Kanye West ci insegna che la presenza del logo non è fondamentale

Articolo di

Ruben Di Bert

Ci sono mille ragioni per le quali pensare che Kanye West vada considerato come una delle persone più influenti del pianeta nell’ambito della moda. La storia ci insegna che moltissime volte il rapper ha anticipato non solo delle tendenze, ma ha anche lanciato dei brand, e si è dimostrato alquanto visionario su elementi che hanno per sempre segnato il fashion business. Qualche esempio? Aver predetto con le sue ultime linee di merchandising e con gli artwork relativi a “Jesus Is King” che il “Classic Blue” sarebbe stato eletto da Pantone come il colore del 2020, aver reso celebri nomi del calibro di Virgil Abloh, Vetements, Fear Of God e Cactus Plant Flea Market, oppure il modo di considerare la presenza del logo come un elemento totalmente superfluo per il processo creativo.

A partire da tutte le collezioni della cosiddetta YEEZY SEASON, la prima vera e propria fashion label creata dall’artista, abbiamo dovuto abituarci a identificare una serie di prodotti senza un nome ricorrente, perché ogni stagione il marchio segue un ordine numerico: SEASON 2, SEASON 3 e così via.

Non c’è quindi da stupirsi se anche i suoi capi d’abbigliamento e gli accessori sono privi di branding. Il design è infatti basato esclusivamente su tinte unite o al massimo motivi camouflage che seguono una color palette neutra in perfetta armonia con i tagli oversize e l’estetica minimale. All’inizio questa concezione così essenziale ha fatto storcere il naso agli insider, tanto da essere definita un po’ “povera”, ma ben presto ha dato vita a un trend inarrestabile che ha conquistato tutti generando copie su copie.

D’altronde l’idea di fondo deriva dal pensiero di maestri come Rick Owens, Helmut Lang e Martin Margiela, solo che è stata ripresa e amplificata in un contesto finora inedito, ovvero quello dello streetwear.

Ma non è un singolo caso, perché anche le sneakers nate dalla fortunatissima collaborazione tra adidas e Ye sono fondate sugli stessi principi. Analizzando con attenzione la struttura di silhouette come la YEEZY BOOST 350, la YEEZY BOOST 700, la YEEZY 500 e tutte le altre, noterete infatti moltissimi dettagli e texture differenti, ma mai nessun tipo di stemma rappresentativo. E non si può di certo dire che questa caratteristica abbia svantaggiato il successo della linea.

Inoltre, anche per quanto riguarda gli outfit indossati dal creativo di Atlanta la scelta ricade molto spesso sull’esaltazione della semplicità, che però non va assolutamente considerata come sinonimo di banalità.
È per questo che si è cominciato a indicare il suo stile con la definizione di normcore, una delle tendenze che più ha influenzato l’ultimo decennio.

Ora potremmo stilare una lista pressoché infinita di suoi look iconici che rispecchiano questa caratteristica, ma quel che è importante è che tutti sono accomunati dal fatto che la marca dei singoli articoli non è mai esposta in evidenza, eppure nonostante ciò risultano sempre riconoscibili.