Fashion

UNIQLO UT, quando la moda diventa cultura pop

Articolo di

Ruben Di Bert

Se ci soffermiamo sulla definizione letterale, UT rappresenta l’acronimo di UNIQLO T-shirt, ma addentrandoci nel suo universo scopriremo che in realtà, dietro a quelle due lettere, c’è molto di più.

Per comprendere al meglio il mondo UT dobbiamo prima ripercorrere la storia dell’azienda e del suo fondatore.

Siamo a Hiroshima, dove nel 1984 Tadashi Yanai si rende conto di come la moda in Giappone stia cambiando; così, grazie alla sartoria del padre, successivamente trasformata nella holding Fast Retailing, apre un negozio chiamato Unique Clothing Warehouse.

Fermiamo la narrazione per svelare una piccola curiosità.
Successivamente il nome verrà poi abbreviato in UNIQLO. In seguito a un’incomprensione durante la registrazione del marchio, quella che doveva essere una “C”, è stata trasformata in una “Q”. Ma ritorniamo da dove eravamo partiti.

Lo store non era come gli altri del distretto, si presentava innovativo sia dal punto di vista dell’approccio all’utente con un sistema di vendita al dettaglio, sia dal punto di vista degli articoli presenti al suo interno.

Ciò che oggi come allora differenzia UNIQLO dai suoi competitor è infatti l’interpretazione dell’abbigliamento. Per Yanai, quello che indossiamo rappresenta un’estensione della nostra personalità, qualcosa che fa parte del nostro stile di vita e che quindi deve rispondere alle esigenze di ognuno di noi. Questo concetto, che si ispira ai valori tradizionali giapponesi di semplicità, qualità e longevità, col tempo è stato denominato LifeWear e in termini pratici si riassume in una proposta accessibile, versatile e di ottima fattura, ma soprattutto adatta a tutti i giorni. Non a caso la prima missione da compiere è stata quella di raggiungere il pieno controllo della catena produttiva per plasmare l’idea di economico, ma di alta qualità e creare capi che seguono il mantra “Made For All“.

Grazie a tutti questi fattori, che si aggiunsero a uno spirito imprenditoriale innato, UNIQLO ha avuto una crescita esponenziale, riuscendo ad aprire in un periodo relativamente breve più di duemila punti vendita in tutto il mondo e raggiungendo fatturati da record.

Ben presto il brand si rende conto che c’è un capo più indicato degli altri per comunicare al meglio la sua filosofia: la t-shirt, il prodotto del settore abbigliamento più semplice e universale in assoluto. Per questo motivo la produzione di magliette a maniche corte comincia a incrementare, offrendo al pubblico un numero sempre più ampio di modelli, talvolta caratterizzati da grafiche realizzate in collaborazione con altri marchi non necessariamente appartenenti al fashion business. Complice l’originalità, il prezzo ultra vantaggioso e un’operazione mirata di marketing, il successo non tarda a mancare, tanto che nel 2007 viene inaugurato uno store nel quartiere trendy di Harajuku, a Tokyo, interamente dedicato alla cosiddetta linea UT.

Questo, però, non è comunque sufficiente ad appagare lo spirito evolutivo dell’azienda che, avendo capito il potenziale di quel reparto, decide di investirci ulteriormente dando vita a un progetto molto ben definito che comprende un’immagine rinnovata e un direttore creativo.

È così che nel 2014, poco dopo aver abbandonato con gran stupore A Bathing Ape, un certo NIGO viene eletto per ricoprire questo ruolo. Non stiamo parlando di un personaggio qualunque, ma di colui che viene considerato il re dello streetwear in persona.

Una delle cose che Tomoaki Nagao, questo il suo nome all’anagrafe, mette subito in chiaro è infatti l’adottamento di un profilo basso per dare voce al suo lavoro e non alla sua fama.

Una volta stipulato il contratto, la sfida che viene accolta ai vertici del gruppo consiste nel realizzare un prodotto di punta capace di diffondere gli ideali di UNIQLO a livello globale.

Il designer comincia dal rinnovare la forma delle tee con un taglio più confortevole e privo di cuciture laterali, per poi concentrarsi esclusivamente sulle grafiche. Quest’ultimo punto in particolare incarna il fulcro della linea UNIQLO UT ed è la chiave del concetto di “Wear Your World“.

Le UT fanno parte dello streetwear perché sono capi che la gente indossa realmente per strada.

NIGO

Sin dalla collezione di debutto, NIGO applica la sua esperienza nel campo della moda a un concept totalmente nuovo che utilizza il cotone come un mezzo di comunicazione per esprimere sé stessi e le proprie passioni. L’idea si basa su un design semplice e diretto, capace di suscitare emozioni e superare il confine del vestiario per interfacciarsi direttamente alla cultura pop.

Per farlo, però, è strettamente necessario stringere delle partnership con brand, artisti e designer che siano tanto iconici da arrivare al cuore della gente.

Nei circa mille modelli per uomo, donna e bambino che ci vengono proposti ogni stagione troviamo infatti stampe che riportano opere di Andy Warhol, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, supereroi Marvel, personaggi Disney, slogan di Peter Seville, i mitici mattoncini LEGO, i migliori manga pubblicati da Weekly Shōnen Jump, ma anche i loghi di alcuni tra i più celebri ristoranti di ramen del Giappone e di videogame come Fortnite.

Il concetto però diventa ancora più evidente laddove le capsule collection sono state pensate insieme ad alcuni tra i volti più vicini al mondo dello stilista. Basta pensare a quelle realizzate con Verdy, Futura e Pharrell Williams, ma soprattutto quelle in cui artisti del calibro di KAWS, Takashi Murakami, Kosuke Kawamura e Daniel Arsham si sono trovati a interpretare secondo il loro tratto distintivo alcuni franchise come Sesame Street, Peanuts, Doraemon, Dragon Ball e Pokémon.

Oggi la linea UNIQLO UT, insieme alle tecnologie HEATTECH e AIRism, rappresenta uno dei maggiori punti di forza del brand giapponese, tant’è vero che esiste un’apposita pagina dedicata ai futuri lanci e persino un magazine online ricco di approfondimenti e contenuti speciali che periodicamente riescono a catturare l’attenzione di milioni di utenti in tutto il mondo.

Inoltre, da quindici anni viene portato avanti un concorso chiamato UTGP, che permette a giovani talenti di sfidarsi a colpi di creatività per vincere un montepremi e poter sviluppare la propria t-shirt.