Streetwear & Technology: il Flyknit

Articolo di

Piergiorgio Del Papa

Introdotto nel 2012, il Flyknit di proprietà Nike sancì l’inizio di un’era in cui l’atleta e le performance nel running venivano messi al primo posto. L’obiettivo era quello di creare una scarpa che potesse ridurre al minimo le distrazioni del corridore, che fosse ultraleggera e che aderisse al piede come un calzino.

Tutto iniziò con i Giochi Olimpici di Londra di quell’anno, palcoscenico perfetto per Nike per mostrare al mondo le nuove tecnologie applicate al footwear. Il brand con sede in Oregon fece indossare a tutti i corridori di cui era sponsor la Flyknit Racer, la prima scarpa da corsa creata con la nuova tomaia in tessuto intrecciato, caratterizzata da un upper con un peso di 34 grammi che, unito a quello della suola, raggiungeva il peso record di soli 160 grammi.

 

Il successo fu immediato, Nike stupì tutti con l’introduzione della nuova tecnologia che vantava 5 fondamentali caratteristiche: leggerezza, comodità, traspirabilità, basso impatto ambientale e spreco di materiale drasticamente ridotto. Il passo in avanti lo si vide comparando la Flyknit Racer con l’allora miglior scarpa da running, la Nike Streak 3. Il risultato fu che la Racer era il 19% più leggera della Streak, e ciò durante una corsa fa la differenza.

Il 2013 fu per Nike un anno importante, perché per la prima volta ebbe luogo l’evoluzione del Flyknit. Sebbene fosse nata come esclusiva running, la nuova tecnologia venne applicata ad una scarpa da basket, la Kobe IX Elite. La sneaker, in versione high-top, non eccelse per il suo impatto estetico, così Nike decise di realizzarne anche una versione low nelle varianti Flyknit e mesh.

Il lavoro trasversale del brand è poi sfociato nell’applicazione del Flyknit a nuovi modelli di altre categorie e dopo aver rilasciato 3 icone come la Air Force 1, la Air Max 1 e la Air Jordan 1 in questo materiale, nel 2014 Nike decise di applicarlo anche nel calcio. Vennero presentate 3 silhouette: la Magista Obra, la Hypervenom Phantom 2 e la Mercurial SuperFly, ognuna con caratteristiche mai viste prima su una scarpa da calcio. Ciascuna, infatti, consentiva a chi le indossava di avere ai piedi una maggiore sensazione di libertà e leggerezza, senza però perdere la garanzia di avere il piede protetto da ogni impatto esterno. Il successo fu immediato.

La costante ricerca di perfezione, dettata dall’accrescere delle tecnologie, portò Nike a rivoluzionare ancora una volta il Flyknit, creando un nuovo processo di tessitura che comprendeva una singola tomaia intrecciata, appoggiata ed unita all’intersuola: nacque così il Flyknit 360. Con lui, vennero presentati quattro nuovi modelli: la Kobe AD NXT 360 (basket), la Free RN Motion (running), la Mercurial Superfly 360 e la Mercurial Vapor 360 (calcio).

Il cerchio della tecnologia per eccellenza firmata Nike si chiude con la presentazione del Flyprint, ovvero un tessuto creato interamente tramite la stampa 3D, eliminando così l’uso della colla che ha comportato una diminuzione di peso complessivo di circa 11 grammi, oltre ad un minore impatto ambientale. La stampa 3D garantisce una scarpa completamente personalizzata, creata direttamente sulle caratteristiche del corridore, in grado di essere realizzata in circa 10 giorni.

 

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