Il ritorno del tie-dye come trend della primavera/estate 2019

Articolo di

Ruben Di Bert

Ormai è chiaro: il tie-dye è uno dei trend principali della stagione primavera/estate 2019. Numerosissimi infatti sono stati i brand che hanno proposto la stampa nelle ultime collezioni, dalle firme dell’alta moda come Prada, Louis Vuitton, Gucci, Saint Laurent e Dior, a marchi come Gosha Rubchinskiy, AMBUSH, Eckhaus Latta, AMIRI, Helmut Lang e Palm Angels, fino a Stüssy, C.P.F.M., Brain Dead, Vans e Polo Ralph Lauren. Inoltre, anche le apprezzatissime linee di merchandise di Travis Scott e Fedez hanno subito questa influenza.

C’è quindi chi ha cavalcato la tendenza e chi addirittura ci ha costruito su di essa la propria identità. Insomma, sembra davvero impossibile citare qualcuno che non l’abbia mai utilizzata.

Alcuni sostengono addirittura che una forma primitiva della cosiddetta tintura a riserva sia riconducibile all’epoca dell’Antico Egitto, e che sia poi approdata nell’Impero Cinese, nella cultura indiana e in qualche tribù africana. La vera diffusione di questa tecnica, che consiste nel tingere il tessuto evitando alcune parti in modo da creare una varietà di colore, arriva però alla fine del 1960, in concomitanza con il sopravvento del movimento hippie. Furono proprio i partecipanti di Woodstock a sperimentare il metodo a spirale sotto l’effetto di droghe allucinogene, creando un pattern psichedelico fatto di colori sgargianti e dettagli unici che trasmetteva un messaggio di libertà.

Nel corso della storia quindi il tie-dye ha subito diverse variazioni e interpretazioni, riuscendo comunque a rimanere uno dei motivi più iconici di sempre.

 

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