Music

Quando parla Marracash, tutti si fermano ad ascoltare (e a parlarne)

Articolo di

Riccardo Primavera

Riavvolgiamo per un attimo il nastro. È il 14 ottobre 2019 e un annuncio sconvolge la scena rap italiana: Marracash sta per tornare. Dopo un silenzio durato quasi cinque anni – l’ultimo lavoro da solista, “Status”, è datato gennaio 2015 -, il rapper di Barona è pronto a pubblicare nuova musica. Il 31 ottobre “Persona” vede la luce, dopo un lavoro di preparazione del terreno durato due settimane, iniziato proprio il giorno dell’annuncio. Il disco viene raccontato, i featuring svelati, l’hype innalzato. C’è un prima e un dopo “Persona”, negli ultimi due anni della scena rap italiana. Il rap italiano è davvero cambiato.

Torniamo al presente. È il 16 novembre e, a sorpresa, esce in edicola un numero di Rolling Stone interamente dedicato a Marracash. Una sorpresa per tutti, addetti ai lavori inclusi. Si raddoppia meno di 24 ore dopo, quando Fabio Rizzo annuncia “NOI, LORO, GLI ALTRI”, il suo nuovo disco, a poco più di due anni da “Persona”. Anche questa volta la scena rap va in tilt, ma non è l’unica. No, Marracash grazie all’album precedente ha iniziato a giocare in un altro campionato, quello degli artisti con la A maiuscola, quello delle figure che influenzano la cultura pop italiana. L’annuncio di “NOI, LORO, GLI ALTRI” ferma le rotation generali della musica italiana. Il buzz è incredibile. Per rendere l’idea, il numero di like e commenti del post dell’annuncio – con tanto di cover e tracklist – è triplo rispetto a quelli precedenti. Se ne parla ovunque, dai media più mainstream a quelli microscopici. Tutti parlano del nuovo disco, TUTTI.

Nei due giorni che passano dall’annuncio all’uscita del disco, “NOI, LORO, GLI ALTRI” è il trending topic per eccellenza della cultura italiana. Vasco Rossi, uscito la settimana precedente con il primo album di inediti dopo sette anni, finisce subito in secondo piano (e con un distacco non indifferente). I motivi sono molteplici, da ricercare tanto nei testi del nuovo disco di Marra, quanto in ciò che c’è intorno, nelle (poche) interviste rilasciate, nello status guadagnato con l’album precedente, nelle surreali aspettative riversate su quello che è, con un margine di dubbio praticamente nullo, il miglior rapper d’Italia.

L’incredibile fermento popolare, però, non si è fermato all’annuncio, bensì è proseguito con fervore anche dopo la release. Il termine “popolare” sostituisce “mediatico” perché, mai come in questo disco, il lavoro di Marracash ha colpito in maniera trasversale la cultura pop italiana. Se la casalinga tipo della provincia non sta parlando di “NOI, LORO, GLI ALTRI”, poco ci manca. Ma davvero poco. Chiunque sia appassionato di rap, ha parlato di questo disco con chiunque: familiari, amici, colleghi, sconosciuti incontrati in luoghi d’aggregazione, probabilmente. Chiunque ascolti musica, l’ha ascoltato almeno una volta, con annesse riflessioni. Perché la verità è che questo non è un disco rap, è un disco che costruito nella “forma canzone”, con il rap come pietra angolare da cui parte la costruzione. Un percorso evolutivo simile a quello di “DNA.” di Kendrick Lamar, che l’ha portato a passare da superstar globale del rap a vero e proprio punto di riferimento culturale planetario (vedi alla voce “vittoria del Premio Pulitzer”). Questo disco, probabilmente, ha sancito lo stesso mutamento per Marracash, su scala nazionale.

Il rapper di Barona è diventato un fenomeno culturale popolare. Non è più “solo” un rapper, è qualcosa di più grande. L’ha capito molto bene anche lui, probabilmente, ecco perché “NOI, LORO, GLI ALTRI” è – soprattutto nella forma – molto diverso da “Persona”, sebbene ovviamente non manchino elementi in comune. L’ha capito e ne ha fatto un punto di forza. Ha aperto il disco con un pezzo che, oltre a stile e tecnica, non fa mancare denuncia sociale. L’ha ribadito in “COSPLAYER”, un brano di rottura, che – non a caso – sfrutta il rap nella sua forma più pura. Non ammicca, non cerca di essere catchy nella costruzione, perché è talmente poderoso nel contenuto da mantenere comunque una forza eccezionale, sia centrifuga che centripeta. “COSPLAYER” divide, tra chi è d’accordo con le idee di Marracash e chi è contro, da chi si ritrova solo in alcune barre, da chi in altre. Tira in mezzo la società, la politica, personaggi pubblici, la deriva dei tempi moderni, e lo fa con una schiettezza brutale. È il suo punto di vista, senza filtri: ed è, ad oggi, un punto di vista che risuona forte nella cultura popolare.

Attenzione al fraintendimento, però: non è la prima volta che Marracash si esprime su determinate tematiche, con una determinata visione. “Chiedi alla polvere”, d’altronde, è datata 2005; “Sabbie Mobili” risale al 2011, e in “Persona” troneggia ancora “Tutto questo niente”. La differenza è la risonanza acquisita da Marracash, certamente, ma anche il sofisticato lavoro fatto sulla forma. Marracash è riuscito – per certi versi – a semplificarsi senza impoverirsi. Il suo liricismo è rimasto di livello assoluto, ma riesce ad essere accessibile. Certo, non a tutti; “NOI, LORO, GLI ALTRI” è un disco adulto, che però riesce a parlare a tutti in virtù del suo equilibrio. “PAGLIACCIO” e “CLIFFHANGER”, ad esempio, mandano in estasi i ragazzini appassionati di rap, perché sono esempi impeccabili del genere. “DUBBI” e “NOI” sono brani da adulti, difficili da digerire, dall’alto tasso empatico, a volte quasi difficile da gestire. Il pezzo con Guè è una sorta di cavallo di Troia, con la malinconia nostalgica che si nasconde dietro la scelta del sample, quello di “Infinity” di Guru Josh. L’intero disco è un manuale – di altissimo livello – di come sfruttare al meglio quanto fatto con “Persona”, senza arretrare di un centimetro, piuttosto avanzando ulteriormente. È riuscito a diventare pop, ma in una maniera completamente sua, che prescinde dal discorso che facevamo qualche tempo fa sull’evoluzione del pop italiano.

A guardarsi intorno, si tratta di un fenomeno unico. Nessuna costruzione dell’hype, nessun lavoro certosino di narrazione e comunicazione, nulla. La fine della storia con Elodie diventa parte integrante del progetto discografico, portando anche i giornali a interessarsi alla musica, per cercare il gossip. Gossip che non c’è, perché il racconto di Marracash è di tutt’altro tipo, eppure neanche i feticisti delle vicissitudini dei vip possono esimersi dall’ascoltare “NOI, LORO, GLI ALTRI”, per cercare – convinti forse di trovarlo – quello stesso gossip. Un annuncio a sorpresa e poi boom, la musica.

Difficile prevedere se e quando ci sarà un altro disco, ma soprattutto un altro artista, in grado di fare un passaggio del genere. Certo è che Marracash ci è arrivato al momento giusto, con la consapevolezza giusta, con la visione artistica giusta. Perché arrivati a questi livelli, il passo falso è decisamente più facile da compiere, rispetto alla scelta giusta. E, in quei casi, non c’è strategia di marketing che tenga.