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Waiting for “Culture III”: ripercorriamo la storia dei Migos

Articolo di

Riccardo Primavera

I think they’re The Beatles of this generation and they don’t get a lot of respect”: l’8 gennaio 2017 Donald Glover, meglio conosciuto come Childish Gambino, pronunciava queste parole durante il discorso di premiazione per i Golden Globes assegnati ad “Atlanta”, serie tv di cui è ideatore e interprete. Si riferiva agli stessi che aveva ringraziato qualche secondo prima per aver realizzato “Bad and Boujee”, “the best song ever” come lui stesso l’ha descritta, ossia i Migos. Qualche giorno dopo è arrivata la scalata della Billboard Hot 100 da parte dello stesso singolo, che è diventato la prima hit numero 1 della carriera del gruppo. Ma cosa c’è stato prima, cosa dopo, e cosa ci sarà a breve, quando arriverà il tanto atteso “Culture III”?

Il gruppo formato da Quavo, Offset e Takeoff (il primo e il secondo sono cugini, il terzo è nipote del primo) nasce nel 2008, quando i tre rapper sono poco più che adolescenti, ma non pubblica nulla fino al 2011, quando il mixtape in free download “Juug Season” mette ufficiosamente il loro nome sulla mappa. Un anno dopo arriva il secondo mixtape, “No Label”, e poco dopo il loro lavoro finisce sui radar di Zaytoven, producer dal ruolo importantissimo nella costruzione del sound trap. Il 2013 è l’anno dell’uscita di “Versace”, singolo che porta l’intera scena, addetti ai lavori inclusi, a riconoscere i Migos come la possibile next big thing del rap statunitense. A suggellarne il successo, Drake parteciperà a un remix della traccia, anticipazione del progetto che rappresenterà lo step evolutivo finale per il gruppo, che passerà dall’underground al primo successo mainstream con “Young Rich Niggas”, mixtape che accumulerà più di 500.000 download. Dopo altri mixtape, alcuni in collaborazione con Rich The Kid, e un arresto per possesso di marijuana nel 2015 – che costerà a Offset otto mesi di reclusione, a differenza di Quavo e Takeoff -, i tre sono finalmente pronti alla pubblicazione del loro album di debutto ufficiale. “Yung Rich Nation” vede la luce il 31 luglio 2015, mentre a settembre arriva “Back to the Bando”, mixtape la cui importanza risiede nel singolo “Look at my Dab”, responsabile della creazione proprio dell’iconica “dab”.

La vera rivoluzione nel percorso dei Migos arriva però a fine 2016, proprio grazie al singolo citato nell’introduzione di quest’articolo. Il successo clamoroso di “Bad and Boujee”, realizzata in collaborazione con Lil Uzi Vert, sarà un terremoto stilistico nella scena rap, terremoto rinforzato dall’uscita, nel primo semestre dell’anno successivo, di “Culture”. Il nuovo album dei Migos è stato incensato da pubblico e critica, arricchito dalla partecipazione di rapper e producer di spessore assoluto, come Metro Boomin, Zaytoven, Dj Khaled, Travis Scott e 2 Chainz. L’iconico flow del trio, quel modo di scrivere e rappare in terzinato che trasforma le strofe in una sorta di cantilena ipnotica, l’immaginario sfarzoso, egocentrico, sfavillante, ma ancora legato alla violenza e alla crudezza delle trap house ha trasformato “Culture” in una sorta di instant classic. I Migos non hanno tardato a coglierne le potenzialità e hanno trasformato il disco nella prima installazione di una saga.

Culture II” è infatti uscito il 26 gennaio 2018, ed è sostanzialmente una versione sotto steroidi dell’album precedente. Pur mancando, forse, dell’efficacia del primo capitolo, meno diluito e perciò più intenso nell’impatto, “Culture II” sforna diverse hit – “Motosport”, “Stir Fry”, “Walk It Talk It”, “Narcos” – e coinvolge superstar della scena rap e urban come Cardi B, Nicki Minaj, Drake, Post Malone, Pharrell Williams, 21 Savage e altri ancora. Accolto ottimamente dal pubblico, la critica non ha tardato a far notare come l’eccessiva lunghezza del progetto, composto da ben 24 tracce, rendesse in realtà l’ascolto troppo pesante, ma i successi commerciali e le certificazioni d’oro e di platino non sono comunque tardate ad arrivare. La reazione di alcuni ha portato però i Migos a riflettere su quella che doveva essere la successiva evoluzione della saga, mettendola per un attimo in pausa per concentrarsi sui rispettivi progetti solisti.

