Travis Scott non è l’unico rapper ad aver collaborato con McDonald’s

Articolo di

Riccardo Primavera

Vi abbiamo già raccontato di come quello di Travis Scott sia un impero d’intrattenimento a 360 gradi, partito dalla musica ma che ha poi allargato i propri tentacoli a mondi diversi. Se era scontato immaginare le diverse collaborazioni nel mondo della moda e dello streetwear, vista la passione del rapper di Houston, meno prevedibile era la gigantesca incursione nell’universo del gaming, con Fortnite e il suo evento a tema, Astronomical. Travis Scott però non si è fermato ai videogiochi e nel 2020 ha messo a segno un’altra, importantissima collaborazione: quella con McDonald’s.

Immagine promozionale della collaborazione tra Travis Scott e McDonald’s

La joint venture tra Cactus Jack e il marchio di fast food più famoso al mondo è, probabilmente, l’evento più chiacchierato delle ultime settimane, e non solo nel mondo della musica – persino una testata come Business Insider ha dato ampia copertura alla partnership. I motivi sono diversi e rendono a tutti piuttosto chiaro quale sia la portata di questo progetto. Innanzitutto, era dal 1992 che McDonald’s non dedicava un menù personalizzato a una figura pubblica, per giunta rinominando il menù in suo onore. L’ultima volta era successo con Michael Jordan, che negli anni ’90 era uno dei volti più conosciuti al mondo, una vera e propria icona universale. In secondo luogo, a Cactus Jack è stata affidata la creazione di una linea di merchandising ad hoc, e sono previste diverse iniziative benefiche per le comunità meno fortunate.

Non è però la prima volta che McDonald’s e il mondo del rap si incontrano. Non era mai successo in questo modo, certo, ma non va dimenticato che dietro lo slogan della compagnia si celano alcuni pilastri della scena rap. Avevamo già dedicato un articolo al ruolo di Pharrell e Pusha T nella creazione dell’iconica theme song di McDonald’s, e anche in quel caso l’operazione aveva uno scopo simile a quella di quest’anno: fare colpo sugli adolescenti, immersi nella cultura street e nell’hip hop.
Nel caso di Travis Scott, poi, l’obiettivo è esteso soprattutto alla comunità afroamericana, che McDonald’s vede poco presente nella propria demografica. Una manovra prima di tutto commerciale, quindi, che coinvolge una delle superstar più influenti del pianeta, ma soprattutto una figura in cui gli adolescenti americani si rivedono, soprattutto quelli di colore. Proprio come Michael Jordan nel 1992, l’anno delle Olimpiadi di Barcellona e del Dream Team.

Poster promozionale della collaborazione tra Micheal Jordan e McDonald’s

Se andiamo a scavare più a fondo, però, l’immaginario del fast food era già stato protagonista di una delle campagne pubblicitarie più di successo nell’hip hop dei ’90, la cosiddetta Golden Age. Il genio dietro a quell’idea? Sean Combs, meglio conosciuto come Puff Daddy. Erano gli anni ruggenti della Bad Boy Records, della faida East Coast/West Coast, di 2pac e Notorious B.I.G., e altro ancora. Proprio il rapper di New York è stato protagonista di questa campagna, insieme al compagno di etichetta Craig Mack. Entrambi sulla cresta dell’onda in quel periodo, l’idea di Puff Daddy è stata quella di combinare i rispettivi talenti, dando vita non ad un vero e proprio progetto di coppia, quanto a una compilation a due che li aiutasse a rafforzare le rispettive immagini. Nasce così B.I.G. Mack – già il naming dell’iniziativa è semplicemente geniale, se abbinato alla componente visiva -, una cassetta con la side A dedicata a Mack e la B a Biggie.

Lo shooting promozionale vide i due rapper – e l’onnipresente Puff – dietro il bancone di un fast food, con i propri album e la cassetta di coppia sui vassoi, insieme al cibo. La ciliegina sulla torta? Ovviamente la confezione dell’hamburger, che non può che essere un B.I.G. Mack. Creata insieme a Billboard, la geniale campagna promozionale rimane ancora oggi un elemento iconico dell’immaginario di quegli anni, e uno dei diversi successi collezionati dalla Bad Boy Records.

Uno degli scatti della campagna The B.I.G. Mack

Basti pensare che, ancora oggi, su Amazon sono in vendita sample promozionali – quindi mai disponibili al pubblico – realizzati proprio in occasione di quello shooting. Il vinile di B.I.G. Mack è infatti una chicca che ogni collezionista che si rispetti vorrebbe nella propria discografia, a testimoniare quanto il 1994 sia stata un’annata eccezionale per la storia del rap. Lo è stata soprattutto per la storia della Bad Boy: la prima hit dell’etichetta risale proprio a quell’anno – non a caso, successiva alla campagna promozionale – e porta la firma di Craig Mack. La sua “Flava In Ya Ear” è infatti diventata in poco tempo singolo di platino, mentre l’intero album “Funk Da World” è stato certificato disco d’oro. Poco dopo sarebbe toccato alla leggenda di Notorious B.I.G.: “Ready To Die“, il suo progetto di debutto, con il tempo avrebbe portato a casa sei dischi di platino e l’immortalità. Non male per un duo partito dietro al bancone di un fast food, eh?

Il pack promozionale per The B.I.G. Mack

Travis Scott per certi versi ha reinventato la partnership – e l’immaginario di riferimento – e l’ha portato ad un livello successivo, costruendo un asse collaborativo la cui portata imprenditoriale sarà davvero chiara solo nei prossimi mesi. Il brand Travis Scott ha accresciuto la sua appetibilità a livello mondiale, mentre quello McDonald’s è tornato a parlare direttamente con una fascia di clienti da cui si era allontanato. Una win-win situation di cui sicuramente torneremo a parlare negli anni a venire, e per parecchio tempo. Proprio com’è successo con la geniale idea di Puff Daddy, che grazie a quella campagna ha visto Bad Boy Records e i suoi pupilli spiccare il volo. Perché spesso, nell’hip hop, è tutto ciclico, cambia solo la forma, che si adatta ai tempi.