Fashion

Supreme, Vans, Crocs e non solo stanno avendo grossi problemi di produzione

Articolo di

Ruben Di Bert

Ormai da mesi il mondo della moda, e non solo, sta accusando alcune difficoltà tra le catene di produzione. La causa dietro a questo fenomeno è dovuta alle restrizioni legate alla pandemia, che soprattutto in alcuni Paesi asiatici continuano a crescere per cercare di arginare il contagio.

La scorsa estate, per esempio, Nike, che basa l’82% della sua produzione di sneakers in Vietnam, ha subito un blocco di dieci settimane, che ha reso le iconiche Air Force 1 Low “Triple White” praticamente introvabili sul mercato. Proprio quell’area infatti sembra essere ancora fortemente colpita dal COVID-19 e considerando che è lì che hanno sede le più grandi fabbriche tessili al mondo, sono numerose le aziende che hanno dovuto studiare nuovi piani per continuare a soddisfare la richiesta di prodotto.

Secondo un rapporto pubblicato da Bloomberg, ora anche VF Corp., società che possiede brand come The North Face, Vans e Timberland, sta registrando interruzioni significative alla supply chain, anch’essa situata per il 10% negli stabilimenti del sud del Vietnam, mentre il marchio che più sta soffrendo di questa situazione pare sia Supreme. Le motivazioni sono dovute al modello di drop settimanali che richiede un flusso costante di prodotti sul breve termine. Ciò significa che nelle ultime settimane la quantità degli articoli è diminuita quasi del 33%, rendendo di conseguenza l’acquisto in store e online più difficile del solito. Per tentare di risolvere questa situazione, il CEO dell’azienda Steve Rendle sta considerando di spostare la produzione in punti più vicini alla distribuzione, in modo da evitare così anche gli ingenti ritardi di spedizione e il congestionamento dei porti commerciali.

A tale proposito, invece, Crocs sta dimostrando una spiccata facilità nell’aggirare le problematiche. L’amministratore delegato Andrew Rees ha infatti spiegato che uno dei vantaggi chiave per l’azienda consiste nella semplicità delle sue calzature, le quali, essendo composte da soltanto due componenti, richiedono un iter produttivo più facile e agile, che potenzialmente può essere spostato senza troppi problemi. Così il brand in poco tempo ha diversificato la sua produzione all’estero ritirando parti delle commissioni in Cina e Bosnia e aumentando quelle in Indonesia, oltre ad aver incrementato il trasporto aereo a discapito di quello navale.

C’è da precisare, però, che quello della moda non è l’unico settore a essere stato colpito. In questi giorni, ad esempio, case editrici come Panini e RW Goen hanno dovuto posticipare le uscite di diversi manga che, durante il periodo del lockdown, in America, Europa e Giappone hanno registrato un enorme aumento d’interesse e ora, per fattori esterni e interni, si ritrovano a non riuscire più a soddisfare la domanda dei clienti, anche per il fatto che stanno scarseggiando materie prime come la carta.