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La storia delle Jordan 1, una delle sneakers più amate di sempre

Articolo di

Marco Rizzi

La Air Jordan 1, indipendentemente dalla colorway o dall’edizione, oggi è una delle sneakers più amate e desiderate, tanto dai più giovani quanto dai collezionisti di vecchia data. Sono davvero poche le colorway che restano disponibili per più di una mattinata e in molti casi i prezzi a resell hanno raggiunto picchi mai visti e non accennano a calare.

Per questo motivo oggi potrà suonare strano, ma ci sono stati momenti in cui le Air Jordan 1 non piacevano e non si vendevano, periodi in cui l’aura leggendaria attorno al modello pareva essersi persa e anche tra i puristi c’era chi storceva il naso.

Non è passato molto tempo: è incredibile, ma a separare le Mid in saldo e l’esclusiva collaborazione con Dior ci sono poco più di dieci anni. Questa, però, è soltanto la parte finale della storia, partiamo invece dall’inizio.

Proprio come la carriera NBA di MJ, anche la storia della sua prima signature sneaker inizia nel 1984, quando ancora manca qualche mese al debutto sul parquet. Jordan fu scelto dai Bulls con la terza scelta nell’NBA Draft del giugno 1984, ma qualunque decisione legata al marketing e alle sponsorizzazioni va congelata per qualche mese: bisogna mantenere lo status amatoriale perché c’è un Oro Olimpico da vincere a Los Angeles.

Fin dal primo momento, però, le intenzioni di MJ e del suo agente David Falk sembrano molto chiare se si parla di scarpe: il motto è “trattatemi come un giocatore di tennis”. Jordan ha la convinzione di poter diventare il volto di qualunque brand e, di conseguenza, vuole essere trattato, pagato ed esibito come la star di uno sport singolo, non come l’anonimo componente di una squadra. Non va dimenticato che si parla della metà degli anni ’80, i pro model si contano sulle dita di una mano e anche le due più grandi star dell’NBA, Magic Johnson e Larry Bird, “condividono” le Converse Weapon.

Da oltre trent’anni si racconta come una leggenda che Jordan sognasse adidas e di come fu la madre Deloris a obbligarlo anche solo a sentire la proposta di Nike (ne abbiamo parlato qui). Non va però sottovalutato il fatto che anche per Nike firmare Jordan fu un’enorme scommessa, non solo dal punto di vista finanziario. MJ era un ottimo prospetto che aveva dato spettacolo a North Carolina e con Team USA alle Olimpiadi, ma nulla garantiva che davanti agli occhi di Phil Knight ci fosse il volto dell’intera linea basketball dello Swoosh. Troppo facile per noi ragionare con la storia già scritta.

Nike decide quindi di accontentare ogni richiesta di Jordan e Falk, e la nascita di una linea personalizzata di scarpe e abbigliamento era parte integrante delle condizioni imposte alla firma del contratto. Nei primi mesi della sua carriera MJ indossa l’ormai celebre Air Ship e, più raramente, altri modelli come la Air Train del 1984. Per sopperire alla mancanza di una signature shoe vera e propria Nike realizza delle versioni Player Exclusive della Air Ship nei colori dei Chicago Bulls, su cui per la prima volta appare la scritta “Air Jordan”. È proprio in questa fase che MJ scende in campo con una versione rossa e nera della Ship che, non rispettando il regolamento NBA in fatto di divisa e attrezzatura sportiva, venne bandita. Il team marketing di Nike coglie al volo l’occasione per girare a proprio favore questa limitazione, contribuendo alla nascita dell’alone di leggenda che circonda la Air Jordan 1.

MJ termina la Stagione NBA 1984/85 indossando la Air Jordan 1 e il modello è ai suoi piedi anche durante le poche partite della sfortunata Stagione NBA 1985/86, quella dell’infortunio al piede sinistro. Il colpo di scena arriva però nella prima serie dei Playoff 1986 contro i Boston Celtics, con Dio travestito da Michael Jordan e la definitiva consacrazione di un campione che si sta formando.

La risposta del mercato al lancio della Air Jordan 1 è stata fondamentale per consolidare il rapporto tra MJ e Nike. Spesso si racconta di come Nike si aspettasse di guadagnare tra i tre e i quattro milioni di dollari con la Jordan 1, finendo per raccoglierne nei primi mesi cinquantacinque. Il dettaglio che viene omesso, però, è che forte di questo dato Nike inondò i negozi di Air Jordan 1, che passarono rapidamente da “most wanted” agli scaffali dei saldi.

