Gli sponsor del calcio: gli elettrodomestici

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Abbiamo già iniziato a raccontare l’evoluzione estetica delle maglie da calcio attraverso gli sponsor, partendo dal recente boom delle società che si occupano di criptovalute e tecnologia blockchain e analizzando poi la massiccia presenza delle cosiddette betting e gambling companies, soprattutto nel decennio scorso. Per completare questa panoramica è necessario dedicare un’ampia parentesi alle aziende produttrici di elettrodomestici, le tante multinazionali che hanno deciso di investire parecchio pur di figurare sulle divise da gioco di squadre di tutto il mondo. In questo caso, a differenza di quelli già analizzati, non si tratta di un fenomeno limitato facilmente collocabile nel tempo ma di un trend che va avanti da quasi mezzo secolo, dalle prime partnership risalenti ai primi anni ’80 fino ai giorni nostri.

Bisogna infatti andare a ritroso fino al 1979 per trovare la prima importante sponsorizzazione nel panorama italiano, quella tra Ariston e Juventus, destinata a durare per un decennio pieno: un’operazione che consentì all’azienda italiana di poter apparire al fianco di uno dei club più popolari d’Italia e d’Europa e di aumentare in maniera esponenziale la propria notorietà in tutto il mondo. Nel 1982 un’altra squadra italiana molto blasonata, il Milan, scelse di legarsi, seppur per una sola stagione, con un’azienda del settore elettronico nota a livello internazionale: Hitachi (sponsor del Lecce dieci anni dopo). Nello stesso anno iniziò invece uno dei rapporti più longevi del calcio europeo, quella tra il Manchester United e i giapponesi di Sharp Corporation: questo sodalizio durato fino al 2000 non soltanto ha contribuito a creare un legame quasi inscindibile tra il rosso delle maglie inglesi e il logo del brand asiatico sul petto, ma si è rivelato uno dei più vincenti del calcio moderno. In 18 stagioni si contano infatti 7 Premier League conquistate, 5 FA Cup, 1 Champions League, 1 Coppa UEFA e una Coppa di Lega, probabilmente il ciclo più incredibile della storia dei Red Devils.

Oltre a Hitachi e Sharp quasi tutte le grandi aziende orientali di elettrodomestici sono sbarcate nel mondo del calcio, e soprattutto in Europa: la sudcoreana Samsung è forse quella che si è diffusa di più, siglando accordi con una ventina di club in tutto il mondo tra cui spicca sicuramente il Chelsea; la giapponese JVC ha affiancato per quasi vent’anni l’Arsenal, per brevi periodi anche l’Aberdeen e il Nizza, e pure sei edizioni della Coppa del Mondo; un’altra giapponese, Panasonic, è finita sulle maglie di Nottingham Forest, Olympique Marsiglia, Gamba Osaka, Huddersfield e Santos; e poi ancora vanno ricordati i connubi Toshiba-Watford, Montpellier e molte altre, Sanyo-River Plate e TDK-Ajax e Crystal Palace. Una vicenda emblematica è quella che ha riguardato i sudcoreani di LG Electronics: da sempre molto attenti su tutto il panorama mondiale con tante sponsorizzazioni mirate all’espansione del loro marchio a livello internazionale (dall’Esteghlal al Fulham, dal Boca Juniors al Deportivo Saprissa), nel 2013 hanno scelto i tedeschi del Bayer Leverkusen proprio quando il club tedesco ha deciso di acquistare il miglior giocatore locale, Heung-min Son.

Le connessioni tra aziende di elettronica di consumo e squadre di calcio talvolta vanno oltre le sponsorizzazioni: è il caso del PSV Eindhoven, letteralmente Philips Sport Vereniging, la squadra di calcio nata dagli stessi impiegati della Philips e da sempre foraggiata dall’industria olandese, che ovviamente ha voluto il proprio nome in bella vista sulle maglie dei Boeren. Oltre al PSV, in molti altri casi recenti i brand di home appliances hanno accompagnato i successi di squadre più o meno leggendarie: oltre al già citato Manchester United di Ferguson, sempre Hitachi sponsor del Liverpool di Bob Paisley, Sony indimenticabile partner della Juventus di Marcello Lippi nella seconda metà degli anni ’90, e ancora Siemens che ha griffato per cinque stagioni le casacche del Real Madrid dell’era dei Galacticos.

credit: BORIS HORVAT/AFP/Getty Images

Tra le squadre entrate nella scuderia di Siemens c’è stata anche la Lazio, durante uno dei periodi più floridi dell’era biancoceleste, quello post Scudetto del 2000. La squadra romana è probabilmente quella che, in Italia, ha avuto più kit supplier provenienti dal mondo dell’elettronica: dopo l’azienda tedesca anche Indesit e Seleco, in due periodi differenti. A proposito di marchi italiani, oltre a Seleco e al già citato Ariston, hanno avuto interessi nel calcio che conta anche Zanussi, sulle camisetas del Real Madrid nei primi anni ’80, e Candy, al fianco del Liverpool a cavallo degli anni ’90.

Come dicevamo, il rapporto tra club e industrie del settore non vuole ancora esaurirsi: il colosso turco Beko, ad esempio, già partner dei massimi campionati di basket di Turchia, Italia e Lituania, resta ancora oggi sponsor di maglia del Beşiktaş e sleeve sponsor del Barcellona, squadra con cui anno dopo anno ha rafforzato i propri rapporti economici iniziati nel 2014. Ma l’esempio più lampante, oltretutto molto vicino a noi, è quello di Suning.com, il gruppo cinese che per cinque anni ha dato il proprio nome alla squadra locale del Jiangsu e che nel 2016 tramite Suning Holdings Group ha acquisito le quote di maggioranza dell’Inter, che ormai da anni indossa capi di allenamento con il logo del gruppo asiatico sul petto.