NOAH ammette di non essere un brand sostenibile

Articolo di

Ruben Di Bert

In un momento storico in cui il rispetto per l’ambiente sembra essere la priorità massima, anche l’industria della moda sta cercando in tutte le maniere di limitare il proprio impatto negativo.

Abbiamo quindi assistito a numerosissime iniziative da parte dei più svariati brand, che vanno dalla produzione di materiali riciclati all’azzeramento della plastica, fino a fabbricazioni carbon neutral.

Analizzando i fatti, però, possiamo notare come siano veramente pochissimi i nomi che hanno abbracciato la causa in modo totale, mentre gli altri stanno impiegando più tempo per orientarsi verso questa scelta, soddisfacendola solamente in parte.

Su questo argomento, NOAH ha voluto esprimersi in tutta sincerità con un comunicato diffuso sui social che dichiara la propria difficoltà nel diventare un marchio 100% sostenibile. Nonostante gli sforzi e la ricerca nella produzione e impiego di componenti eco-friendly nei capi e nel packaging, il risultato è ancora insufficiente. Al contempo, però, l’azienda dimostra particolare impegno in molteplici aspetti che riguardano questioni etiche come la tutela dei lavoratori, la promozione di una cultura basata sul sostegno reciproco e la raccolta costante di fondi a beneficio di varie organizzazioni non-profit.

Ciò dimostra che per quanto la sostenibilità sia un fattore importante, non si limita al solo impatto ambientale, ma comprende tematiche ben più ampie. Inoltre, va anche sottolineata l’importanza di tenere informati i propri clienti in modo consapevole.

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Noah, despite our ongoing efforts to explore and use more recycled, renewable and eco-friendly materials in our products and packaging, is still not a sustainable brand. We’re not even close. – We are, however, working as hard as we can to be a responsible company. We only manufacture in factories and countries that respect their workers. By focusing on quality, and encouraging our customers to be informed about what they buy, we hope to gradually reduce rampant consumerism. The choices we make are not driven solely by money, and we’ve made it a practice to give back. We’ve recommitted to 1% for the Planet, to keep supporting their network of grassroots environmental organizations. We’ll also continue to raise and donate funds to other causes we care about, from human rights to disaster relief, and keep our community informed about these issues. – But the most important thing about how we operate may be how we treat each other. We recognize our entire ecosystem, from customers to employees to contractors to partners, are human beings with emotions and lives of their own. The long-term goal is to create a culture of respect that spreads beyond our walls.

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