La storia di Lotto, un brand sottovalutato che ha scritto pagine del nostro sport

Articolo di

Marco Grassi

Nel 1973 dal cognome dei tre fratelli Caberlotto nasce uno dei più iconici brand sportivi italiani, ovvero l’azienda Lotto Sport Italia.

Fin da subito i tre fratelli decidono di incentrare la loro attività nel settore delle calzature sportive. I primi ambienti su cui Lotto decide di scommettere sono il tennis e il calcio, entrambi rappresentati dalla creazione della celebre doppia losanga: un campo da tennis e uno da calcio sovrapposti.

Ogni brand che si vuole affacciare sul mondo sportivo ha bisogno dei suoi ambassador e il marchio di Montebelluna, in provincia di Treviso, negli anni ’70 mise sotto contratto due dei giocatori di tennis più famosi di quegli anni. Il primo fu John Newcombe, 8 volte vincitore di Wimbledon e il secondo fu Tonino Zugarelli, eroe della Coppa Davis con l’Italia nel 1976. Entrambi affidarono la loro immagine a un brand che in soli 10 anni aveva già costruito prodotti innovativi e di alta qualità grazie alla manifattura italiana.

Gli anni ’70

Proprio con l’australiano Newcombe, considerato “il baffo più amato d’Australia”, Lotto realizzò la prima signature shoe: la “Newcombe Autograph”. Dopo il suo percorso con i tedeschi di adidas, John approdò in Lotto grazie alla sua amicizia con uno dei fratelli Caberlotto. Gli ex dipendenti ricordano come John Newcombe lavorasse a stretto contatto con i progettisti sul modello che lo avrebbe accompagnato durante i suoi numerosi successi. La scarpa presentava una tomaia in pelle, monopezzo, senza la presenza di cuciture e la fodera era in puro cotone. Il connubio di questi due elementi migliorava la sensazione generale nell’indossare una scarpa su tutte le superfici del tennis. L’elemento caratteristico però era la firma di Newcombe sul tallone della scarpa. Il successo di questa calzatura portò Lotto alla creazione di un’intera linea firmata proprio dall’australiano.

John Newcombe e le sue “Autograph”.

Gli anni ’80

Gli anni ’80 sono gli anni in cui l’azienda avvia la produzione dei primi modelli di scarpe da calcio. Non può esserci periodo migliore poiché in quegli anni, precisamente nel 1982, il capitano azzurro Dino Zoff indossò scarpini Lotto durante tutto il Mondiale vinto in Spagna. Oltre al Mondiale, Lotto si consolidò firmando altri calciatori di primissimo profilo come Carlo Ancelotti e Ruud Gullit, dando inizio agli anni d’oro del brand.

Questa serie di fortunati eventi porta il brand ad avere una risonanza a livello globale e raggiunge così oltre 60 Paesi.

Dal campo da calcio a quello da basket, il marchio veneto continuava a inanellare successi. L’azienda dei fratelli Caberlotto riuscì ancora una volta a vestire una squadra campione. Nel 1986-87 l’Olimpia Milano guidata da coach Dan Peterson in panchina e Mike D’Antoni in campo riuscì a diventare campione d’Europa in un total look Lotto, dalle canotte alle scarpe. I milanesi vinsero anche lo Scudetto e la Coppa Italia in una sorta di “Triplete” ante litteram.

Gli anni ’90

Se dovessimo fare una rapidissima analisi del successo di Lotto e di molti altri marchi dell’epoca, non possiamo negare come la scelta di brand ambassador e team da sponsorizzare fosse fondamentale. La qualità dei prodotti, il mix tra innovazione e tradizione, porta al successo solo quando a indossarne i risultati sono atleti di punta e, da questo punto di vista, pochi avevano l’occhio di Lotto. Gli anni ’90 possono essere considerati come la proclamazione di Lotto nell’Olimpo dei marchi sportivi. In ambito tennistico il brand inizia a vestire Martina Navrátilová, detentrice di tutti i record di vittorie nella storia del tennis femminile, mentre in ambito maschile il logo a doppia losanga accompagna Boris Becker, un guerriero tedesco silenzioso che fino a quegli anni comandava il tennis mondiale insieme ad Agassi e McEnroe.

