Se parliamo di Kanye West, stiamo ancora parlando di musica?

Articolo di

Riccardo Primavera

Due giorni fa è comparso sul web lo snippet di un nuovo brano di Kanye West (che suona da paura, è il caso di dirlo). Due giorni fa si sono anche insistentemente diffusi dei rumors che vedono Kim Kardashian intenzionata a divorziare da Kanye. Indovinate quale delle due notizie ha ricevuto più copertura?

Digitando #KanyeWest nella barra di ricerca di Instagram, due dei post più popolari riguardano il possibile divorzio, mentre altri sono letteralmente spam, con l’hashtag utilizzato solo per ragioni di viralità. Dello snippet della nuova traccia, neanche l’ombra. Eppure Kanye West è a tutti gli effetti uno degli artisti più popolari del pianeta, tanto come rapper che come producer. O, perlomeno, così era fino a qualche tempo fa; ma ha ancora senso considerare Kanye una superstar della musica, oppure è semplicemente diventato una figura pubblica che sfugge ad ogni definizione, ed è tanto più popolare quanto più fragorose e divisive sono le sue dichiarazioni del momento? È possibile che la musica di Kanye West abbia smesso di destare interesse, e ora i riflettori siano incentrati solo sulle sue (molto poco condivisibili) esternazioni?

Al momento della stesura dell’articolo, un’immagine relativa al divorzio è la seconda a comparire, se si ricerca “Kanye West” su Google

Sono passati solo 10 anni dall’uscita di “My Dark Beautiful Twisted Fantasy“, considerato quasi all’unanimità il miglior disco del rapper di Chicago, nonché in generale una delle migliori opere del nuovo millennio. 10 anni nel mondo della musica, soprattutto oggi, sono indubbiamente tanti, ma a guardare il percorso recente di Kanye sembrano passate due o tre vite, ad essere sinceri. Il supporto a Trump, Make America Great Again e il cappello indossato in diretta tv su SNL; la scelta di candidarsi alle elezioni presidenziali, la confusione assoluta sul come e quando farlo, dei comizi deliranti in contesti surreali; le discussioni pubbliche con tantissimi colleghi, la faida con Drake, le serie di tweet che hanno sconvolto ben più di un lettore; il bipolarismo, la malattia mentale, la riforma del sistema carcerario; il rapporto con Jay-Z, la guerra mediatica alle label, la diffusione pubblica di numeri di telefono e documenti privati; lo smacco ai Grammy’s, la versione cristiana di Tik Tok, e ora il divorzio.

Queste sono solo alcune delle vicissitudini che hanno visto protagonista Kanye West negli ultimi tempi, su qualunque piattaforma mediatica, in qualunque momento dell’anno, a qualunque ora del giorno. È difficile persino tenere il conto delle situazioni scomode nelle quali si è trovato. L’elenco è probabilmente incompleto, eppure è già spaventosamente denso.

E la musica, la musica che fine ha fatto? L’attesissimo “The Life Of Pablo” è arrivato nel 2016, e due anni dopo è toccato alla doppietta “ye“– la prima opera che ha candidamente rivelato qualcosa sull’instabilità mentale di Kanye – e “Kids See Ghosts“, insieme a Kid Cudi. La confusione arriva dopo, e tenere le fila degli sviluppi diventa di nuovo complicato, anche se non paragonabile al nodo gordiano della sua vita privata. A settembre 2018 arriva l’annuncio di “Yandhi“, rinviato e postposto più volte. Diversi artisti confermano di aver partecipato alle sessioni di registrazione, tra cui 6ix9ine, Ty Dolla $ign, Jeremih e molti altri. I rinvii continuano, e nel frattempo West annuncia di essersi avvicinato alla religione. Arrivano i primi Sunday Service, che sorprendono il mondo con una versione gospel di Kanye West. Tra la sorpresa e l’onesto apprezzamento di molti, i Sunday Service diventano virali. Si iniziano a perdere le tracce di “Yandhi”, fino a un grosso leak a luglio 2019. I fan ormai sono sicuri che manchi poco, l’album è in arrivo. Ad agosto 2019, però, Kim Kardashian annuncia “Jesus Is King” e Kanye West pubblica quello che sembra un album christian rap a tutti gli effetti. Il pubblico è di nuovo sgomento, è un disco tanto imprevedibile quanto, per certi versi, clamorosamente alla Kanye West. E “Yandhi”? Bella domanda.

Il 2020 vede la certificazione a disco d’oro di “Closed on Sunday”, qualche settimana dopo l’uscita di “Wash Us In Blood”, nuovo singolo di Kanye in collaborazione con Travis Scott. Si inizia a parlare di “Donda“, un nuovo progetto, il cui nome è nientemeno che quello della defunta madre di Kanye. Sarebbe dovuto uscire a luglio, ma a fine settembre non c’è alcuna traccia del disco, e le informazioni a riguardo sono altrettanto carenti. È stata presentata un’evocativa cover ufficiale e sembrerebbe che “Wash Us In Blood” faccia parte del progetto. Per il resto, il buio più totale. Nel frattempo, però, tra Twitter, Trump, campagne presidenziali, promesse di unire adidas e Puma, appoggio pubblico a Nike, attacchi alle major e possibili divorzi, #KanyeWest continua a essere un trend inarrestabile, completamente fuori dal controllo del diretto interessato; ed effettivamente è difficile stabilire se abbia un qualche interesse a controllare la circolazione di queste informazioni.

Il tweet con cui Kanye West ha rivelato la cover di Donda

L’unico dato di fatto sembra essere la scomparsa della musica dai radar che lo riguardano: la figura pubblica è ok, i deliri sono super ok, la musica è nah, poco interessante, in secondo piano. C’è davvero il rischio che Kanye West perda lo status di leggenda musicale, a discapito di quello di giullare di corte di un web – e di una società – divertita e morbosamente interessata ai suoi deliri, che – agli occhi più attenti – sembrano piuttosto grida d’aiuto?

Ai posteri l’ardua sentenza. Noi nel frattempo aspettiamo “Donda”, sperando ci regali la musica che solo Kanye West sa regalarci.