L’Inter punta a essere il nuovo PSG?

Articolo di

Alessandro Ranieri

L’Inter, con il rebrand attuato da Mirko Borsche, ha voluto dimostrare di essere pronto a giocare un ruolo di rilievo nell’intersezione tra sport e fashion. Il cambiamento radicale del proprio logo storico è un atto di forte impatto che segue un po’ la scia del PSG con Jordan e dell’Arsenal con 424.

Il lavoro dello Studio Borsche con l’Inter ha posto i primi passi per rilanciare l’anima internazionale del club nerazzurro, seguendo un’ottica di progetti a lungo termine. Il cambio del logo storico potrebbe aver fatto storcere il naso ai tifosi più accaniti, ma la prospettiva più consona a questo restyling è quella che vede la crescita del club come punto di riferimento per un pubblico sempre più ampio e variegato. La conferma di voler iniziare un nuovo percorso da parte dell’Inter è data dalla chiusura del contratto con Pirelli a partire dalla prossima stagione, e dal lancio della quarta maglia da parte di Dee Mo e Moab. La scelta di affidarsi a due figure, una storica e una più recente, nel panorama hip-hop italiano fa capire quanto l’Inter sia intenzionata ad abbracciare questa cultura. Pur non essendo milanesi di nascita, i due creativi hanno contribuito fortemente al primo movimento rap nostrano ed è anche grazie a loro se lo streetwear e l’hip-hop sono entrati in simbiosi l’uno con l’altro. Neanche il PSG con Jordan o la Juventus con Palace hanno manifestato alcuna intenzione nel collaborare con artisti nazionali, preferendo grandi marchi stranieri. Da questo punto di vista, l’Inter ha posto in essere una strategia “urban” a 360 gradi, con mire internazionali ma con un fondamento italiano. Vedasi anche la presenza di Tedua per il lancio del nuovo logo e il concerto tenuto nel settembre 2019 per presentare la terza maglia.

La storia dei loghi dell’Inter

Da un lato, il giro di boa che ha dato lo slancio definitivo a questo restyling totale è stato il Covid-19. Stadi vuoti, ricavi in rosso e le solite tournée all’estero cancellate hanno obbligato i club a trovare nuove alternative per promuoversi e incassare, oltre che a spingere maggiormente su un pubblico sempre più eterogeneo e ampio. Modernizzare il brand Inter a 360 gradi è frutto di un’operazione che punta a portare i nerazzurri sempre più vicino ai canoni moderni. Ad esempio, l’eliminazione della scritta “Football Club” dal logo ricalca l’idea originale di dare ampio spazio all’universo Inter. Non un semplice club di calcio, ma uno stile di vita cosmopolita, elemento rappresentato anche dalla capsule collection realizzata per l’occasione. 

Non a caso, la campagna per annunciare il nuovo logo è altrettanto interessante per due aspetti principali: fortemente inclusiva e in grado di costruire il ponte tra passato e futuro. Vediamo tra i testimonial principali Hakimi, Lukaku e Barella, i pilastri dell’Inter del presente e futuro, ma anche Javier Zanetti e Marco Materazzi, simboli dei successi passati. Nonostante i volti noti, l’estetica “I M INTERNAZIONALE MILANO” poggia le propria fondamenta su ragazzi in giovane età di qualunque sesso e nazionalità. Già nel 2019 i nerazzurri avevano introdotto lo slogan BUU (Brothers Universally United) contro il razzismo, ma lo avevano fatto sempre puntando sull’estetica, grazie una serie di immagini e font che coniugassero l’importanza del messaggio al forte impatto visivo.

Per rendere ancora più eccitante il lancio della nuova veste interista, Nike ha realizzato due Air Force 1, una bianca e una nera, completamente ispirate al club meneghino, con tanto di nuovo crest sul tallone. Nike non è solita realizzare collaborazioni del genere con le proprie squadre, specie se consideriamo che le due AF1 non verranno vendute e sono state realizzate in solo 400 paia per colorazione. Nike ha deciso quindi di dare grande rilevanza all’Inter grazie allo sviluppo di un prodotto che non ha mai creato per altri club di prima fascia, perfino nel ricco panorama della Premier League, come ad esempio il Chelsea o il Tottenham. Un primo passo per l’Inter, sempre più intenzionata a concludere collaborazioni streetwear di spessore. È dello scorso anno la notizia che sia in cantiere una collaborazione con Palm Angels, ma al momento non sono trapelati molti dettagli. L’unione con il brand di Francesco Ragazzi potrebbe portare la squadra nerazzurra direttamente in passerella in un futuro prossimo, come già fatto proprio dal PSG. Il designer ex-Moncler ci ha abituati a lanci delle sue collezioni in grande stile: pop-up appositi ed eventi molto particolari possono essere un fattore per rendere l’Inter un brand ibrido. 