Nel calcio, invece, il brand ha iniziato gli anni ’90 in maniera turbolenta, come infatti abbiamo raccontato in un nostro articolo, nel 1992 Lotto presentò una maglia da trasferta per la Fiorentina con la doppia losanga sul petto e un pattern a linee geometriche che ricordava delle svastiche. L’azienda si vide costretta a ritirare la divisa. Una brutta pagina che però fece la storia del design dei kit sportivi.

A restituire la morale dopo questo passo falso, fu il Milan di Capello che nel 1994 ha portato i rossoneri e l’azienda trevigiana sul tetto d’Europa. Il 18 maggio, allo stadio Olimpico di Atene, il Milan scese in campo contro il Barcellona di Romario e Guardiola con una divisa bianca, numeri rossi e un colletto rosso e nero. Dallo stesso campo uscì tenendo in mano la coppa dalle grandi orecchie.

Il nuovo millennio

Per celebrare i 30 anni del brand, la famiglia Caberlotto inserisce tra le sue file anche il club Juventus che, con indosso la maglia Lotto, vince due scudetti consecutivi, 2002 e 2003, e arriva a giocarsi una finale di Champions a Manchester, persa ai rigori con il Milan di Ancelotti. Del periodo bianconero passarono alla storia soprattutto le maglie da portiere, le prime indossate da Gigi Buffon alla Juve.

Il 2002 è sicuramente un altro anno da ricordare per il brand. Dopo aver vestito la Croazia a fine millennio, Lotto si trova ai piedi del capitano del Brasile Cafù; la doppia losanga raggiunge così il tetto del mondo in Corea e Giappone, un Mondiale amaro per noi italiani, andato in maniera ben diversa per i verdeoro. Ricordiamo ancora l’iconica immagine del terzino di Roma e Milan in piedi sul podio ad alzare la coppa.

L’ultima innovazione prima del rischio fallimento nel 2008 è sicuramente la scarpa lanciata nel 2006. Il modello “Zerho Gravity” è stato il primo nella storia degli scarpini ad essere privo di lacci, un trend che soprattutto negli ultimi anni è stato ripreso in particolare da adidas e New Balance. Senza dubbio la Zerho Evolution ha anticipato di circa un decennio gli altri concorrenti e ha avuto un’ottima vetrina grazie al Mondiale vinto dagli azzurri nel 2006, in cui Luca Toni, Simone Perrotta e Mauro German Camoranesi indossavano i celeberrimi scarpini bianchi e oro, anche se più spesso nella variante “Zerho Evolution”, la versione con i più tradizionali lacci.

Purtroppo, dopo questo successo, negli ultimi anni è difficile ricordarsi del brand Lotto, complice anche la crisi del 2008 che ha sancito un declino inesorabile di molti marchi italiani. Infatti il campionato di Serie A non ha più visto Lotto come sponsor tecnico in quelli che ad oggi possiamo considerare top club, un lusso che fino a pochi anni prima gli era facilmente concesso.

L’ultima fortuna è stata in territorio francese, in ambito tennistico, dove nel 2010 Francesca Schiavone vinse il suo primo Grande Slam e Marco Cecchinato nel 2018 raggiunse la semifinale dopo uno splendido match contro Novak Djokovic.

Sicuramente quella di Lotto è una storia bellissima da raccontare, un brand italiano poco valorizzato e sottostimato che all’ombra dei grandi giganti americani e tedeschi ha scritto pagine indimenticabili dello sport sia in territorio italiano che in quello mondiale, grazie ad atleti come Dino Zoff, Boris Becker, Cafù, Luca Toni, Clarence Seedorf e Andriy Shevchenko.

Oggi Lotto è ancora attivo e uno dei suoi atleti di punta, il tennista italiano Matteo Berrettini, sta scalando le classifiche ATP, segno che forse il marchio trevigiano potrà tornare presto a calcare i campi più prestigiosi del mondo.