Nel 2017 sia Offset che Quavo hanno pubblicato due attesissimi progetti di coppia, rispettivamente “Without Warning” con 21 Savage e “Huncho Jack, Jack Huncho” con Travis Scott, mentre l’anno successivo tutti e tre i rapper hanno pubblicato il primo album solista delle loro carriere: “Quavo Huncho” di Quavo, “The Last Rocket” di Takeoff e “Father of 4” di Offset, quest’ultimo probabilmente il più maturo, interessante e vario, al punto da mostrare una veste totalmente inedita rispetto all’Offset dei Migos.

Ad oggi, nonostante un calo dell’hype innegabile, i Migos rimangono uno dei gruppi più chiacchierati della scena rap mondiale, la cui discografia parla per loro, e il cui stile ha pesantemente influenzato la produzione trap per anni. Prima del recente avvento e la conseguente esplosione dell’ondata drill, gran parte della trap prodotta e immessa sul mercato era più o meno pesantemente influenzata dal flow e dalla delivery dei Migos, da quella più marcata di Offset o da quella più melodica di Quavo. La loro formula è stata replicata da moltissimi artisti, ma nessuno ha raggiunto la loro iconicità – andiamo, chi altri avrebbe potuto rispondere “Trappin” su Instagram a Madonna, che gli chiedeva cosa ci facessero nella sua villa?!

L’incredibile scambio di commenti tra i Migos e Madonna

Dopo un’infinità di annunci che si sono rincorsi sul web, mentre le vite private di Quavo e Offset si facevano complicate a livello di relazioni, tra la rottura con Saweetie per il primo e il perenne tira e molla con Cardi B per il secondo, “Culture III” iniziava a diventare una chimera per i fan, che stavano per metterne in dubbio perfino l’esistenza. Fino all’annuncio a sorpresa di “Straightenin”, il primo singolo estratto dal nuovo disco, seguito pochi giorni dopo dal minimale, ma d’impatto, annuncio dell’arrivo di “Culture III”, che recupera nei modi il metodo con cui Michael Jordan rivelò di essere in procinto di tornare all’NBA (metodo utilizzato anche da AJ Tracey per comunicare l’arrivo del suo nuovo disco). E cosa ci rivela “Straightenin”? Che i Migos sono tornati alle origini, ma che l’hanno fatto con una nuova consapevolezza. Il singolo è infatti un banger rap, quattro minuti e quindici secondi di barre, su una strumentale che ammicca al sound del primo capitolo della saga, un flow ipnotico, incastri e barre serrate. La lezione impartita da “Father of 4” sembra essere stata assorbita da tutti i componenti del trio, che hanno riscoperto i punti di forza che hanno reso “Culture” un vero e proprio cult.

Non ci resta che sperare che “Straightenin” sia un antipasto vero e proprio, e non la mosca bianca di un progetto più deludente. Il trio di Atlanta ha dimostrato di potersi imporre su tutti a più riprese negli ultimi anni, e se questo dev’essere l’ultimo capitolo della saga – come molti sospettano -, ci auguriamo che sia un canto del cigno di livello altissimo. La scena è profondamente cambiata dai tempi di “Culture”, e dopo aver settato gli standard per alcuni anni, sarà fondamentale trovare la voglia e la forza di evolversi ulteriormente. “Culture II” è stato solo parzialmente un passo falso, ma è fondamentale riscattarsi, affinché il trio possa imporsi anche in un periodo storico in cui i trend sonori sono cambiati di nuovo. E chissà, magari ai prossimi Golden Globes sarà proprio un singolo estratto da “Culture III” a essere definito “the best song ever”. Noi ce lo auguriamo.