Proprio da questo crollo dei prezzi nasce, per esempio, l’interesse per la Air Jordan 1 da parte degli skater. Poter pagare pochi dollari una scarpa di grande qualità era per gli skater di metà anni ’80 una benedizione e la Jordan 1 diventò rapidamente uno dei modelli più utilizzati e spesso personalizzati anche dai membri della Bones Brigade. Questo legame tra la AJ1 e il mondo dello skate è stato celebrato molte volte con i diversi modelli realizzati in partnership con Nike SB.

Per qualche anno non si parla più di Air Jordan 1: nel ruolo di designer Bruce Kilgore (parte del team di design della Jordan 1 guidato da Peter Moore e lead designer dell’Air Jordan 2) viene sostituito a partire dal 1987 da Tinker Hatfield. L’estetica generale delle scarpe da basket cambia e con essa anche i gusti di MJ e dei suoi fan. Basta pensare all’enorme differenza tra una Air Jordan 1 e una Air Jordan 3 per rendersi conto di questo cambiamento enorme, avvenuto in pochi anni.

Nel 1994 Jordan annuncia il suo ritiro. Nessuno sa che sarà il primo di tre e che ci sarà un ritorno trionfale, anche Nike quindi si abbandona alle celebrazioni e lancia sul mercato le riedizioni delle prime tre Air Jordan: tra queste ci sono anche le Air Jordan 1 “Chicago” e “Bred”, che diventano così tra le prime Air Jordan Rétro di sempre.

Nel 2000 la carriera di MJ sembra finita un’altra volta. C’è stato il grande ritorno, ci sono stati altri tre titoli NBA e c’è stato anche un secondo ritiro. In questo periodo la Air Jordan 1 è nuovamente protagonista di una serie di release che cambieranno per sempre il mondo delle sneakers. Tra il 2000 e il 2001 Air Jordan presenta le prime “Rétro +”, ovvero le prime colorazioni non originali di modelli vintage. Tra queste ci sono anche una serie di Air Jordan 1 prodotte in edizione limitata con distribuzione esclusiva per il mercato giapponese, in cui spicca il debutto della Air Jordan 1 Mid (anche in una particolare versione in cui lo Swoosh è rimpiazzato da un Jumpman cromato).

Durante gli anni ’00, uno dei momenti di maggiore celebrità per Air Jordan, nonostante la sua importante storia, la 1 è tra i modelli meno apprezzati soprattutto tra i puristi, complice anche il lancio della già citata versione Mid. Non va dimenticato però che è proprio in questo periodo che vengono rilasciati i diversi Pack celebrativi (DMP, 60+, Old love/New love) e la collaborazione con Levi’s, che getteranno le basi per l’utilizzo della 1 in molti dei progetti speciali di Air Jordan.

Nel 2011 la release della Air Jordan 1 “Banned” segna il definitivo ritorno del taglio originale e del branding Nike. Proprio in quegli anni la Jordan 1 inizia la sua transizione nel mondo della moda: sono gli anni di “Watch the Throne”, Kanye West indossa spesso le sue “Bred” e “Royal” del 2001 alle sfilate delle più importanti Fashion Week di tutto il mondo e Jay Z fa bella mostra delle sue “Bred” nel video di “Otis”. Da questo momento la Air Jordan 1 diventa uno dei modelli principali del Jumpman, con release “OG” e nuove colorway.

In meno di dieci anni Air Jordan ha riproposto più volte diverse delle colorazioni originali della Jordan 1 e ha realizzato anche diversi “instant classic” come la Shattered Backboard 1.0 o le collaborazioni con Travis Scott, Fragment Design e Virgil Abloh. Oggi la legacy della Air Jordan 1 è più forte che mai, soprattutto tra gli sneakerhead giovani che non hanno vissuto il momento più buio del modello. Sono ancora molte le colorway mai riproposte per cui i collezionisti chiedono un ritorno e altrettante sono le collaborazioni di cui si attende la release. Air Jordan non ha di sicuro intenzione di rinunciare a un modello come la 1, quindi servirà soltanto molta pazienza e una buona dose di fortuna per aggiudicarsele.

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