Fashion

La canottiera è tornata ed è qui per restare

Articolo di

Ruben Di Bert

Nella storia della moda non sono molti i capi a cui si può attribuire un vero e proprio impatto culturale. Pensandoci, ai più verranno sicuramente in mente la t-shirt, i jeans e le sneakers, ma non di certo la canottiera. Eppure, dietro a quell’indumento unisex canonicamente dotato di un’ampia scollatura e privo di maniche si cela un vero e proprio mito con una storia socialmente complessa e marchiata da numerosi cliché che tuttora gli ruotano attorno. Amata dalle donne finché sono loro a indossarla, ma percepita con una certa sufficienza indosso all’uomo, questo è soltanto uno dei tanti preconcetti da sfatare che accompagnano questo capo basic ma tutt’altro che neutrale. La sua percezione negli anni è passata da un significato al suo esatto contrario, alternando positività e negatività da un decennio all’altro e arrivando fino a oggi, periodo in cui forse è finalmente pronta a vedersi riconosciuti i suoi pregi.

Si può dire che le contraddizioni risalgano addirittura alle sue origini, di cui non si ha nemmeno l’effettiva certezza. Esistono infatti due teorie che di fatto sono diametralmente opposte: la prima, forse più romanzata, ne attribuisce l’invenzione a Jean Des Fauches, un eccentrico nobile francese del XVI secolo che in un momento di collera strappò il collo e le maniche della sua camicia; la seconda invece vede protagonisti gli operai dei cantieri de Les Halles a Parigi, che a fine Ottocento, si dice, tagliassero le maniche alle maglie per muoversi con più agevolezza e non rischiare di impigliarsi tra i macchinari da lavoro. C’è chi dunque sostiene che fino al Novecento la canotta veniva usata soprattutto da ricchi e nobili come strato di protezione tra la loro pelle e gli altri vestiti per motivi igienici e di pudore, e chi invece sostiene che in realtà la produzione sia iniziata per merito dell’invenzione di macchinari in grado di fabbricare indumenti elastici e privi di cuciture. Non possiamo avere l’effettiva certezza su quale sia l’ipotesi più veritiera, ma secondo la percezione comune il capo viene associato senz’ombra di dubbio più all’uomo del popolo che alla nobiltà. Quel che è certo è che negli anni ’20 l’attitudine liberatoria di questo capo fa il suo ingresso nell’immaginario femminile con la cosiddetta figura della garçonne che, abbandonando il corsetto, utilizzavano la canottiera come simbolo di fuga dalle costrizioni nonostante la sua connotazione virile.

L’associazione all’ideale di virilità è stata impressa nell’immaginario popolare soprattutto grazie al cinema, il quale sin dal secondo dopoguerra ha prediletto la raffigurazione machista ed estremamente attraente dell’uomo. Gli esempi si sprecano: da Marlon Brando in “Un Tram che si chiama Desiderio” a Sylvester Stallone in “Rambo”, passando per Robert De Niro in “Toro Scatenato” e Bruce Willis in “Die Hard”, senza escludere Hugh Jackman in “Wolverine – L’immortale” e Vin Diesel nella saga di “Fast & Furious”. Altri ruoli, di diversa natura, li ha avuti anche in “Lara Croft: Tomb Rider” con Angelina Jolie, in “Eyes Wide Shut” indosso a Nicole Kidman e di recente su Zendaya in “Malcolm & Marie”. E sì, anche Fantozzi!

Una posizione assolutamente fondamentale la canottiera ce l’ha nello sport, in cui non solo viene impiegata da sempre ma dal quale addirittura deriva la sua etimologia. In italiano la parola proviene dal fatto che essa è l’indumento per eccellenza di chi pratica canottaggio, mentre in inglese il termine “tank top” ha anch’esso a che fare con gli sport acquatici, in particolare con il nuoto, poiché è traducibile come “maglia per la vasca”. Tuttora la canottiera viene categorizzata come indumento sportivo, poiché ricorre in diverse discipline come ad esempio il basket, l’atletica e come curiosa eccezione nel calcio indosso alla nazionale del Camerun nel 2002.

Non da meno la sua presenza nel mondo della musica tra videoclip ed esibizioni live, dove nuovamente assumerà numerosi significati diversi tra di loro. I Village People e Freddie Mercury l’hanno resa uno staple per la comunità LGBTQ+, l’hip hop ha fatto da ponte per la sua evoluzione dalla pallacanestro allo streetwear e il pop invece ha gettato le basi per farla diventare un’icona controculturale. Dalle Spice Girls nel celebre video di “Wannabe” a Miley Cyrus nella discussa scena di “Wrecking Ball”, passando per Avril Lavigne in “Complicated”, la canottiera è cominciata a comparire sempre più di frequente per urlare a tutti come ormai non sia più soltanto un indumento intimo. A dimostrarlo sono anche l’apparizione provocatoria di Achille Lauro sul red carpet di Sanremo 2020 e la naturalezza con cui anche una figura del calibro di Barack Obama non ha rinunciato a portarla.

Tutto questo ha inevitabilmente portato la canottiera sotto i riflettori della moda, che a partire dagli anni Novanta ha cominciato a declinarla in tutte le sue possibili varianti, sia come elemento di layering che come capo protagonista. Con spallina stretta o larga, più o meno scollata, aderente oppure oversize; e ancora, in lana, cashmere, cotone, seta o filo di Scozia, diventando di conseguenza adatta a ogni stagione ed evenienza. Il modello più comune resta comunque quello bianco in cotone a costine, un vero e proprio cult immortale dal look semplice, efficace e solo all’apparenza poco studiato.

A portarla per la prima volta in passerella è stato Dolce&Gabbana, di cui tuttora si ha un vivido ricordo. Verso la fine del decennio e l’inizio del nuovo millennio è poi entrata nelle grazie di quella corrente estetica di stilisti dal tocco minimalista e al tempo stesso avant-garde: Ann Demeulemeester, Raf Simons, Martin Margiela ed Helmut Lang, che l’ha resa un suo cavallo di battaglia con interpretazioni asimmetriche e d’ispirazione militare. Più tardi, tra il 2016 e il 2017, ci provarono anche Gucci, Rick Owens, TELFAR, Hood By Air e Gosha Rubchinskiy nel suo défilé a Pitti Uomo, ma senza affermare una vera e propria tendenza.

Servirà il 2021 a rilanciare definitivamente la canotta come nuovo must-have, sulla scia dell’attitudine comfort del post-lockdown e di un periodo segnato dai concetti di moda genderless e attitudine sexy. Nelle ultime fashion week l’abbiamo vista infatti comparire tra le sfilate di SUNNEI, Prada, MSGM, Bottega Veneta, AMBUSH, Salvatore Ferragamo e Saint Laurent, tra chi l’ha voluta disegnare in modo più elegante e chi invece ha mantenuto la sua essenza casual.

Che sia griffata o no, negli anni sono state moltissime le celebrities ad adorarla, da Jane Birkin e Jennifer Aniston a Kate Moss, arrivando ai nostri giorni con Hailey Bieber, Gigi e Bella Hadid, Emily Ratajkowski, Kim Kardashian e Kanye West.

Insomma, che vi piaccia o no, la canottiera è tornata con molta nonchalance di moda e forse è qui per restare.