La campagna di rebrand dei Los Angeles Chargers è spettacolare

Articolo di

Claudio Pavesi

Nessuna lega sportiva sta tenendo attivo questo periodo di lockdown quanto la NFL. Tra la free agency più folle degli ultimi anni e un Draft ormai alle porte, la prima lega di football al mondo vuole tenersi super attiva, presentando ora alcuni rilevanti rebrand estetici. Questa volta è il turno dei Los Angeles Chargers.

Da poco trasferitisi da San Diego a L.A., i californiani Chargers avevano da poco presentato un minimale restyling al proprio logo. Si tratta di piccole variazioni, basate principalmente su modifiche al proprio “bolt”. La saetta logo della squadra, infatti, è stata leggermente modificata per essere più omogenea, centrata e speculare. Il font invece ha ricevuto cambiamenti maggiori ed è stato portato a una struttura più semplice ma non per questo esteticamente meno rilevante.

Vecchi logo e font a sinistra, nuovi a destra

Il tema che Nike e tutta la NFL stanno seguendo è infatti quello del ritorno al passato. Lo abbiamo visto per i Tampa Bay Buccaneers, i Cleveland Browns e i New England Patriots. Persino gli Indianapolis Colts e gli Atlanta Falcons sembrano essersi modernizzati, a un primo sguardo, ma in realtà i loro font ripescano a piene mani quelli visti tra gli anni ’60 e ’80.

Allo stesso modo i Chargers sono andati ad attingere proprio nel catalogo degli anni ’60. La franchigia di Los Angeles infatti porta alla luce nuove divise, decisamente semplificate: i pantaloni sono tutti tinta unita, la saetta su di essi è più grande, idem quelle sulle spalle e sul casco, elemento arricchito anche dal numero di maglia di ciascun giocatore, proprio come nelle divise degli anni ’60. L’utilizzo del celeste e del blue navy per la maglia “color rush” ne è solo una conferma. Questa particolare estetica influì anche notevolmente sulle maglie degli anni ’70 e ’80.

Il leggendario Johnny Unitas negli allora San Diego Chargers. Era il 1973.

I Chargers si trovano ora in un momento chiave della propria storia. Dopo il trasferimento nel secondo mercato più grande d’America, hanno dovuto fare a meno del quarterback Philip Rivers, andato a Indianapolis, così come non hanno potuto firmare in free agency un californiano d’eccellenza come Tom Brady. Los Angeles ora è priva di un’icona offensiva, del giocatore di facciata che più di tutti venderà le nuove divise, quantomeno in attacco. Per questi motivi, creare un ottimo rebrand era particolarmente importante, per rimanere rilevanti.

Siamo partiti dalla perfezione e l’abbiamo migliorata.

Los Angeles Chargers

Alla grande varietà di maglie, ben sei alternative estetiche differenti, i Chargers hanno aggiunto una componente digital e di attivazioni collaterali senza rivali. Il video emozionale con cui hanno lanciato le divise non ha paragoni in NFL, a cui sono stati aggiunti contenuti unici, come i quadri delle foto ufficiali di ciascuna maglia, realizzati da street artist locali.

La mission del team digital dei Chargers è chiaro: migliorare la perfezione. Il lavoro è stato più elaborato di quanto sembri. Dopo una semplice presentazione del restyling del logo qualche settimana fa, i social media della squadra si sono dedicati ad elementi più impattanti, come la reazione dei giocatori alla vista della maglia o il semplice atto di puntare la sveglia in attesa della presentazione ufficiale delle divise.

Il vero capolavoro dei Chargers è arrivato grazie alla diversificazione. La franchigia californiana ha creato content diversi per ogni piattaforma, incluso Twitter e TikTok, fino alla realizzazione di filtri Instagram in grado di dirti “quale maglia ti rappresenta di più”, trattando quindi le IG Stories come un social autonomo. Hanno anche creato una landing page per spiegare l’intero processo.

Al di là del gusto estetico, il team digital dei Chargers può tranquillamente dire di aver portato a casa il Super Bowl dei rebrand.