Data la lunga partnership tra Nike e Inter, sarebbe plausibile aspettarsi collaborazioni con brand legati allo swoosh.  Sempre parlando di ipotesi future, una eventuale collaborazione con Nocta, brand creato da Nike e Drake, potrebbe essere appetibile. Considerando il grande successo del primo lancio lo scorso dicembre e la presenza dei puffer gialli nella campagna del nuovo logo nerazzurro indosso a Materazzi e Tedua, sarebbe interessante immaginare grandi sorprese. Nocta si presta a un animo prettamente streetwear con collezioni che vanno dalla track jacket fino ai già citati puffer. Se la società nerazzurra spingerà fortemente sull’aspetto di un brand lifestyle, questa potrebbe essere l’occasione perfetta. Anche perché, i colori nero e giallo di Nocta sarebbero ideali per richiamare alcune divise storiche interiste. Importante considerare anche il forte legame tra Drake e lo sport, da sempre una sua ossessione.

Se pensiamo allo streetwear, impossibile non richiamare il nome di Virgil Abloh. Nel 2018, in occasione dei Mondiali in Russia, aveva creato con Nike un’intera capsule dedicata al mondo del calcio. Allora, perché non sognare una collaborazione Off-White x Nike x Inter? I presupposti e gli ideali di base delle tre entità sono sempre più vicini, cioè creare brand che racchiudono l’intera cultura contemporanea, dallo sport all’arte. Dar vita ad una collaborazione del genere proietterebbe l’Inter tra i brand più desiderati al mondo come successo con il PSG grazie a Jordan. 

Per trasformarsi in un brand lifestyle completo non si può più pensare allo sport come maschio-centrico. La collaborazione tra Ambush e l’WNBA, la prima ad essere creata da una designer donna, dimostra quanto sia importante per un brand essere aperto mentalmente. L’Inter, grazie alla vicinanza tra Yoon Ambush e Nike, potrebbe beneficiarne in una eventuale collaborazione. La copertura mediatica è un enorme motore finanziario nello sport, e secondo l’UNESCO, anche se il 40% dei partecipanti allo sport nel 2019 erano donne, lo sport femminile ha ricevuto solo il 4% della copertura mediatica. Dato anche il fatto di aver apposto più testimonial femminili nell’ultima campagna, il club milanese potrebbe dar vita ad una capsule di spessore estetico e concettuale.

Sempre sulla forza inclusiva dello sport, ipotizzare una collaborazione tra Pigalle e l’Inter verrebbe naturale. Il brand di Stéphane Ashpool è legato al mondo del basket ma ha alla base il concetto di diffondere il potere dello sport in tutto il mondo attraverso il nome del quartiere di Parigi, come fatto con l’ultima collezione, e la creazione di diversi campi da basket sparsi in tutto il mondo. La già citata volontà dell’Inter di identificarsi con la città pur puntando a un pubblico globale, proprio come il brand francese, potrebbe essere la base di una capsule in collaborazione con Pigalle e Nike in cui l’elemento essenziale è la città stessa della Madonnina. Oltre ad una linea d’abbigliamento, l’Inter potrebbe pensare nel dar vita a campi d’allenamento direttamente nelle vie cittadine. A quel punto, la cultura nerazzurra diventerebbe l’anima del capoluogo lombardo in tutto e per tutto. 

La collezione di Virgil Abloh per Nike Football del 2018.

In ottica high fashion, perché non pensare a Balenciaga? Sarebbe una possibilità remota ma Demna Gvasalia, per la collezione 2020, ha lanciato una jersey, un puffer e degli scarpini, tutti articoli ispirati al mondo del calcio. Se l’obiettivo della società meneghina è diventare un brand totale, dalla moda al lifestyle, fino all’abbigliamento sportivo, questi potrebbero essere nomi da non trascurare. 

Dare atto ad una rivoluzione estetica non significa per forza affiancarsi a grandi nomi nel panorama mondiale. L’Inter ha dimostrato di voler puntare su inclusività e creatività per il futuro, tanto da poter creare un proprio hub personale in cui creare un team di giovani creativi. La società milanese dispone già della propria Media House di comunicazione e potrebbe integrare un intero team dedito interamente all’estetica del brand, a cavallo di questo recente rebranding. 

Oggi competiamo per il tempo delle persone e per fare questo dobbiamo essere rilevanti creando esperienze e contenuti sempre più ingaggianti e ispirazionali per valorizzare il senso di appartenenza, la fede, che le persone hanno nei confronti del nostro Club. Per questo è nato il progetto dell’Inter Media House, che ha la grande ambizione di produrre e distribuire contenuti e servizi in ottica sempre più personalizzata. Una piattaforma multimediale che ci darà la possibilità di estendere i valori del nostro marchio dall’intrattenimento all’innovazione, dalla creatività al design.

L’ex Chief Communications Officer dell’Inter Robert Faulkner nel 2017

Come per PSG x Jordan, l’Inter potrebbe diventare il simbolo di Milano a tutto tondo: sia come gloria sportiva, sia come icona culturale, arrivando a ricoprire questo ruolo anche oltre confine.