da vivere con lui, come ad esempio una cena o una seduta di meditazione.

Hailey Van Lith in azione con Louisville.

Questo mondo potrebbe favorire soprattutto le donne, atlete che vedono meno denaro investito nelle proprie squadre ma che hanno un seguito individuale notevole in questo periodo, non a caso alcune ricerche hanno calcolato che otto dei primi dieci atleti nel Torneo NCAA per potenziali guadagni sono proprio donne, con una possibilità di fatturare quasi fino al milione di dollari in alcuni casi o addirittura superarli, come per la squadra femminile di ginnastica artistica di UCLA.

Al momento parliamo di un mondo con pochissime regole ma proprio in questi giorni la NIL, l’ente per la regolazione dell’ambito commerciale legato a immagine e nome dei singoli, metterà alcuni paletti, come ad esempio l’impossibilità di vendere highlights, al momento troppo legati ai diritti televisivi. L’era degli NFT nel mondo sportivo collegiale non è ancora cominciato.

Le ginnaste degli UCLA Bruins.