Fashion

LUAR Ana, la borsa che potrebbe rubare il posto a TELFAR

Articolo di

Ruben Di Bert

Debuttare in passerella soltanto un mese fa ed essere già il nuovo oggetto cult della stagione. Dopo due anni di ritiro, che sono serviti a ridefinire il proprio modello di business, Raul Lopez è tornato a sfilare durante la New York Fashion Week con il suo brand LUAR ed è stato immediatamente un successo sotto diversi punti di vista.

Al di là degli straordinari look disegnati dal co-fondatore di Hood By Air, i quali possono essere riassunti come un capolavoro genderless che mescola streetwear e sartoria secondo un’accattivante visione avant garde, l’attenzione si è rivolta in particolare su un singolo elemento di cui probabilmente sentiremo parlare ancora per un po’. Ci stiamo riferendo ad Ana, una borsa dal carattere ambiguo tra ispirazione rétro e attitudine contemporanea, caratterizzata da una struttura trapezoidale a cui si aggiunge un imponente manico a forma di cerchio. Anche i materiali e le colorazioni utilizzate sono piuttosto trasversali: si va dalla classica versione in pelle monocromatica a una futuristica variante iridescente, passando per texture che riprendono la pelle di struzzo e motivi eccentrici. Un altro suo punto a favore è sicuramente il prezzo che si aggira intorno ai $250, rendendola così un’interessante alternativa democratica pronta a fare concorrenza ai modelli delle maison più blasonate.

Tutti questi fattori l’hanno già consacrata come la nuova it-bag dell’autunno/inverno 2021, con un sold out rapidissimo in occasione del suo primo drop e continue richieste di restock nei commenti della pagina Instagram del marchio. Inoltre, a rafforzare la sua aura di must have ci hanno presto pensato celebrities come Dua Lipa, che l’ha sfoggiata durante una passeggiata per le strade di Soho, e Troye Sivan, che non ha esitato a portarla con sé al MET Gala.

Inutile nascondere il paragone spontaneo con la celebre Shopping Bag di TELFAR, che ormai dal 2019 ha padroneggiato fra le tendenze della moda innescando una vera e propria rivoluzione culturale, ma che forse ora deve cedere il posto a qualcun altro.